Secondo una ricerca effettuata dalla World Nuclear Association, le nuove costruzioni ‘nucleari’ iniziate nel 2010 ammontano a 13.813 MWe lordi: otto in Cina, due in Russia e due in India. Inoltre, sono ripartiti i lavori per il completamento di Angra 3 in Brasile e di Ohma in Giappone.
Nel 2010 l’entrata in esercizio di nuova capacità nucleare è ammontata a 2.839 MWe netti. Protagonisti i reattori Rostov 2 (Russia), Rajasthan 6 (India), Ling Ao 3 e Qinshan II-3 (Cina). Inoltre, il Shin Kori 3 (Corea del Sud) è stato collegato alla rete elettrica ad agosto e presto fornirà ulteriori 1.000 MWe.
L’unico reattore a essere chiuso a livello mondiale è stato il reattore Phenix a febbraio in Francia. Ma l’impianto aveva smesso di produrre elettricità già nel 2009 ed è stato, di conseguenza, conteggiato nei dati di due anni fa.
I 14 progetti di costruzione avviati nel 2011 danno continuità alla tendenza di crescita dell’energia nucleare nel mondo. Nel 2009, il numero di nuovi lavori era 11, mentre nel 2008 e nel 2007 era 10.
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lunedì 10 gennaio 2011
mercoledì 17 novembre 2010
Epr: le modifiche apportate soddisfano le autorità inglesi
L'autorità regolatoria britannica Health and Safety Executive (HSE) si è detta soddisfatta delle modifiche apportate al progetto del reattore Epr dalle società francesi Areva e EdF: tutte le questioni principali sono state risolte. L'HSE aveva espresso in un primo tempo quattro riserve sulla strumentazione, ma ora ha ritenuto che siano stati fatti i ritocchi necessari.
«Grazie al lavoro di alta qualità della nostra squadra abbiamo raggiunto un'altra tappa decisiva per la strumentazione di nuova generazione, dopo che la sua architettura era stata approvata in Finlandia in primavera», ha commentato Philippe Knoche, vicepresidente esecutivo del settore Reactors and Services Business Group dell'Areva, che ha concluso: «Questo è anche un chiaro riconoscimento della qualità del progetto del reattore Epr».
Rimangono ora alcune modifiche da apportare, ma di minore importanza: le richieste della HSE sono state declassate da "questione regolatoria" alla categoria inferiore di "osservazione regolatoria", che non ostacola necessariamente l'accettazione del progetto.
Un comunicato dell'Areva ha affermato: «La valutazione del progetto Epr va avanti, ma non c'è più alcun blocco che possa impedire di terminare il processo in modo positivo. Come parte del dialogo costante fra operatori, costruttori e autorità di sicurezza britanniche, l'Areva continuerà a fornire i suoi contributi di alta qualità e nel rispetto dei tempi, in modo da rispettare la scadenza del giugno 2011 che l'HSE ha posto per completare la valutazione del progetto».
Da NuclearNews
«Grazie al lavoro di alta qualità della nostra squadra abbiamo raggiunto un'altra tappa decisiva per la strumentazione di nuova generazione, dopo che la sua architettura era stata approvata in Finlandia in primavera», ha commentato Philippe Knoche, vicepresidente esecutivo del settore Reactors and Services Business Group dell'Areva, che ha concluso: «Questo è anche un chiaro riconoscimento della qualità del progetto del reattore Epr».
Rimangono ora alcune modifiche da apportare, ma di minore importanza: le richieste della HSE sono state declassate da "questione regolatoria" alla categoria inferiore di "osservazione regolatoria", che non ostacola necessariamente l'accettazione del progetto.
Un comunicato dell'Areva ha affermato: «La valutazione del progetto Epr va avanti, ma non c'è più alcun blocco che possa impedire di terminare il processo in modo positivo. Come parte del dialogo costante fra operatori, costruttori e autorità di sicurezza britanniche, l'Areva continuerà a fornire i suoi contributi di alta qualità e nel rispetto dei tempi, in modo da rispettare la scadenza del giugno 2011 che l'HSE ha posto per completare la valutazione del progetto».
Da NuclearNews
venerdì 22 ottobre 2010
Triga e Tapiro, i due reattori alle porte di Roma
In questi giorni diverse Regioni italiane, fra cui il Lazio, si stanno muovendo a livello politico per impedire che le prossime centrali nucleari italiane siano costruite sul proprio territorio.
Eppure, a 28 chilometri da Roma, il 20 ottobre sono ritornati a funzionare due reattori nucleari. Si chiamano Triga e Tapiro, sono reattori di ricerca e si trovano nel centro Centro Ricerche Casaccia dell'Enea: proprio in occasione del cinquantesimo anniversario del centro sono stati riavviati dopo un periodo di manutenzione. Alla cerimonia hanno preso parte scienziati e rappresentanti del mondo politico.
«Il riavvio dei due reattori Enea è un primo passo delle prove in sicurezza per il ritorno al nucleare in Italia. È una tecnologia collaudata da decenni in cui il nostro Paese ha avuto il primato fino alla fine degli anni Ottanta», ha commentato il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia.
I due reattori hanno una potenza irrisoria: 1 MW Triga, addirittura solo 5 kW Tapiro. A differenza delle centrali dismesse, sono stati utilizzati anche dopo l'uscita dell'Italia dal nucleare, ma solo a scopo di ricerca. Più precisamente, Triga (Training, Research, Isotopes, General Atomics) è stato adibito soprattutto alla medicina nucleare, mentre Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza zero) è stato usato soprattutto nel campo della fisica nucleare: per esempio per studiare il danneggiamento di alcuni dispositivi del Large Hadron Collider, il gigantesco acceleratore di particelle del Cern di Ginevra.
Da ora però i due reattori saranno destinati anche alla ricerca in vista delle future centrali e alla formazione del personale. Un comunicato dell'Enea spiega che «anche dopo l'uscita dell'Italia dal programma nucleare, il Centro non ha mai abbandonato la sua iniziale vocazione. In tutti questi anni ricercatori e tecnici hanno continuato a lavorare all'interno di infrastrutture di ricerca e impianti di qualificazione industriale, mantenendo quell'insieme di conoscenze e competenze che rappresentano oggi un patrimonio di invidiabile valore».
Eppure, a 28 chilometri da Roma, il 20 ottobre sono ritornati a funzionare due reattori nucleari. Si chiamano Triga e Tapiro, sono reattori di ricerca e si trovano nel centro Centro Ricerche Casaccia dell'Enea: proprio in occasione del cinquantesimo anniversario del centro sono stati riavviati dopo un periodo di manutenzione. Alla cerimonia hanno preso parte scienziati e rappresentanti del mondo politico.
«Il riavvio dei due reattori Enea è un primo passo delle prove in sicurezza per il ritorno al nucleare in Italia. È una tecnologia collaudata da decenni in cui il nostro Paese ha avuto il primato fino alla fine degli anni Ottanta», ha commentato il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia.
I due reattori hanno una potenza irrisoria: 1 MW Triga, addirittura solo 5 kW Tapiro. A differenza delle centrali dismesse, sono stati utilizzati anche dopo l'uscita dell'Italia dal nucleare, ma solo a scopo di ricerca. Più precisamente, Triga (Training, Research, Isotopes, General Atomics) è stato adibito soprattutto alla medicina nucleare, mentre Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza zero) è stato usato soprattutto nel campo della fisica nucleare: per esempio per studiare il danneggiamento di alcuni dispositivi del Large Hadron Collider, il gigantesco acceleratore di particelle del Cern di Ginevra.
Da ora però i due reattori saranno destinati anche alla ricerca in vista delle future centrali e alla formazione del personale. Un comunicato dell'Enea spiega che «anche dopo l'uscita dell'Italia dal programma nucleare, il Centro non ha mai abbandonato la sua iniziale vocazione. In tutti questi anni ricercatori e tecnici hanno continuato a lavorare all'interno di infrastrutture di ricerca e impianti di qualificazione industriale, mantenendo quell'insieme di conoscenze e competenze che rappresentano oggi un patrimonio di invidiabile valore».
mercoledì 29 settembre 2010
L'oriente e il nucleare - parte 2
Un altro importante mercato del nucleare sarà il Medio Oriente. Gli Emirati hanno piani molto ambiziosi, di cui i quattro reattori già ordinati a Seul sono solo l'inizio. Intanto, in questi ultimi mesi, Egitto, Giordania e Kuwait hanno già confermato il prossimo avvio dei loro programmi nucleari. Presto anche l'Arabia Saudita comunicherà le sue decisioni, che probabilmente comprenderanno anche un impianto di arricchimento. Infine, la Turchia intende acquistare almeno una centrale, forse russa.
I costruttori offrono una vasta gamma di reattori di nuova generazione più avanzati ed efficienti, oltre che più sicuri. I canadesi hanno una nuova versione del reattore Candu, che ha la particolarità di operare con uranio naturale e occupa una speciale nicchia di mercato. La francese Areva offre il nuovo Epr, ma due reattori in costruzione (uno in Finlandia e uno in Francia) accumulano ritardi e costi più del previsto.
Altri due Epr sono in costruzione in Cina. Areva rischia di avere un forte concorrente nel nuovo APR1400 coreano, che dopo il contratto con gli Emirati sta suscitando un grande interesse internazionale. Un possibile leader di mercato, secondo alcuni, è l'AP1000 di Westinghouse (Usa), offerto in tutto il mondo.
Significativo segno dei tempi: i primi quattro esemplari di AP1000 sono costruiti in Cina, che ne ha anche acquistato la tecnologia, cosicché potrebbe presto offrire sul mercato un proprio reattore derivato dal modello Westinghouse. Altro segno dei tempi: la divisione nucleare di Westinghouse nel 2006 è passata sotto il controllo della giapponese Toshiba. L'altro "big" del nucleare americano, General Electric, opera in joint-venture col costruttore giapponese Hitachi. E la francese Areva lavora in joint-venture con la nipponica Mitsubishi per sviluppare e vendere il nuovo reattore Atmea-1. I russi propongono ulteriori sviluppi della loro linea di reattori VVER, con una politica commerciale molto attraente.
Si parla di possibili successi, a tempi brevi, in Turchia e Vietnam. La grande attesa per il prossimo futuro riguarda l'ingresso di Cina e Corea del Sud nel club degli esportatori di centrali e altri impianti nucleari. E dopo toccherà anche all'India.
Intanto, tutti i costruttori asiatici, russi ed europei (con Areva) stanno sviluppando nuovi prototipi di reattori auto-fertilizzanti (o fast-breeders): una tecnologia già sviluppata negli anni 70, poi abbandonata e ora ripresa con grande interesse. Se l'operazione avrà successo, già verso il 2030 questi reattori potrebbero segnare una svolta storica per l'atomo civile.
I costruttori offrono una vasta gamma di reattori di nuova generazione più avanzati ed efficienti, oltre che più sicuri. I canadesi hanno una nuova versione del reattore Candu, che ha la particolarità di operare con uranio naturale e occupa una speciale nicchia di mercato. La francese Areva offre il nuovo Epr, ma due reattori in costruzione (uno in Finlandia e uno in Francia) accumulano ritardi e costi più del previsto.
Altri due Epr sono in costruzione in Cina. Areva rischia di avere un forte concorrente nel nuovo APR1400 coreano, che dopo il contratto con gli Emirati sta suscitando un grande interesse internazionale. Un possibile leader di mercato, secondo alcuni, è l'AP1000 di Westinghouse (Usa), offerto in tutto il mondo.
Significativo segno dei tempi: i primi quattro esemplari di AP1000 sono costruiti in Cina, che ne ha anche acquistato la tecnologia, cosicché potrebbe presto offrire sul mercato un proprio reattore derivato dal modello Westinghouse. Altro segno dei tempi: la divisione nucleare di Westinghouse nel 2006 è passata sotto il controllo della giapponese Toshiba. L'altro "big" del nucleare americano, General Electric, opera in joint-venture col costruttore giapponese Hitachi. E la francese Areva lavora in joint-venture con la nipponica Mitsubishi per sviluppare e vendere il nuovo reattore Atmea-1. I russi propongono ulteriori sviluppi della loro linea di reattori VVER, con una politica commerciale molto attraente.
Si parla di possibili successi, a tempi brevi, in Turchia e Vietnam. La grande attesa per il prossimo futuro riguarda l'ingresso di Cina e Corea del Sud nel club degli esportatori di centrali e altri impianti nucleari. E dopo toccherà anche all'India.
Intanto, tutti i costruttori asiatici, russi ed europei (con Areva) stanno sviluppando nuovi prototipi di reattori auto-fertilizzanti (o fast-breeders): una tecnologia già sviluppata negli anni 70, poi abbandonata e ora ripresa con grande interesse. Se l'operazione avrà successo, già verso il 2030 questi reattori potrebbero segnare una svolta storica per l'atomo civile.
martedì 28 settembre 2010
Oriente all'assalto dell'atomo - 1° parte
Per il nucleare sembra iniziare una promettente primavera. «Non è un'esagerazione dire che siamo entrati in una nuova era», sostiene il capo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Yukiya Amano. L'interesse per l'energia atomica è in forte ripresa in tutto il mondo, con grandi potenzialità in particolare in Medio Oriente e in Asia. I recenti successi della Corea del Sud sottolineano il crescente ruolo tecnologico dell'Asia nell'industria nucleare globale, ormai non più dominata in via quasi esclusiva dai costruttori americani ed europei. Presto anche la Cina entrerà con tutto il suo peso sul mercato mondiale con impianti di propria progettazione.
Intanto, secondo l'Aiea, ad agosto 2010 nel mondo erano in costruzione 59 nuovi reattori nucleari, con un aumento di circa il 50% rispetto a due anni prima. A questi bisogna aggiungere 150 reattori già in programma e altri 344 ancora allo stadio di proposta. Aumentano i paesi decisi a entrare nell'era nucleare e diminuiscono quelli che vogliono restarne fuori.
L'Italia, dopo aver lasciato il nucleare, vi sta tornando. La Germania, che nel 2002 decise di uscire dal nucleare, pensa di rinnovare le sue 17 centrali (anziché chiuderle) per prolungare la loro vita operativa di altri 8-15 anni, a seconda dei casi. Anche gli Usa (104 reattori in funzione), in ritardo rispetto al revival atomico globale, aggiornano e potenziano le centrali esistenti.
Oggi il nucleare fornisce il 14% circa dell'energia elettrica totale (quota che, secondo l'Aiea, salirà al 16,6% entro il 2030) e il 5,7% del totale mondiale dell'energia primaria. All'agosto scorso, sempre secondo l'Aiea, erano in funzione in tutto il mondo 440 reattori, di cui più del 50% nei paesi occidentali e oltre un quarto (114 reattori) in Asia. Ma la geografia del mercato del nucleare civile sta mutando, e in modo spettacolare, sia dal lato della domanda di reattori, sia da quello dell'offerta.
Dei 59 reattori oggi in costruzione del mondo, più della metà sono posti in cinque paesi asiatici: Cina (23), Corea del Sud (5), India (4), Giappone (2), Taiwan (2). La Cina, in particolare, ha un imponente programma per l'ulteriore costruzione di decine di altri reattori. Anche Hong Kong, territorio cinese autonomo, pensa a una propria centrale. E tutti i paesi dell'Asean, salvo Brunei e Laos, vogliono entrare nel settore. Il Vietnam, che ha già firmato (o sta negoziando) accordi di cooperazione nucleare con diversi fornitori di tecnologia (Russia, Giappone e Stati Uniti), intende costruire 14 reattori entro il 2030 e avere anche un proprio impianto per arricchire l'uranio. L'obiettivo ultimo è di acquisire, grazie alla collaborazione con società straniere, il know how tecnologico per progettare e costruire centrali.
Fonte: il Sole24ore
Intanto, secondo l'Aiea, ad agosto 2010 nel mondo erano in costruzione 59 nuovi reattori nucleari, con un aumento di circa il 50% rispetto a due anni prima. A questi bisogna aggiungere 150 reattori già in programma e altri 344 ancora allo stadio di proposta. Aumentano i paesi decisi a entrare nell'era nucleare e diminuiscono quelli che vogliono restarne fuori.
L'Italia, dopo aver lasciato il nucleare, vi sta tornando. La Germania, che nel 2002 decise di uscire dal nucleare, pensa di rinnovare le sue 17 centrali (anziché chiuderle) per prolungare la loro vita operativa di altri 8-15 anni, a seconda dei casi. Anche gli Usa (104 reattori in funzione), in ritardo rispetto al revival atomico globale, aggiornano e potenziano le centrali esistenti.
Oggi il nucleare fornisce il 14% circa dell'energia elettrica totale (quota che, secondo l'Aiea, salirà al 16,6% entro il 2030) e il 5,7% del totale mondiale dell'energia primaria. All'agosto scorso, sempre secondo l'Aiea, erano in funzione in tutto il mondo 440 reattori, di cui più del 50% nei paesi occidentali e oltre un quarto (114 reattori) in Asia. Ma la geografia del mercato del nucleare civile sta mutando, e in modo spettacolare, sia dal lato della domanda di reattori, sia da quello dell'offerta.
Dei 59 reattori oggi in costruzione del mondo, più della metà sono posti in cinque paesi asiatici: Cina (23), Corea del Sud (5), India (4), Giappone (2), Taiwan (2). La Cina, in particolare, ha un imponente programma per l'ulteriore costruzione di decine di altri reattori. Anche Hong Kong, territorio cinese autonomo, pensa a una propria centrale. E tutti i paesi dell'Asean, salvo Brunei e Laos, vogliono entrare nel settore. Il Vietnam, che ha già firmato (o sta negoziando) accordi di cooperazione nucleare con diversi fornitori di tecnologia (Russia, Giappone e Stati Uniti), intende costruire 14 reattori entro il 2030 e avere anche un proprio impianto per arricchire l'uranio. L'obiettivo ultimo è di acquisire, grazie alla collaborazione con società straniere, il know how tecnologico per progettare e costruire centrali.
Fonte: il Sole24ore
giovedì 15 luglio 2010
Usa, ondata di calore: centrali nucleari evitano i blackout
Se gli italiani stanno soffrendo il caldo, in America la situazione è ancora più pesante: nella prima settimana di luglio un'eccezionale ondata di calore con temperature record ha colpito la costa orientale degli Stati Uniti, la zona più densamente popolata del Paese.
Eventi estremi di questo tipo creano spesso le condizioni per possibili blackout e oscuramenti parziali, a causa del maggiore uso di aria condizionata nelle abitazioni e negli uffici.
In questo caso il rischio è stato scongiurato grazie alla grande dotazione americana di centrali nucleari: 104 reattori, che proprio in questi giorni, come ha fatto sapere il Nuclear Energy Institute (NEI), hanno retto all'emergenza con una prestazione all'altezza.
Fra il 4 e il 7 luglio, con due reattori fermi per manutenzione e rifornimento di combustibile, i 102 reattori disponibili hanno lavorato a tutta potenza: in media al 97% della capacità, con ben 85 reattori su 102 al 100% per tutta la settimana. A pieno regime, insomma: quello che nel caso dei combustibili fossili si definirebbe "a tutto gas", con la differenza che il nucleare non comporta un aumento delle emissioni di anidride carbonica. I dati sull'attività di ogni centrale per ogni giorno dell'anno si possono consultare sul sito della Nuclear Regulatory Commission (NRC).
«L'affidabilità degli impianti nucleari, non solo per l'economia nazionale, ma anche per la climatizzazione delle abitazioni e degli uffici in condizioni estreme, si è dimostrata decisiva per la tenuta della nostra rete elettrica», ha spiegato Alex Marion, vicepresidente del NEI per le operazioni nucleari.
I 104 reattori, dislocati in 31 dei 50 Stati, fanno degli Stati Uniti il primo Paese al mondo per la produzione di energia nucleare: la capacità complessiva di 100.755 MW è sufficiente per soddisfare il fabbisogno elettrico di 60 milioni di americani.
Da Nuclear News
Eventi estremi di questo tipo creano spesso le condizioni per possibili blackout e oscuramenti parziali, a causa del maggiore uso di aria condizionata nelle abitazioni e negli uffici.
In questo caso il rischio è stato scongiurato grazie alla grande dotazione americana di centrali nucleari: 104 reattori, che proprio in questi giorni, come ha fatto sapere il Nuclear Energy Institute (NEI), hanno retto all'emergenza con una prestazione all'altezza.
Fra il 4 e il 7 luglio, con due reattori fermi per manutenzione e rifornimento di combustibile, i 102 reattori disponibili hanno lavorato a tutta potenza: in media al 97% della capacità, con ben 85 reattori su 102 al 100% per tutta la settimana. A pieno regime, insomma: quello che nel caso dei combustibili fossili si definirebbe "a tutto gas", con la differenza che il nucleare non comporta un aumento delle emissioni di anidride carbonica. I dati sull'attività di ogni centrale per ogni giorno dell'anno si possono consultare sul sito della Nuclear Regulatory Commission (NRC).
«L'affidabilità degli impianti nucleari, non solo per l'economia nazionale, ma anche per la climatizzazione delle abitazioni e degli uffici in condizioni estreme, si è dimostrata decisiva per la tenuta della nostra rete elettrica», ha spiegato Alex Marion, vicepresidente del NEI per le operazioni nucleari.
I 104 reattori, dislocati in 31 dei 50 Stati, fanno degli Stati Uniti il primo Paese al mondo per la produzione di energia nucleare: la capacità complessiva di 100.755 MW è sufficiente per soddisfare il fabbisogno elettrico di 60 milioni di americani.
Da Nuclear News
martedì 13 luglio 2010
L'Africa si prepara ad entrare nel club del nucleare
La Coppa del Mondo ha fatto sì che negli ultimi mesi si parlasse molto del continente africano, della sua cultura e situazione socio-economica. Scommetto però che molti ancora non sanno che in Africa ci sono ben undici reattori nucleari operativi in sette paesi diversi. Non tantissimi, ma più di quanto si potrebbe immaginare. I paesi ‘nucleari’ sono: Algeria, Egitto, Ghana, Libia, Marocco, Nigeria e Sud Africa. I padroni di casa del campionato mondiale appena finito hanno 3 reattori: uno di ricerca e due ad acqua pressurizzata. Algeria ed Egitto hanno due reattori a testa, mentre gli altri un reattore ognuno. Per il momento, ad eccezione del Sud Africa, si tratta di reattori di ricerca che non producono elettricità. Ma la situazione cambierà in modo significativo nei prossimi 20 anni.
Le nazioni sopra elencate, ad eccezione di Ghana e Libia, hanno partecipato all’International Conference on Access to Civil Nuclear Energy, tenuta a marzo a Parigi. I loro ministri hanno ribadito l’interesse a sviluppare ed espandere il settore dell’energia nucleare. Questi e altri stati africani stanno studiando l’opzione nucleare con la IAEA (International Atomic Energy Agency) o con trattati bilaterali. Negli ultimi due anni, per esempio, Algeria, Libia, Tunisia ed Egitto hanno firmato o riattivato degli accordi con la Francia per l’assistenza, ricerca e promozione del nucleare nella produzione elettrica nazionale.
“L’energia nucleare si conferma sempre più come alternativa attuabile ai combustibili fossili, che sono molto inquinanti” ha affermato il Ministro per l’Energia del Marocco. “La nostra produzione energetica si basa sull’energia termica prodotta dai combustibili fossili, ed è stata colpita duramente dalla volatilità dei prezzi. Credo che le fonti alternative di energia, e il nucleare in particolare, avranno un ruolo fondamentale nel futuro” ha riferito il Ministro per l’Energia del Senegal. Queste sono alcune delle dichiarazioni ufficiali raccolte da Keith Campbell, inviato del governo francese alla Conferenza Internazionale sull’Accesso al Nucleare Civile.
Fonte Engineeringnews
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lunedì 5 luglio 2010
La Spagna si affida al nucleare: i dieci punti del si

Le emissioni di CO2 in Spagna superano del 35% il limite di emissioni dettato dal protocollo di Kyoto. Senza le centrali nucleare, si arriverebbe al 50%.
Navigando in Rete, ho trovato un blog spagnolo scritto da professionisti che lavorano in diversi ambiti, interessati all'ambiente e alla salvaguardia dello stesso. Sostengono il nucleare, quali scelta obbligata per ridurre l'emissioni di CO2, assicurare il fabbisogno energetica e per almeno altri 10 motivi. Di seguito ecco le loro ragioni del Si al nucleare:
1)Las centrales garantizan el suministro eléctrico
Le centrali nucleari garantiscono energia 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno. Gli otto reattori nucleari spagnoli producono il 18% di elettricità
2) Reducen la dependencia exterior
La Spagna importa più dell'80% delle materie prime che consumiamo (carbone e gas) una cifra molto importante nel panorama europeo. Il funzionamento del nucleare in Spagna non dipende da nessuna importazione: disponiamo del combustibile necessario per sostenere tutti i reattori spagnoli
3) No emiten gases de efecto invernadero y ayudan a cumplir Kioto
Grazie agli 8 reattori nucleari spagnoli evitiamo di immettere nell'atmosfera 40 milioni di tonnellate di CO2 all'anno.
4) Son seguras
Non c'è nessun altro impianto industriale che presenta un livello di sicurezza così alto come quello del nucleare.
5) Son competitivas
L'impiego di energia prodotta dal nucleare ci aiuta a contenere i prezzi dell'elettricità.
6) Son fuentes basadas en la tecnología más puntera
La tecnologia del nucleare si basa su un’industria altamente qualificata, in continuo evolversi nel panorama internazionale
7) Generan empleo
L'industria nucleare fornisce lavoro a 30.000 persone in Spagna.
8) "El problema de los residuos tiene solución"
Il problema delle scorie ha una soluzione. In Spagna, le scorie radioattive (quelle di terzo grado) costituiscono meno di una millesima parte dei rifiuti tossici e pericolosi.
9)Los mayores países del mundo apuestan por la energía nuclear
La maggior parte dei paesi del mondo scommette sul nucleare. Attualmente ci sono 436 reattori che producono 17% di elettricità mondiale. 47 sono in costruzione e altri 200 in progettazione.
10)Son absolutamente necesarias
Non possiamo fare a meno del nucleare. L'energia nucleare garantisce elettricità inquinando meno e riducendo l'emissione di CO2.
giovedì 4 febbraio 2010
Made in Italy di qualità anche per il nucleare episodio 2
Nel dettaglio, secondo Enel la composizione dei costi per la realizzazione di una centrale EPR è così suddivisa:
La seconda obiezione è che quand’anche gli appalti potessero andare tutti a imprese italiane, ciò non accadrà, perché in Italia non ci sono imprese abbastanza qualificate.
Se questo fosse vero, qualcuno - per carità di patria – dovrebbe correre immediatamente ad avvisare i francesi di Areva, che per la centrale in costruzione a Flamanville (Francia) ha chiamato a lavorare oltre una quarantina di “incompetenti” imprese italiane (queste le principali in ordine alfabetico: Acciaierie Valbruna / Ansaldo Componenti Breda / Ansaldo Componenti DTM / ASFO / Aturia Finder / Bassi L. / Belleli / C Blade Forging & Manufacturing / CMF Fucine / Dalmine / DVM / Fedriga / Fittinox / Fomas / Forgiatura Modena / Forgital Italy / Mame / Mangiarotti Nuclear / Marcora / Mega / Microcast / Monchieri / Morandini / Ofar / Officine Meccaniche Righi / Petrol Raccord / Safas / Sdf Terni / Sesia Fucine / SIAG / Tectubi / Tectubi Raccordi).
E certo non è un caso che parecchie di queste stesse imprese stiano lavorando sulle centrali nucleari in realizzazione o in adeguamento in Romania, Slovenia, Bulgaria, Repubblica Ceca e altrove. Né è un caso che al primo incontro indetto da Enel e Confindustria il 19 gennaio a Roma, per estendere il processo di qualificazione dell’industria italiana, abbiano partecipato oltre 400 imprese, tutte convinte di poter competere a livello internazionale (e non a parole, ma investendo parecchi soldi su questa scommessa).
Enormi ricadute economiche e occupazionali sono previste da ANCE (l’Associazione dei costruttori edili), dall’OICE (l’Associazione delle società di ingegneria) e da ANIE (la Federazione delle imprese elettrotecniche). Secondo quest’ultima l’attuazione del programma nucleare annunciato dal Governo può portare un incremento di 10.000 unità lavorative solo nel proprio comparto (+ 16% di tutti gli occupati).
Senza dimenticare che non si tratta di spartirsi una torta per poi tornare a digiunare. Le competenze acquisite per una sola centrale nucleare valgono per sempre, in un mondo che delle centrali nucleari non può fare a meno.
- forniture meccaniche 29%
- opere civili 20%
- montaggi 18%
- Project Management e ingegneria “proprietaria” (cioè la parte sicuramente tutta del progettista Areva) 17%
- forniture elettriche 10%
- forniture di I&C 6%
La seconda obiezione è che quand’anche gli appalti potessero andare tutti a imprese italiane, ciò non accadrà, perché in Italia non ci sono imprese abbastanza qualificate.
Se questo fosse vero, qualcuno - per carità di patria – dovrebbe correre immediatamente ad avvisare i francesi di Areva, che per la centrale in costruzione a Flamanville (Francia) ha chiamato a lavorare oltre una quarantina di “incompetenti” imprese italiane (queste le principali in ordine alfabetico: Acciaierie Valbruna / Ansaldo Componenti Breda / Ansaldo Componenti DTM / ASFO / Aturia Finder / Bassi L. / Belleli / C Blade Forging & Manufacturing / CMF Fucine / Dalmine / DVM / Fedriga / Fittinox / Fomas / Forgiatura Modena / Forgital Italy / Mame / Mangiarotti Nuclear / Marcora / Mega / Microcast / Monchieri / Morandini / Ofar / Officine Meccaniche Righi / Petrol Raccord / Safas / Sdf Terni / Sesia Fucine / SIAG / Tectubi / Tectubi Raccordi).
E certo non è un caso che parecchie di queste stesse imprese stiano lavorando sulle centrali nucleari in realizzazione o in adeguamento in Romania, Slovenia, Bulgaria, Repubblica Ceca e altrove. Né è un caso che al primo incontro indetto da Enel e Confindustria il 19 gennaio a Roma, per estendere il processo di qualificazione dell’industria italiana, abbiano partecipato oltre 400 imprese, tutte convinte di poter competere a livello internazionale (e non a parole, ma investendo parecchi soldi su questa scommessa).
Enormi ricadute economiche e occupazionali sono previste da ANCE (l’Associazione dei costruttori edili), dall’OICE (l’Associazione delle società di ingegneria) e da ANIE (la Federazione delle imprese elettrotecniche). Secondo quest’ultima l’attuazione del programma nucleare annunciato dal Governo può portare un incremento di 10.000 unità lavorative solo nel proprio comparto (+ 16% di tutti gli occupati).
Senza dimenticare che non si tratta di spartirsi una torta per poi tornare a digiunare. Le competenze acquisite per una sola centrale nucleare valgono per sempre, in un mondo che delle centrali nucleari non può fare a meno.
martedì 26 gennaio 2010
Germania: il governo decide di tornare al nucleare
Sottovoce, la Germania riabilita il nucleare. La prima potenza europea, il paese che era stato anche il primo tra i big del Vecchio continente a decidere l'addio all'uso civile dell'energia atomica, ci ripensa.E non il solo. Oltre alla decisione di Germania, Belgio e Spagna di allungare la vita delle centrali, paesi come Cina, Russia, India, Svezia, Emirati Arabi, Svizzera e Finlandia (oltre all’Italia) hanno in programma la costruzione di centrali nucleari. Perché è l'unica tecnologia in grado di contrastare efficacemente e su larga scala il cambiamento climatico e perché, a parità di investimento, fa risparmiare 10 volte più CO2 del solare e più del doppio dell'eolico, occupando un centesimo del territorio. Perché attualmente le energie rinnovabili non sono in grado di soddisfare il fabbisogno energetico.
Ma torniamo alla Germania: dopo negoziati con i produttori di energia, il governo Merkel ha deciso - scrive oggi l'autorevole quotidiano conservatore Die Welt - che per il momento tutti i 17 reattori nucleari resteranno in esercizio.
E' una sconfitta decisiva per gli avversari dell'uso civile dell'energia nucleare, e una vittoria sia per i grossi produttori di energia in Germania (Eon, Rwe, Vattenfall, EnBW) sia per i colossi industriali, Siemens prima fra tutti, che nella produzione, fornitura ed esportazione di centrali nucleari della nuova generazione hanno un punto di forza della loro strategia di global player.
Per l'esecutivo di Berlino l'energia nucleare resta una 'soluzione-ponte'. Ma il ponte si allunga nel tempo a venire, in sostanza: è necessario molto più tempo di uso dei 17 reattori in esercizio, finché le energie rinnovabili ed ecologiche non saranno in grado di fornire significativamente più del 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale. "In Germania", scrive il commento di Die Welt, "abbiamo posto limiti massimi d'uso di un reattore nucleare a 35 anni, negli Usa e in Svezia li usano per 60 anni".
Fonte: La Repubblica – 26 gennaio
martedì 19 gennaio 2010
Marcegaglia: per le aziende 30 mld di investimenti

Il nucleare rappresenta una grande opportunita' perche' potrebbe mettere in moto investimenti pari a 30 miliardi di euro. Se lavoreremo bene, circa il 70% di tali investimenti potrebbe riguardare l'indotto italiano". E' quanto ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel corso del suo intervento a un convegno sul nucleare, organizzato dall'Associazione degli industriali insieme ad Enel.
Secondo la Marcegaglia, in Italia bisogna superare logiche lontane dalla realta': "Purtroppo in Italia ci sono ancora dibattiti superficiali e demagogici su questo tema. Tali logiche bloccano lo sviluppo e la realizzazione di progetti di medio termine". Il presidente degli industriali ha quindi auspicato che le logiche elettorali non blocchino lo sviluppo del nucleare in Italia: "serve un progetto politico energetico serio, di medio termine, chiaro e che non venga cambiato continuamente
Confindustria, ha concluso Marcegaglia, "da sempre sostiene l'opzione nucleare che e' un'opportunita' intelligente e necessaria per raggiungere gli obiettivi che l'Europa si e' data. Per il sistema industriale italiano questa sfida non e' solo un'opportunita' di business ma anche di innovazione tecnologica per tutta la filiera che sara' interessata".
Sulla stessa lunghezza d'oda l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti. "Le 4 unita' nucleari che Enel e Edf costruiranno in Italia muoveranno investimenti per un totale di circa 16-18 miliardi di euro".
Secondo il manager, sara' fondamentale effettuare una campagna di informazione chiara: "Vinceremo questa sfida se sapremo costruire un fronte unitario, portatore di una informazione corretta e tecnicamente ben orientata tra i cittadini, capace di superare le paure immotivate di approfondire seriamente i temi senza preconcetti o condizionamenti ideologici. Un fronte che sappia sgretolare il muro del non fare".
Allo stesso tempo, ha proseguito Conti, sara' necessaria la stabilita' del quadro normativo che dovra' essere "chiaro e delineato secondo una visione politica di lungo periodo". Serve, ha evidenziato, "una politica energetica senza ripensamenti che dia certezze agli investitori, per questo, secondo noi, e' necessario che tale materia torni di competenza dello Stato, pur nel rispetto delle prerogative locali".
L'Ad di Enel ha poi confermato che il gruppo italiano insieme ad Edf intende costruire in Italia almeno 4 reattori con la tecnologia di terza generazione Epr. L'obiettivo e' di avere la prima unita' in esercizio per il 2020.
Il nucleare in Europa

È tornata l’era del nucleare. Secondo l’Iaea (International Atomic Energy Agency) a giugno 2009 i reattori in costruzione nel mondo erano 53, quelli pianificati 131. Nel 2007 quelli in costruzione erano 34 e quelli pianificati 81. In solo due anni vari paesi del mondo hanno fatto partire la costruzione di altri 9 reattori e ne hanno pianificati altri 50. Poi ci sono paesi come la Spagna che poche settimane fa, con il governo Zapatero, ha aperto alla possibilità di allungare la vita residua delle centrali, purché in condizioni di massima sicurezza, ed ha anche deliberato la costruzione di un deposito per le scorie. Con la scelta del governo di tornare al nucleare, anche l’Italia si è rimessa in pista ed è già cominciata la fase operativa con una sorta di appello alle imprese italiane. A fare le convocazioni Confindustria e Enel, che a Roma in Viale dell’Astronomia hanno chiamato a raccolta oltre 300 imprese italiane potenzialmente interessate alla filiera nucleare, nella giornata del Supply Chain Meeting-Progetto nucleare Italia. Ad aprire i lavori, oggi, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti.
La giornata serve ad illustrare il percorso di qualificazione richiesto alle aziende che vogliano operare nel settore nucleare, avendo così i requisiti per partecipare alle gare d’appalto non solo in Italia ma anche all’estero. Stiamo infatti parlando di un mercato che, secondo l'Ocse, entro il 2050 aumenterà del 375% con l’arrivo dei cosiddetti nuovi paesi nucleari come Indonesia, Vietnam, Malesia, la Thailandia e i paesi del Medio Oriente.
Nell’immediato si tratta di costruire i 4 impianti coi quali Enel raccoglie la sfida del governo di riportare il nucleare in Italia (il piano di Scajola prevede 8 impianti), con un investimento che si aggira attorno ai 18 miliardi di euro, il 70% dei quali potrebbe ricadere sulle imprese italiane. Ecco perché Confindustria ha deciso di sostenere la partecipazione dell’industria italiana al rilancio del nucleare.
Le imprese che potranno essere coinvolte arriveranno dai settori più disparati. A parte le opere civili e la tecnologia nucleare vera e propria, opere e forniture riguarderanno componenti meccanici, elettronici, elettrotecnici, apparati elettrici, sistemi informatici di gestione e controllo, e così via. Insomma la torta è interessante e a quanto sembra c’è spazio per tutti, purché in possesso delle caratteristiche necessarie (sicurezza, certificazioni, specifiche delle produzioni, ecc.).
I 4 impianti Enel verranno costruiti con tecnologia francese e saranno di terza generazione Epr (European pressurized reactor) da 1.600 megawatt ciascuno. Il governo punta a posare la prima pietra entro la fine della legislatura per poi avere il primo impianto entro dieci anni.
Fonte: Affari italiani
martedì 12 gennaio 2010
Bilancio 2009: due reattori in meno, ma aumenta la capacità
Il 2009 si è concluso con l’entrata di funzione di due reattori nucleari e la chiusura di quattro. Ma nell’anno appena finito sono iniziati i lavori di altri 12 reattori: 10 in Cina, uno in Russia e uno nella Corea del Sud. Sale così a 54 il totale dei reattori in costruzione nel mondo, facendo prevedere un notevole aumento del numero dei reattori in attività nei prossimi anni. Lo riferisce un bilancio del 2009 per quanto riguarda l’energia nucleare, pubblicato dal sito World Nuclear News.
Inoltre è aumentata la capacità di diversi altri reattori già esistenti nel mondo: in totale, alla fine del 2009 la capacità nucleare globale è aumentato di 746 Megawatt elettrici, passando da 371.927 a 372.671 Megawatt elettrici.
I due reattori entrati in funzione sono il Tomari 3 in Giappone, da 866 Megawatt elettrici, e il Rajasthan 5 in India, da 220 Megawatt elettrici, entrambi collegati alle rispettive reti elettriche nel mese di dicembre. I quattro reattori chiusi sono i primi due reattori della centrale giapponese di Hamaoka (fermi da tempo), il Phenix, prototipo di reattore rapido francese che produceva 223 Megawatt elettrici e l’Ignalina 2 in Lituania, che produceva 1185 Megawatt elettrici ma è stato chiuso nell’ambito degli accordi sottoscritti dalla Lituania per entrare nell’Unione Europea.
Inoltre è aumentata la capacità di diversi altri reattori già esistenti nel mondo: in totale, alla fine del 2009 la capacità nucleare globale è aumentato di 746 Megawatt elettrici, passando da 371.927 a 372.671 Megawatt elettrici.
I due reattori entrati in funzione sono il Tomari 3 in Giappone, da 866 Megawatt elettrici, e il Rajasthan 5 in India, da 220 Megawatt elettrici, entrambi collegati alle rispettive reti elettriche nel mese di dicembre. I quattro reattori chiusi sono i primi due reattori della centrale giapponese di Hamaoka (fermi da tempo), il Phenix, prototipo di reattore rapido francese che produceva 223 Megawatt elettrici e l’Ignalina 2 in Lituania, che produceva 1185 Megawatt elettrici ma è stato chiuso nell’ambito degli accordi sottoscritti dalla Lituania per entrare nell’Unione Europea.
martedì 29 dicembre 2009
In Spagna lunga vita alle centrali nucleari
Chi crede che il nucleare sia passato di moda in Europa non ha dato un’occhiata a quello che sta accadendo in questi giorni in Spagna, dove il governo socialista guidato da José Luis Rodríguez Zapatero ha appena approvato un aggiornamento della legislazione sull’energia prodotta con l’atomo. Grazie al provvedimento approvato dagli spagnoli, è stato dato il via libera alla proroga della vita utile delle centrali oltre i 40 anni stabiliti e, in particolare, è stata fissata la chiusura della centrale di Garona al 2013 (in precedenza si era deciso 2011). Insomma l’impianto, salvo ulteriori proroghe, camperà ben 42 anni prima di andare in pensione. Questo in una nazione che non è mai stata troppo pro nucleare...E non è tutto. Perché l’esecutivo iberico ha deciso pure la costruzione del deposito temporaneo che ospiterà le scorie ad alta radioattività, in attesa di sviluppi tecnologici sul fronte della gestione e del trattamento dei residui. Lo stanziamento deciso per la costruzione del deposito e del parco tecnologico circostante è di 700 milioni. Una mossa, quella di Zapatero, che avrà qualche effetto positivo sul fronte dell’occupazione visto che i lavoratori previsti nel deposito e nel parco sono, per ora, circa 500.
Infine, per adeguarsi alle regole di Bruxelles, la Spagna ha deciso che ogni impianto nucleare sarà gestito da una società ad hoc di cui le varie aziende elettriche avranno una quota. Gli impianti nucleari spagnolo sono otto, per un totale di oltre 7 mila megawatt installati (due ad Ascò, due ad Almaraz, Garona, Vandellos, Cofrentes e Trillo). Endesa, la utility elettrica acquisita da Enel, ne controlla quattro e partecipa ad altre tre. La spa guidata da Fulvio Conti, tra altro, sta partecipando alla realizzazione di ben tre centrali in Europa (oltre a Flamanville, ci sono cantieri in Slovacchia e Romani). Il nucleare, dunque, non è stato abbandonato nel Vecchio continente e nel Mondo. In tutto gli impianti in costruzione sono 53, 16 dei quali in Cina.
Da Libero News
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lunedì 28 dicembre 2009
Tre nuovi libri sull’energia nucleare civile
Tre libri incentrati su altrettanti aspetti dell’energia nucleare a uso civile sono stati pubblicati recentemente dall’editore della rivista online di ingegneria nucleare Nuclear Engineering International.Il primo libro, scritto da Steve Kidd, direttore della strategia e della ricerca della World Nuclear Association, si intitola Core Issues: un gioco di parole fra core (il nocciolo, nelle centrali nucleari) e l’espressione “core issues” (Questioni fondamentali). Kidd analizza le sfide che deve affrontare il settore dell’energia nucleare e offre una panoramica dell’industria nucleare oggi: a che punto si trova, dov’è diretta e come può superare gli ostacoli che incontra. Gli argomenti trattati nel libro coprono tutti gli aspetti del nucleare, con particolare attenzione al combustibile, agli aspetti economici e all’atteggiamento dell’opinione pubblica.
Il secondo libro, scritto da Ian Jackson, consulente sul nucleare per oltre 20 anni per enti pubblici e privati britannici, si intitola Nukenomics e tratta degli aspetti commerciali dell’industria nucleare nel Regno Unito. Il volume, quasi un instant-book vista l’attualità del tema, esamina i nuovi investimenti britannici nel nucleare alla luce di cinque questioni economiche fondamentali:
- il mercato del decommissionamento
- la vendita degli impianti nucleari
- l’economia dei depositi di scorie
- il mercato del plutonio e dell’ossido misto
- l’economia dei reattori nucleari in prospettiva
Il terzo libro, scritto da David Mosey, esperto canadese di nucleare con oltre 30 anni di esperienza, si intitola Reactor Accidents e racconta appunto degli incidenti nucleari più famosi nella storia, argomentando che la loro causa profonda è da ricercare nelle colpe delle istituzioni coinvolte nelle centrali. Sono state queste istituzioni, secondo Mosey, che hanno portato a progetti difettosi e a una fiducia eccessiva nella tecnologia. Leggere il libro, e quindi conoscere queste cause, è allora un modo per evitare errori sistematici compiuti in passato.
mercoledì 16 dicembre 2009
L'Inghilterra e il nucleare
Il nuovo programma di rilancio nucleare del governo britannico ottiene alti consensi dai cittadini, soprattutto da quelli più informati. Sono i risultati di un sondaggio condotto dalla società di statistica Ipsos MORI per conto della UK Nuclear Industry Association.Il 43% degli intervistati si è dichiarato favorevole al progetto di sostituire i vecchi reattori con quelli nuovi, contro un 19% di contrari. Fra gli uomini la quota a favore del nucleare aumenta (53% contro 15% di contrari), mentre fra le donne diminuisce (33% contro 22%).
Secondo la Ipsos MORI, soprattutto i poco informati sono contrari al nucleare: “Diversi intervistati si dichiaravano contrari al nucleare ma in seguito alle altre domande si appurava che ne sapevano molto poco e non avevano basi su cui fondare la loro opinione”. Secondo i ricercatori, quindi, la contrarietà al nucleare è spesso una risposta data di default quando non si hanno abbastanza informazioni. In altre parole, “il vuoto di informazioni viene riempito da sospetti e paure, generati in molti casi dalla cultura popolare”.
Intanto, sempre in Inghilterra è nato il centro di eccellenza per i reattori Epr EPR Alan Cumming, vicedirettore del settore costruzioni dei Edf Energy, ha spiegato che il centro sarà il punto di riferimento per tutto il gruppo Edf.
Parlando alla conferenza annuale della UK Nuclear Industry Association, Cummings ha spiegato che per il centro saranno assunti circa 400 fra ingegneri e tecnici nell’arco dei prossimi 5 anni.
Cummings ha aggiunto che per l’estate del 2010 l’azienda proporrà un progetto per costruire una nuova centrale nucleare dotata di reattori Epr a Hinkley Point (Sud-ovest dell’Inghilterra). La richiesta per la licenza verrà rivolta alla nuova Infrastructure Planning Commission britannica. Hinkley Point è una delle 10 località selezionate dal governo britannico come possibili siti delle future centrali nucleari.
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giovedì 10 dicembre 2009
"Perchè mi batto per il nucleare"
Oggi riporto un intervista a Marco Napolitano, professore ordinario di fisica generale presso la facoltà di scienze dell'università "Federico II" di Napoli. L'articolo si può leggere su denaro.itProfessore, è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia?
Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un'ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti.
Com'è la situazione energetica italiana?
L'Italia importa quasi tutta l'energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, ndr): importiamo da Francia, Slovenia e Svizzera dove sono presenti in totale circa 60 centrali nucleari, alcune molto vicine ai confini italiani. Il mix di produzione in Italia è sbilanciato verso le fonti più costose, gas naturale e petrolio, che sono anche in via di esaurimento. Il costo di generazione da carbone e nucleare è minore del 20 per cento rispetto a quello dei cicli combinati a gas.
Perché in Italia c'è questa forte opposizione al nucleare?
C'è un problema di accettazione del nucleare. Il nucleare colpisce negativamente l'immaginazione popolare. Si pensa subito alla bomba atomica o, peggio, al disastro di Chernobyl che è l'incidente più grave mai accaduto. Se si pensa però che nel mondo sono in funzione, da diversi decenni, poco meno di 500 centrali, è possibile affermare che la probabilità di incidenti ad impianti nucleari è molto bassa.
Qual è allora il problema?
Anche di conoscenza, mancano le necessarie informazioni su tale sistema di produzione energetica. C'è poi un problema politico. Spesso la politica preferisce non occuparsi di questa materia, considerandola una patata bollente da lasciare ad altri.
Come affrontare la questione legata alle scorie nucleari?
Ogni fonte energetica ha costi e svantaggi. La natura non dà nulla gratis. Sulla questione delle scorie radioattive, ovvero dello scarto di combustibile nucleare esausto (o spento) derivante dalla fissione nucleare, la soluzione scelta per l'Italia è quella del deposito geologico, ovvero dello stoccaggio in bunker sotterranei profondi e schermati in modo da evitare la fuoriuscita di radioattività nell'ambiente esterno.
Di quanti reattori ha bisogno l'Italia?
Basterebbero 4/5 impianti di terza generazione EPR (European Pressurized Reactor) – ad altissima sicurezza, progettati per rendere improbabili guasti tecnici o errori umani – per coprire almeno una parte del fabbisogno energetico nazionale. Si potrebbe partire con un 10 per cento di nucleare sul totale della produzione energetica italiana per poi allinearci alla media mondiale che si aggira intorno al 15 per cento.
Quanto ci vorrà per vedere in funzione la prima centrale italiana?
Un processo lungo dovuto all'accettazione dell'impianto da parte dell'opinione pubblica. Trovato il sito, accettato dalla popolazione, ci vogliono i vari permessi e la licenza integrata di costruzione ed esercizio (Col). Dopodichè devono partire i lavori delle infrastrutture connesse all'impianto come la rete elettrica che deve supportare la centrale.
Ha mai trovato nei suoi studenti degli oppositori accaniti?
No, devo dire di aver trovato sempre studenti molto interessati a saperne di più, ma senza preconcetti.
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