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giovedì 11 febbraio 2010

Mai così alta la sicurezza nucleare

La sicurezza nucleare nel mondo non è mai stata così alta. Lo ha annunciato il 1 febbraio la World Association of Nuclear Operators (WANO) nel corso di un convegno a New Delhi (India). La WANO ha infatti portato a termine una delle sue missioni principali: ogni reattore commerciale del mondo è stato sottoposto a peer review, il meccanismo di “revisione da parte di pari grado” su cui si basano le pubblicazioni scientifiche. Inoltre gli strumenti offerti dalla WANO, fra cui missioni di supporto tecnico e seminari, «sono largamente usati come risorse dai singoli gestori».

«L’industria nucleare ha fatto grandi progressi per quanto riguarda la sicurezza e l’affidabilità. Con il rinascimento nucleare in corso dobbiamo mantenere questo slancio e questo tenore di sicurezza», ha dichiarato Laurent Stricker, presidente della WANO, che ha aggiunto: «L’energia nucleare ha un ruolo importante da giocare nel futuro del pianeta, dato che sempre più Paesi si rivolgono al nucleare come fonte sostenibile di elettricità. Perciò è sempre più decisivo il compito della WANO».

Questo non vuol dire che non ci sia ancora molto da fare: il convegno ha anche affrontato i cambiamenti avvenuti e quelli in corso nel panorama dell’industria nucleare mondiale. Sono quindi necessari anche cambiamenti nell’organizzazione della WANO, sempre mantenendo come obiettivo centrale la sicurezza nucleare.

giovedì 28 gennaio 2010

Conti alla mano, il nucleare conviene

Il nucleare in Italia conviene, ma bisogna fare bene i conti per evitare di parlare di cifre senza fondamenti. Lo sostiene Luigi De Paoli, professore di economia dell’energia all’Università “Bocconi” di Milano, in un intervento sul sito Staffetta Quotidiana.

Per De Paoli i principali argomenti a favore del nucleare sono tre:la lotta ai cambiamenti climatici, il tentativo di sostituire la dipendenza dalle importazioni di combustibile fossile con attività industriali interne e la convenienza economica.
Ed è proprio su questo terzo punto che, secondo De Paoli, non c’è sufficiente chiarezza.
Nel mondo sono in costruzione numerosi reattori, ma la maggior parte in Paesi come la Cina, la Russia e l’India che nono sono paragonabili alla realtà italiana. L’esempio migliore secondo De Paoli viene dalla Corea del Sud, che sta costruendo 6 nuovi reattori con costi piuttosto contenuti e indotti notevoli, tanto da vendere tecnologia nucleare e puntare ai primi posti del mercato mondiale. Secondo il modello coreano, la produzione di energia nucleare verrebbe a costare poco più di 40 euro per MWh: un prezzo sicuramente conveniente per un Paese come l’Italia.

La situazione europea però è diversa: nei due reattori EPR in costruzione a Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia i lavori sono in ritardo e dunque i costi sono aumentati rispetto alle stime iniziali. La stima aggiornata della società francese EDF per il prezzo dell’energia è fra 55 e 60 euro per MWh: comunque inferiore al prezzo medio dell’elettricità italiana nel 2009 di 63,72 euro per MWh. L’Areva, che si occupa della costruzione dei reattori EPR, e l’EDF, che gestirà le centrali francesi, ha comunque spiegato che i ritardi attuali sono legati al prototipo del reattore e alla scarsa pratica degli ingegneri: due condizioni che a regime scompariranno.

Secondo De Paoli in definitiva il nucleare è comunque conveniente, ma il suo costo è anche un indicatore dell’efficienza di un sistema-Paese: una prova particolarmente significativa per l’Italia.

martedì 29 dicembre 2009

In Spagna lunga vita alle centrali nucleari

Chi crede che il nucleare sia passato di moda in Europa non ha dato un’occhiata a quello che sta accadendo in questi giorni in Spagna, dove il governo socialista guidato da José Luis Rodríguez Zapatero ha appena approvato un aggiornamento della legislazione sull’energia prodotta con l’atomo. Grazie al provvedimento approvato dagli spagnoli, è stato dato il via libera alla proroga della vita utile delle centrali oltre i 40 anni stabiliti e, in particolare, è stata fissata la chiusura della centrale di Garona al 2013 (in precedenza si era deciso 2011). Insomma l’impianto, salvo ulteriori proroghe, camperà ben 42 anni prima di andare in pensione. Questo in una nazione che non è mai stata troppo pro nucleare...

E non è tutto. Perché l’esecutivo iberico ha deciso pure la costruzione del deposito temporaneo che ospiterà le scorie ad alta radioattività, in attesa di sviluppi tecnologici sul fronte della gestione e del trattamento dei residui. Lo stanziamento deciso per la costruzione del deposito e del parco tecnologico circostante è di 700 milioni. Una mossa, quella di Zapatero, che avrà qualche effetto positivo sul fronte dell’occupazione visto che i lavoratori previsti nel deposito e nel parco sono, per ora, circa 500.

Infine, per adeguarsi alle regole di Bruxelles, la Spagna ha deciso che ogni impianto nucleare sarà gestito da una società ad hoc di cui le varie aziende elettriche avranno una quota. Gli impianti nucleari spagnolo sono otto, per un totale di oltre 7 mila megawatt installati (due ad Ascò, due ad Almaraz, Garona, Vandellos, Cofrentes e Trillo). Endesa, la utility elettrica acquisita da Enel, ne controlla quattro e partecipa ad altre tre. La spa guidata da Fulvio Conti, tra altro, sta partecipando alla realizzazione di ben tre centrali in Europa (oltre a Flamanville, ci sono cantieri in Slovacchia e Romani). Il nucleare, dunque, non è stato abbandonato nel Vecchio continente e nel Mondo. In tutto gli impianti in costruzione sono 53, 16 dei quali in Cina.

Da Libero News

lunedì 16 novembre 2009

La politica energetica della Gran Bretagna














Che l'Inghilterra stia pianificando la produzione di energia anche da fonte nucleare è una cosa ormai nota. Tuttavia, l'elemento introdotto dalla politica inglese è che ogni progetto di costruzione di un nuovo impianto sarà caratterizzato da una "stretta relazione" con il territorio coinvolto. Ogni discussione a livello locale, resterà tale, senza entrare nel merito delle infrastrutture nazionali. Il tutto sarà gestito da un organo indipendente (IPC), (e non da un ministro), debitamente consultato e approvato dal Parlamento.

Infine, sono stati individuati 10 siti idonei per le nuove centrali. Tra questi, quello di Dungeness è stato respinto, perchè accolte le obiezioni sollevate da parte di Natural England. Insomma, come riferito da Ed Miliband in parlamento: "Dire di no ovunque (in Ighilterra) non è nell'interesse nazionale".

Di seguito la fonte:

A new planning regime was proposed to aid the installation of nuclear reactors as well as large wind farms and their transmission lines. The key change here is that local hearings will debate only local issues and not question the national infrastructure needs. Those issues are to be handled by an independent Infrastructure Planning Commission (IPC) takign guidance from these National Policy Statements duly consulted and approved by parliament. Announcing the drafts in parliament, energy and climate change secretary Ed Miliband said: "Saying no everywhere would not be in the national interests."