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lunedì 15 novembre 2010

Il nucleare e la questione sicurezza

Quando si parla di centrali nucleari uno dei temi tabù per l’opinione pubblica è sicuramente quello della sicurezza. A distanza di più di 20 anni, infatti, gli italiani sentono ancora l’eco di Chernobyl e vivono con preoccupazione il problema della radioattività.

Innanzitutto c’è da dire che siamo esposti quotidianamente a radiazioni (radiazioni cosmiche e terrestri): addirittura la radioattività naturale in Italia è tre volte maggiore rispetto a quella artificiale, con una dose media annua di 3,3 mSv (milli-sievert) contro 1,1 mSv. Associare la radioattività esclusivamente al nucleare è, quindi, già un primo errore.

Quanto alla sicurezza, basta dare un’occhiata alle best pratices adottate dagli altri Paesi per capire come sul tema siano stati fatti tanti passi in avanti. Iniziamo dalla Francia: il paese d’oltralpe, che ricava dal nucleare il 70% della propria elettricità, ha adottato insieme a Edf un protocollo sulla prevenzione dei rischi nelle centrali atomiche. Già la stessa struttura degli impianti, divisi in tre sezioni separate che fungono da barriere, garantisce elevati standard di sicurezza.

Spostandoci oltreoceano, è degli Stati Uniti (primo produttore mondiale di energia nucleare) l’ultimo dispositivo in materia di sicurezza. È stato ideato un robot con il compito di controllare gli impianti e di trasmettere immagini real time agli operatori, permettendo, così, di individuare intrusi, anomalie o attività sospette. Anche il Giappone non è da meno quanto a innovazioni:gli impianti presenti nel Paese sono praticamente antisismici, progettati, cioè, per sopravvivere ai frequenti terremoti che colpiscono le sue isole. Inoltre la Nuclear Safety Commission nipponica ha dato vita a un programma di riciclaggio del combustibile nucleare, che consente di utilizzarlo per un doppio ciclo. Non si può non commentare positivamente tutte queste iniziative. All’Italia, dunque, non resta altro che prendere spunto.

venerdì 23 luglio 2010

La Spagna prolunga l’attività di un’altra centrale

Anche la centrale di Vandellós II, in Catalogna, ha avuto il via libera dal governo spagnolo per continuare l'attività: la licenza, in scadenza il 26 luglio, è stata prorogata almeno fino al 2020.

La decisione era attesa, dopo che a giugno un'analoga proroga era stata concessa ai due reattori nucleari della centrale di Almaraz, nell'Extremadura (Ovest del Paese). Il governo conferma dunque la tendenza a favore del prolungamento della vita delle centrali, con un cambio di rotta netto rispetto alle posizioni antinucleariste che aveva espresso in precedenza.

Nel 2008 infatti, il governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero aveva annunciato l'uscita della Spagna dal nucleare, promettendo di investire tutto sulle fonti rinnovabili. Da allora, però, la linea politica si è pian piano ammorbidita, e le centrali in funzione dureranno almeno fino agli anni Venti.

Per quanto riguarda la costruzione di nuove centrali, il governo è invece più cauto, affermando che spetta alle società elettriche la decisione di chiedere permessi per altre centrali.

La centrale di Vandellós II, inaugurata nel 1987, appartiene al 72% all'Endesa, società spagnola controllata dall'Enel. In tutto l'Endesa partecipa a 7 degli 8 reattori spagnoli e in totale controlla il 47% della capacità nucleare spagnola.

Fonte: Nuclear News

lunedì 19 luglio 2010

Una maratona in nome dell'energia nucleare

È proprio il caso di dire "di corsa verso il nucleare"! La Spagna accoglie per la prima volta laXV Maratón Nuclear che da 15 anni si tiene in differenti paesi con l'obiettivo di rinnovare il sostegno all'energia nucleare. Scopo dell'edizione del 2010 è anche quello di difendere la continuità del funzionamento della centrale nucleare di Santa Maria de Garona; per questo motivo, la maratona passerà il 17 settembre per Burgos e Segovia, fino ad arrivare il 25 a Madrid.

Questa iniziativa è promossa e organizzata da WONUC, il consiglio mondiale dei lavoratori sul nucleare. Questa associazione, con più di tre milioni di affiliati in 33 paesi, sostiene questa iniziativa ogni anno, dal 1996.

mercoledì 10 febbraio 2010

Rinnovabili e nucleare: conoscere l'energia

La società energetica americana Public Service Energy Group (PSEG) ha inaugurato il 25 gennaio il nuovo Energy and Environmental Resource Center, un centro visitatori per favorire l’informazione sull’energia, l’ambiente e le soluzioni contro i cambiamenti climatici. I temi principali presenti sono infatti l’energia nucleare, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

Il centro, che sorge nei pressi della centrale nucleare di Salem (nel New Jersey, sulla costa Est degli Stati Uniti), consiste in un piccolo museo della scienza con modelli “hands on”, che cioè i visitatori possono letteralmente toccare con mano e con cui interagire, per esempio spingendo pulsanti e osservando gli effetti delle proprie azioni.

Fra le dotazioni del centro spicca la riproduzione di una struttura di contenimento in cui i visitatori possono scoprire il funzionamento di un reattore nucleare, le dotazioni di sicurezza e la gestione del combustibile usato. Sono a disposizione del pubblico inoltre un’aula informatica, un laboratorio e un display in tempo reale sulla produzione di energia.

«Il nuovo centro mostra l’importanza dell’energia nucleare ma anche il ruolo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Ci auguriamo che in questo modo il pubblico impari di più su questi temi e si renda conto di come ognuno di noi gioca un ruolo importante nella protezione dell’ambiente», ha commentato Ralph Izzo, amministratore delegato della PSEG.

«Apprezzo molto la realizzazione di questo centro da parte della PSEG, che non solo informa sul riscaldamento globale, ma mostra anche le soluzioni energetiche, come il nucleare e le fonti rinnovabili, che il nostro Paese può perseguire per un futuro energetico pulito», ha dichiarato il senatore Tom Carper, presidente del sottocomitato del Senato per la qualità dell’aria e la sicurezza nucleare. Carper ha poi aggiunto: «Sono convinto che centri come questo funzionano come scintille per accendere l’ingegno degli americani – la più grande fonte di energia della nazione».

martedì 2 febbraio 2010

Svezia: cambiare la legge per costruire nuovi reattori

Nel 1980 la Svezia era stata la prima nazione a vietare con un referendum la costruzione di nuove centrali nucleari. I 10 reattori presenti nel Paese scandinavo sono rimasti comunque in attività, fornendo il 40% del fabbisogno elettrico nazionale. Ma ora gli svedesi vogliono andare oltre: cambiare la legge e costruire nuovi reattori.

Per questo la società di ricerca e sviluppo energetico Elforsk ha organizzato il 21 gennaio 2010 a Stoccolma un convegno con la partecipazione di esperti di diverse discipline. Hans Blix, ex direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), si è detto «assolutamente convinto» della necessità di nuovi reattori. Portando l’esempio della Francia, che esporta elettricità nucleare nei Paesi vicini (Italia, Spagna, Germania e Belgio), Blix ha detto di vedere la Svezia come possibile esportatore di elettricità nell’Europa settentrionale. L’esperto legale Ingvar Persson si occupa invece degli aspetti normativi necessari per elaborare una nuova legge e della ripartizione delle responsabilità.

Il governo presenterà le sue modifiche il 22 marzo, per rendere effettive le nuove norme entro la fine di giugno. Intanto l’Autorità regolatoria per la sicurezza radiologica ha iniziato a lavorare a un processo per l’autorizzazione di nuovi reattori, che dovrebbe essere pronto nel 2013.

Anche nell’opinione pubblica le cose sono cambiate dal 1980. Nell’aprile 2004 il 77% della popolazione trovava prioritario limitare le emissioni di gas serra, e solo il 17% era a favore di eliminare il nucleare. Oltre l’80% degli svedesi invece erano favorevoli a mantenere le centrali esistenti, e il 21% anche a sviluppare ulteriormente il settore. Nel marzo 2005 la percentuale della popolazione a favore del nucleare è salita all’83%, e nel giugno 2008 il 40% degli svedesi erano a favore dell’aumento della produzione di energia nucleare. Il governo ha fatto sua questa tendenza nel 2009: «I cambiamenti climatici sono una priorità, e perciò l’energia nucleare resterà in futuro una parte importante per la produzione dell’elettricità in Svezia».

giovedì 14 gennaio 2010

Viviamo immersi in un bagno di radioattività...

Qualche osservazione sull'articolo a firma di Bottaccioli pubblicato su Repubblica qualche giorno fa. A seguito dello studio del BsF, al quale si riferisce l'analisi del giornalista, il Ministero dell’Ambiente tedesco ha commissionato uno studio di verifica alla Commissione nazionale di Protezione Radiologica, la quale è stata categorica nell'affermare che non esiste alcuna evidenza su quanto affermato nello studio BfS. Tant'è che il Governo tedesco si è guardato bene dallo sgombrare bambini d'intorno alle centrali. Ha invece fatto quello che tutti gli chiedevano di fare. Cioè niente, a parte confermare la fiducia nella sicurezza delle centrali, di cui ha recentemente allungato di altri 20 la vita. Così come lo spagnolo Zapatero che ha preso una misura identica, od Obama e Gordon Brown che addirittura stanno promuovendo nuovi impianti.

In Italia non ci sono centrali nucleari, eppure è noto che il tasso di tumori e leucemie infantili sia da noi superiore a quello di tutti gli altri Paesi industrializzati. Una percentuale molto superiore alla media di Francia, Germania, Gran Bretagna, Svezia e Spagna, che il nucleare ce l'hanno in casa. Come mai la vita media dei francesi e dei giapponesi è allineata a quella di tutti i paesi OCSE? E come mai gli operai(e) delle centrali nucleari francesi e giapponesi hanno una vita media pari a quella di tutti i francesi e giapponesi?

Lo studio tedesco citato da Bottaccioli

Lo studio che lo smentisce

E sempre sulla radioattività ...
Viviamo immersi in un bagno di radioattività, anche se a dosi basse che variano a luogo a luogo. In India o in Brasile, la radioattività di base è dieci volte superiore a quella media italiana. In Italia la dose di radioattività naturale a cui è sottoposto annualmente ciascun individuo è pari all’incirca alla dose associata a una radiografia del torace moltiplicata per venti. Anche se non tutti se la passano allo stesso modo: Roma ha una radioattività doppia rispetto a Milano. Viterbo è tra le zone a più alta radioattività naturale.

La situazione poi volge al paradossale quando si legge della curiosa vicenda riportata da Piero Angela nel suo libro “La sfida del secolo” e accaduto in occasione delle riprese di una puntata speciale di Super Quark su Chernobyl.
“Per sicurezza tutta la troupe è stata dotata di un dosimetro, cioè un apparecchio in grado di misurare le radiazioni assorbite. Poiché per le riprese dello Speciale dovevamo entrare nella zona interdetta, cioè entro i 30 chilometri dalla centrale, ci è sembrata una precauzione necessaria . infatti, non solo abbiamo visitato e girato, la cittadina fantasma di Pripjat, la più vicina alla centrale, ma ci siamo anche avvicinati a meno di 100 metri dal “sarcofago”, dove sono rinchiuse le rovine radioattive del disastro nucleare. Ebbene, prima di partire, il direttore della fotografia, oltre al dosimetro da portare addosso , se ne era fatto consegnare un altro che aveva lasciato nella sua abitazione a Roma. Sorpresa. Quando al ritorno siamo andati a leggere i dosimetri, quello rimasto a Roma aveva registrato una dose di radiazioni maggiore di quelli che avevamo indossato per tutto il viaggio nella zona interdetta e nella visita alla centrale di Chernobyl. Almeno nella nostra esperienza, vivere a Roma comporta una dose di radiazioni più alta di quella assorbita nella zona intorno a Chernobyl.”

lunedì 11 gennaio 2010

Più integrata la sicurezza nucleare in Europa

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), in collaborazione con la Commissione Europea, ha raggiunto un accordo per una maggiore integrazione della sicurezza nucleare a livello europeo.

Questa intesa riguarda tutti i Paesi europei con attività nucleari, esclusi Regno Unito e Francia (che hanno uno status particolare in base al Trattato di non proliferazione): Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia.

«Questo passo importante è il risultato di un impegno comune da parte di tutti i soggetti coinvolti», ha dichiarato Andris Piebalgs, commissario all’energia della Commissione Europea.
«In questo modo la IAEA potrà applicare a ogni Paese misure meno restrittive e più tagliate sui singoli casi particolari. Si potranno così ridurre le ispezioni e i relativi costi», ha commentato Olli Heinonen, vicedirettore generale dell’IAEA e capo del Dipartimento della Protezione.

Il commissario Piebalgs si era già espresso sul tema del nucleare, affermando che “...l'opzione nucleare deve rimanere “aperta” per tutti quegli Stati che vogliono produrre o consumare questo tipo di energia. Ci sono tredici Stati membri che producono energia nucleare e sono ancora di più quelli che la utilizzano”, ha osservato. Secondo alcune stime citate dallo stesso Commissario Ue, il nucleare soddisfa oggi il 32% della domanda di elettricità nel territorio europeo. Inoltre, questa fonte di energia, non produce gas nocivi e - come spiega il Libro Verde - è al momento la forma più diffusa di energia pulita (carbon free) presente in Europa."

mercoledì 30 dicembre 2009

martedì 22 dicembre 2009

Flamanville: il modello nucleare francese

A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare.
“Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui l’Edf, insieme all’italiana Enel, sta costruendo un nuovo impianto nucleare, il terzo nello stesso sito sul mare e il primo di terza generazione avanzata, la tecnologia Epr che in futuro l’Enel vorrebbe utilizzare anche in Italia.
Prima delle centrali nucleari in questo territorio si era lavorato nelle miniere di ferro, ma sono state chiuse nel 1962. Intorno, c’è solo agricoltura. Ora si è messa in moto una storia diversa, senza che le caratteristiche del paesaggio siano state cambiate, al di là dell’area coperta dalle centrali nascoste dietro una collina e che non hanno bisogno delle alte torri di raffreddamento tipiche di altri impianti nucleari, grazie alla grande disponibilità di acqua di mare.

Quello di Flamanville è il migliore esempio di come le amministrazioni locali francesi abbiano saputo sfruttare la presenza delle centrali nucleari, senza per questo rinunciare a dibattiti e confronti. Esattamente come in Italia, l’opinione pubblica d’Oltralpe è divisa a metà sull’energia nucleare. E quando si verifica qualche guaio non mancano mai polemiche. Ma la decisione d’investire è stata presa, ci sono 58 reattori in funzione in 19 siti e l’effetto di questi investimenti è visibile sul territorio e valutabile per l’economia nazionale.

Proprio attorno a Flamanville, per esempio, il paesaggio è rimasto agricolo e la costa punteggiata di paesini pittoreschi. “La prima cosa che abbiamo realizzato è stata il porto turistico di Dielette. In questo pezzo di costa incontaminata e lunga una sessantina di chilometri non c’erano altri punti di sosta, oltre a Cherbourg. Oggi ne abbiamo potenziati cinque. È un investimento per il futuro” ha proclamato un anno fa Fauchon, quando si è trattato di votare sull’ampliamento della centrale nucleare. Fauchon è un socialista e, oltre che sindaco, è dipendente dell’Areva a Beaumont-Haugue, impianto di stoccaggio dove arriveranno anche le scorie delle centrali italiane in via di smantellamento.

Ma in Francia la decisione sulle centrali non è mai di una sola parte: coinvolge tutti e prevede, come passaggio obbligato, la consultazione delle amministrazioni locali. Così, quando è stato il momento di votare, nel comune di Flamanville il 95 per cento dei consiglieri comunali ha detto sì all’ampliamento della centrale; lo stesso è accaduto nel vicino comune di Siouville, retto da Roger Bonnemains, sindaco di destra vicino a Jean-Marie Le Pen.

A differenza degli italiani, i politici e gli uomini d’azienda francesi non parlano di “compensazioni”, ma di “ricadute sociali ed economiche” delle centrali. Ce ne sono di precedenti e di contemporanee ai lavori per la costruzione dell’impianto. Prima di fare arrivare i circa 3 mila tra operai e ingegneri che devono costruire in 5-8 anni una centrale, in Francia si preparano infatti le abitazioni, le scuole, i pronto soccorso, gli impianti sportivi, le infrastrutture viarie. I cittadini lo sanno, e l’entità di questi lavori preparatori pesa non poco sul loro giudizio finale, senza il quale peraltro non si procede. E così si mette in moto un volano di modernizzazione e di lavoro, che a sua volta favorisce iniziative anche in altri settori, come la piccola e grande distribuzione e la ristorazione. In alcuni casi le acque di raffreddamento vengono poi usate per gli allevamenti. Capita frequentemente con il pesce. Ma vicino alla centrale di Pierrelatte, nel sud-est della Francia, è stata addirittura creata una fattoria di coccodrilli, dove l’habitat, che è ideale per i rettili, favorisce la produzione intensiva di un animale altrove difficilmente allevabile.

Fonte: Panorama, 21 dicembre

lunedì 21 dicembre 2009

Il nucleare è più economico del solare

Riprendo da un mio amico una tabella molto interessante che elenca i costi da fonti energetiche diverse.

Questa tabella è stata elaborata grazie al Calcolatore dei costi di produzione dell’energia messo a disposizione dal SETIS, un sito varato dalla Commissione europea che consente di valutare il prevedibile apporto di ciascuna tecnologia agli obiettivi di riduzione della CO2 assunti dalla UE, sia dal punto di vista del potenziale tecnologico, sia da quello dei costi. Il calcolo effettuato fornisce i risultati dei costi attuali e proiettati al 2020 (a valori 2007) relativamente al MW elettrico prodotto (1 MW = 1.000 kW).
La tabella chiarisce che non è vero che il nucleare è la fonte d’energia più costosa e che produrre energia con il solare costa (costerà) dieci volte di più. Ora, se i dati sono attendibili, l’"argomento costi", per chi si oppone al nucleare, cade miseramente. E del resto, non si capirebbe altrimenti perchè il nucleare è presente nella maggiorparte dell'Europa, mentre continua la ricerca per migliorarne la qualità e per risolvere il problema delle scorie. Certo, ci vuole molto solare e anche eolico (che però, benchè competetivo ha i suoi problemi per la qualità dell’energia prodotta e per le ingenti spese di adeguamento della rete non calcolate nella tabella)...

E infine, consiglio anche questa lettura per avere un'idea più precisa sui costi del fotovoltaico in Italia.

venerdì 18 dicembre 2009

Nasce negli Stati Uniti nuova azienda per il nucleare

Negli Stati Uniti nasce una nuova, grande azienda per l’energia nucleare. È la Babcock & Wilcox, finora parte della società di costruzioni McDermott International. L’operazione dovrebbe concludersi entro 9-12 mesi.

La nuova società, che sarà quotata alla borsa di New York, stabilirà la sua sede a Charlotte, in North Carolina (Sud degli Stati Uniti). Fra il 2006 e il 2008, come parte della McDermott International, la Babcock & Wilcox ha prodotto profitti medi annui di oltre 3 miliardi di dollari.

La Babcock & Wilcox è specializzata nella costruzione di sistemi per la produzione di energia, fra cui generatori di vapore e altre componenti di reattori nucleari, e fornisce al governo americano vari servizi fra cui la lavorazione dell’uranio. Nel giugno 2009 ha poi annunciato il progetto di sviluppare un nuovo modello di reattore nucleare modulare da 125 Megawatt elettrici: secondo il produttore sarà un reattore ad acqua leggera di tipo avanzato, con struttura di contenimento sotterranea.

martedì 15 dicembre 2009

No al nucleare: e se a dirlo è Adriano Celentano...

Ognuno è libero di esprimere il proprio punto di vista, ma se quel qualcuno è un personaggio pubblico, (ad esempio Celentano), dovrebbe avere quantomeno lo scrupolo di informasi bene, prima di fare dichiarazioni inesatte...
Di seguito qualche osservazione, da parte di chi non saprà nulla di musica, ma di fonti energetiche si. “Capisco le paure, ma dobbiamo ricordare che il movimento antinucleare è nato vent’anni fa sull’onda dei disastri delle centrali nucleari: il referendum in Italia avvenne dopo Chernobyl, quando eravamo tutti comprensibilmente in preda al panico”, spiega Umberto Veronesi.

Il più celebre oncologo italiano è da sempre un sostenitore del ritorno all’atomo nel nome della fiducia nel progresso scientifico. All’amico showman riconosce il merito di saper esprimere con efficacia i sentimenti popolari, ma non ne condivide le apocalittiche preoccupazioni. “Oggi - ricorda Veronesi - sappiamo che quella centrale fu progettata per scopi militari, era un impianto obsoleto e carente di sistemi di sicurezza e oltretutto l’incidente fu causato da un tragico e incredibile errore umano, che oggi non potrebbe più occorrere perché, grazie alla ricerca tecnologica, i processi sono altamente automatizzati, e dunque il rischio è ridotto al minimo”.

Qualche tono polemico in più nelle parole di Piergiorgio Odifreddi. Persino lui, scettico sul ritorno al nucleare, preferisce lasciar parlare chi ne sa di più in materia. “Le posizioni espresse dai personaggi dello spettacolo su temi come il nucleare - spiega il matematico - non sono dissimili da quelle che esprime la Chiesa su argomenti come la fecondazione assistita e la ricerca sulle staminali: sono opinioni disinformate e non-tecniche su questioni che sono invece estremamente tecniche”. Secondo Odifreddi, che pure si dice scettico sul ritorno all’atomo e precisa di preferire di gran lunga investimenti massicci sulle rinnovabili, “non bisogna cedere a isterismi, lasciando parlare chi ha la competenza per farlo”.

giovedì 10 dicembre 2009

"Perchè mi batto per il nucleare"

Oggi riporto un intervista a Marco Napolitano, professore ordinario di fisica generale presso la facoltà di scienze dell'università "Federico II" di Napoli. L'articolo si può leggere su denaro.it

Professore, è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia?
Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un'ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti.

Com'è la situazione energetica italiana?
L'Italia importa quasi tutta l'energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, ndr): importiamo da Francia, Slovenia e Svizzera dove sono presenti in totale circa 60 centrali nucleari, alcune molto vicine ai confini italiani. Il mix di produzione in Italia è sbilanciato verso le fonti più costose, gas naturale e petrolio, che sono anche in via di esaurimento. Il costo di generazione da carbone e nucleare è minore del 20 per cento rispetto a quello dei cicli combinati a gas.

Perché in Italia c'è questa forte opposizione al nucleare?
C'è un problema di accettazione del nucleare. Il nucleare colpisce negativamente l'immaginazione popolare. Si pensa subito alla bomba atomica o, peggio, al disastro di Chernobyl che è l'incidente più grave mai accaduto. Se si pensa però che nel mondo sono in funzione, da diversi decenni, poco meno di 500 centrali, è possibile affermare che la probabilità di incidenti ad impianti nucleari è molto bassa.

Qual è allora il problema?
Anche di conoscenza, mancano le necessarie informazioni su tale sistema di produzione energetica. C'è poi un problema politico. Spesso la politica preferisce non occuparsi di questa materia, considerandola una patata bollente da lasciare ad altri.

Come affrontare la questione legata alle scorie nucleari?
Ogni fonte energetica ha costi e svantaggi. La natura non dà nulla gratis. Sulla questione delle scorie radioattive, ovvero dello scarto di combustibile nucleare esausto (o spento) derivante dalla fissione nucleare, la soluzione scelta per l'Italia è quella del deposito geologico, ovvero dello stoccaggio in bunker sotterranei profondi e schermati in modo da evitare la fuoriuscita di radioattività nell'ambiente esterno.

Di quanti reattori ha bisogno l'Italia?
Basterebbero 4/5 impianti di terza generazione EPR (European Pressurized Reactor) – ad altissima sicurezza, progettati per rendere improbabili guasti tecnici o errori umani – per coprire almeno una parte del fabbisogno energetico nazionale. Si potrebbe partire con un 10 per cento di nucleare sul totale della produzione energetica italiana per poi allinearci alla media mondiale che si aggira intorno al 15 per cento.

Quanto ci vorrà per vedere in funzione la prima centrale italiana?
Un processo lungo dovuto all'accettazione dell'impianto da parte dell'opinione pubblica. Trovato il sito, accettato dalla popolazione, ci vogliono i vari permessi e la licenza integrata di costruzione ed esercizio (Col). Dopodichè devono partire i lavori delle infrastrutture connesse all'impianto come la rete elettrica che deve supportare la centrale.

Ha mai trovato nei suoi studenti degli oppositori accaniti?
No, devo dire di aver trovato sempre studenti molto interessati a saperne di più, ma senza preconcetti.

giovedì 26 novembre 2009

Il nucleare necessario

È di oggi la notizia dell'intervento del presidente del Senato, Renato Schifani, in occasione del convegno ''Energia nucleare: sporca o pulita?'', alla Biblioteca Spadolini del Senato. Ebbene, vent'anni dalla consultazione referendaria che decretò l'abbandono dell'energia nucleare in Italia, oggi, dichiara Schifani, il ritorno a quella forma di produzione di energia è ''ineludibile e necessaria'' per riaprirsi al nucleare ''con spirito costruttivo e innovativo, nella cornice della tutela massima del cittadino e dell'ambiente".

Ricordando ''l'intensa mobilitazione e una campagna giornalistica per sensibilizzare, anche con toni forse accesi, i cittadini sui rischi che potevano derivare dall'impiego di questa forma di energia'' e ''l'onda emotiva del terribile disastro di Chernobyl'', che indusse l'Italia a rinunciare decisamente al nucleare, Schifani ha sottolineato come oggi ''i tempi siano cambiati''. L'evoluzione della tecnologia renderebbe secondo Schifani ''impossibile'' una seconda Cernobyl ai giorni nostri'', e del resto anche motivi di ordine economico e produttivo inducono ad un opportuno ed urgente ripensamento: oggi l'Italia ''fra i componenti del G8 e' l'unica nazione a non avere il nucleare''. Ancora, il nostro paese attualmente ''e' dipendente dal punto di vista energetico per circa l'80% da combustibili fossili e fonti costose come gas naturale e petrolio e la domanda energetica continua a crescere''. Senza tralasciare il fatto che ''gli italiani pagano oggi una bolletta dell'elettricita' che e' 3 volte superiore rispetto a quella dei francesi, i quali hanno optato da anni per il nucleare che copre l'80% del loro fabbisogno''.
Su Asca per leggere tutto l'articolo.

Di qualche giorno fa, invece, una notizia pubblicata sul Sole24ore, che affrontava il tema del nucleare dal punto di vista del lavoro e delle competenze individuali (e non), necessarie per inaugurare l'investimento sull'atomo.

II piano atomico italiano potrebbe chiedere circa 2mila posti di lavoro. Senza contare l'indotto.
Il programma nucleare, nelle stime del governo, prevede di costruire almeno quattro reattori, probabilmente collocati in tre diverse centrali (un reattore da 1.600 megawatt con la tecnologia Epr in una centrale in Alta Italia, uno nel Mezzogiorno e nell'Italia Centrale, forse a Montalto di Castro, una centrale più grossa con due reattori Epr). Capofila del programma è l'Enel, che ha un patto con la francese EdF (Electricité de France) sostenuto da un accordo tra i due governi. Ma non si esclude che al piano italiano possano aggregarsi altre aziende, in raggruppamento con Enel ed EdF oppure con un progetto alternativo.

Un programma del genere chiede competenze specializzate che oggi in Italia in apparenza sembrano latitare. In apparenza. Nella realtà il presidio di cultura atomica non è stato spazzato dal referendum del novembre 1987, quando gli italiani ancora terrorizzati dall'evento di Cernobyl votarono contro l'energia atomica. L'eredità di Enrico Fermi e Bruno Pontecorvo con il gruppo di fisici di calibro mondiale raccolti attorno ai “ragazzi di via Panisperna” è stata mantenuta viva in alcune università.

martedì 17 novembre 2009

Greenpeace contro tutti: difendiamoci informandoci

Greenpeace è un'organizzazione ambientalista con caratteristiche particolari. È conosciuta per lo più per le manifestazioni contro l'industria chimica, per gli attacchi alle piantagioni biotech, per le tecniche spettacolari e aggressive utilizzate contro imprese che sarebbero la causa di "inquinamento". Slogan duri, campagne pubblicitarie vaste e diffuse, una grande capacità di apparire sui mezzi di comunicazione di massa, azioni dimostrative e un organizzatissimo ufficio stampa: questa è la forza di Greenpeace. Sulla base di questa capacità di "fare notizia" Greenpeace ha costruito un vero e proprio impero finanziario con decine di sedi e milioni di dollari.

Il nome di Greenpeace è associato sempre ai "grandi marchi". Greenpeace contro la Apple, contro la Porche, contro la Bayer, la Philips. Se è vero che più le aziende sono grandi e più potrebbero inquinare, è anche vero che non ci sarebbe gusto per questi "green" attaccare aziende poco conosciute. Semplicemente per il fatto che non avrebbero la stessa notorietà.

In particolare per il nucleare, dopo le bollette finte, ecco la trovata della farmacia. E ancora prima di queste due iniziative un altro volantino su cosa fare in caso di un ipotetico incidente.
Tre iniziative costruite "ad hoc" per fare leva sulle persone che, non istruite a sufficienza sul nucleare, (e questo è un problema di mancata informazione a cui il governo dovrebbe rimediare) ci “cascano con tutte le scarpe”.

Immaginate la vecchietta che riceve un volantino che riporta la bolletta elettrica con un importo triplicato e il ragazzo di greenpeace che la istruisce: signora, se non vuole pagare cara l'energia, deve dire NO al nucleare! O immaginate la signora che va al mercato e si imbatte sulla “farmacia nucleare”, proprio in questo periodo, poi che la gente è già spaventata dall’influenza suina e di vaccini. (l’importanza della riuscita di una protesta è anche dovuta la contesto in cui si manifesta: se questo è favorevole, la protesta ha più chance di attirare attenzione). Quindi, parlare di pillole e medicine in questo momento, facilita gli ambientalisti nella loro missione di accrescere ansie e timori sulle persone che non hanno abbastanza conoscenza per controbattere.

Queste pillole vengono distribuite in Francia alle famiglie che vivono entro 10 KM da una centrale nucleare, parchè in caso di incidente, l'ingestione delle compresse di iodio stabile è un modo semplice ed efficace per proteggere la tiroide contro gli effetti dello iodio radioattivo.
Queste pillole rientrano semplicemente in un sistema di sicurezza, molto ben strutturato e organizzato quando c'è di mezzo un impianto nucleare. Anzi se per ogni altro impianto e centrale ci fosse una gestione della sicurezza a questi livelli, non accadrebbero incidenti, che nonostante la loro gravità, passano in sordina.
Insomma, solo una cultura e conoscenza reale possono combattere queste iniziative "partorite" da una strategia di comunicazione di un impero finanziario come quello di greenpeace.

Per Approfondire qui la vera storia di Greenpeace

mercoledì 4 novembre 2009

Le preoccupazioni francesi sul nucleare che si ferma (per manutenzione!)

Nel giorno della notizia dei dubbi sollevati dalle autorità di sicurezza nucleare sui sistemi di “comando/controllo” dei reattori EPR, in Francia i blogger di cosa discutono?
Ebbene, i blogger d’oltralpe si mostrano preoccupati. Ma – sorpresa! – il loro rammarico è dovuto a un’altra notizia, che ha suscito molto più clamore : La France va devoir importer massivement de l'électricité pendant plus de deux mois cet hiver. Ossia, la Francia dovrà importare energia dall’estero per un periodo più lungo di due mesi nel prossimo inverno.
Il motivo? 18 reattori nucleari sui 58 di cui dispongono non saranno più operativi perché sottoposti a manutenzione.
Eh si, perché come si legge qui "Le parc nucléaire assure plus de 76 % de la production d'électricité de la France...", i francesi con il loro nucleare riescono quasi a soddisfare la richiesta di energia e non gli va proprio giù questa loro dipendenza “momentanea”!

Insomma, i francesi sono preoccupati, come riportato qui , qui e infine qui dove in un commento, se la prendono anche con gli scioperi avvenuti in primavera che hanno fatto slittare i lavori di manutenzione proprio in inverno, quando l’energia era più richiesta:
"Merci aux écologistes et à geen-pisse : ils ruinent peu à peu la France qu’ils veulent ramener à l’ère préhistorique !" E se i francesi parlano di preistoria … cosa dovremmo dire noi ?

martedì 3 novembre 2009

Si sta lavorando per un nucleare sicuro: ecco la prova

Le autorità di sicurezza nucleare di Finlandia, Regno Unito e Francia hanno sollevato dei dubbi in merito alla sicurezza garantita dai sistemi di “comando/controllo” dei reattori EPR attualmente in costruzione in Finlandia, in Francia e progettati in Gran Bretagna (quindi parliamo di prototipi). In altre parole, secondo le tre Autorità, i sistemi di emergenza della centrale hanno ancora delle parti in comune con i normali sistemi di gestione, cosa da evitare per avere il massimo di sicurezza in caso di incidente. Pertanto le tre Autorità «hanno chiesto ai gestori e al fabbricante di migliorare la concezione iniziale dell’EPR» e, precisa il comunicato «i gestori e Areva (la società che ha progettato e realizza le centrali – ndr) hanno convenuto di effettuare modifiche all’architettura del progetto dell’EPR, che saranno esaminate dalle Autorità di Sicurezza».

Una notizia che si è subito prestata a sostenere affermazioni generiche del tipo: “I reattori EPR non sono abbastanza sicuri”, o addirittura “Autorità di sicurezza di 3 Paesi bocciano il reattore EPR” (Apcom), tralasciando, quello che per me è il nocciolo della questione: l’industria nucleare è estremamente attenta alla sicurezza e sta lavorando per accrescerla.

Inoltre, questa vicenda testimonia ancora una volta come quello nucleare sia in assoluto il settore industriale con il maggior livello di garanzie. Le normative sulla sicurezza e sulla radioprotezione che lo regolano sono sviluppate da organismi internazionali e sono applicate a tutti i livelli in un contesto di controllo continuo. Non solo: in Italia, dove è prevista l’adozione di reattori EPR per il rilancio del nucleare, non avremo i problemi che stanno risolvendo francesi e finlandesi, garantendoci così ulteriormente sul piano della affidabilità di esercizio e della sicurezza generale. E anche dandoci una mano a ridurre i costi.

Insomma, quale altro settore industriale si avvicina ad un tale livello di garanzie? Anche in fase di esercizio, qualunque malfunzionamento o evento anomalo che si verifichi presso un qualsiasi impianto nucleare di qualsiasi Paese del mondo deve essere immediatamente notificato alle Agenzie internazionali di controllo, che hanno il potere di disporre accertamenti indipendenti da quelli disposti in sede nazionale.