Diminuire di un terzo, nei prossimi dieci anni, l’importazione di greggio dall’estero. Arrivare al 2025 con un’America sempre meno dipendente dall’oro nero, dalle crisi politiche mediorientali, dall’aumento del prezzo del petrolio per guerre e speculazioni varie. Questo uno degli obiettivi di Barack Obama.
Il presidente ha esposto il suo ambizioso programma in un discorso alla Georgetown University. Un’agenda energetica che potremmo definire controcorrente. Non solo perché rilancia gli investimenti sulle energie rinnovabili, ma anche perché, mentre tutto il mondo s’interroga sul destino dell’atomo, fa riemergere con forza l’idea che gli americani debbano puntare sulle centrali nucleari per avere l’energia necessaria per il futuro.
Nonostante Fukushima, nonostante il dramma della centrale atomica giapponese abbia posto quesiti a tutti i governi sulla sicurezza dell’energia nucleare, il presidente americano non cambia la rotta tracciata fin dalla (ormai) lontana campagna elettorale e ribadita in diverse occasioni, ultima delle quali il Discorso all’Unione dello scorso gennaio, quando annunciò l’obiettivo di passare dall’attuale 40% di energia prodotta da fonti pulite all’80% entro il 2035.
E, tra queste, oltre al vento, al sole e all’idrogeno, Barack Obama colloca l’energia nucleare. “Credo nella sicurezza degli impianti americani” - ha detto il presidente alla Georgetown University. E nelle potenzialità dell’atomo, fonte energetica che, nonostante il dramma giapponese, non possiamo togliere dal tavolo”.
Per lui, la priorità è diminuire la dipendenza dal petrolio. Farlo, non solo per evitare di essere appesi agli instabili equilibri del Medio Oriente, ma anche per lasciarsi alle spalle l’incubo della Macchia Nera del Golfo del Messico; le pressioni della lobby del greggio per avere i permessi di trivellazione in paradisi naturali come l’Alaska; per evitare l’altalena del prezzo della benzina, che ora ha raggiunto il quasi record di 3 dollari e 58 al gallone.
Da Panorama
Visualizzazione post con etichetta Barack Obama. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Barack Obama. Mostra tutti i post
giovedì 31 marzo 2011
lunedì 26 aprile 2010
Più nucleare buono, meno nucleare cattivo: Patrick Moore su the Huffington post
Oltre a celebrare il suo 40° anniversario, l’edizione del ‘Earth Day’ di quest’anno è speciale anche per un altro motivo: sul fronte del nucleare, il 2010 è un anno positivo sia per l’ambiente che per la pace nel mondo.
All’inizio dell’anno il presidente Obama ha sbloccato i fondi per la costruzione di due centrali nucleari, le prime nuove centrali americane in 30 anni. Un fatto positivo per l’ambiente perché ogni centrale nucleare equivale a due generatori alimentati a carbone in meno. Il che significa grandi riduzioni di emissioni di gas ad effetto serra e meno inquinamento nell’aria.
Nel suo discorso a favore della centrale Vogtle, il Presidente è stato chiaro: “L’energia nucleare è la fonte principale per produrre energia senza emissioni di CO2. Questa centrale, per esempio, in un anno produrrà 16milioni di tonnellate di CO2 in meno paragonata a una centrale a carbone simile. Ciò equivale a togliere 3,5milioni di vetture dalla strada.”
L’altra faccia del nucleare è stata affrontata durante il Nuclear Security Summit, la più grande riunione di leader mondiali tenuta negli Stati Uniti sin dalla fondazione delle Nazioni Unite nel 1945. Qualche giorno prima del Summit, Obama ed il Presidente Russo Dmitry Medvedev avevano firmato un nuovo trattato per la riduzione di armi strategiche, approvando la riduzione del 30% delle armi nucleari attive e annunciando lo smaltimento di 34 tonnellate di plutonio ognuno, equivalenti a 17mila testate nucleari in meno.
Il 40° anniversario del Earth Day va dunque ricordato anche per gli sviluppi positivi del nucleare a favore dell’ambiente, per l’utilizzo della tecnologia nucleare per scopi pacifici e per la riduzione della minaccia di una guerra nucleare.
Fonte: The huffingtonpost
All’inizio dell’anno il presidente Obama ha sbloccato i fondi per la costruzione di due centrali nucleari, le prime nuove centrali americane in 30 anni. Un fatto positivo per l’ambiente perché ogni centrale nucleare equivale a due generatori alimentati a carbone in meno. Il che significa grandi riduzioni di emissioni di gas ad effetto serra e meno inquinamento nell’aria.
Nel suo discorso a favore della centrale Vogtle, il Presidente è stato chiaro: “L’energia nucleare è la fonte principale per produrre energia senza emissioni di CO2. Questa centrale, per esempio, in un anno produrrà 16milioni di tonnellate di CO2 in meno paragonata a una centrale a carbone simile. Ciò equivale a togliere 3,5milioni di vetture dalla strada.”
L’altra faccia del nucleare è stata affrontata durante il Nuclear Security Summit, la più grande riunione di leader mondiali tenuta negli Stati Uniti sin dalla fondazione delle Nazioni Unite nel 1945. Qualche giorno prima del Summit, Obama ed il Presidente Russo Dmitry Medvedev avevano firmato un nuovo trattato per la riduzione di armi strategiche, approvando la riduzione del 30% delle armi nucleari attive e annunciando lo smaltimento di 34 tonnellate di plutonio ognuno, equivalenti a 17mila testate nucleari in meno.
Il 40° anniversario del Earth Day va dunque ricordato anche per gli sviluppi positivi del nucleare a favore dell’ambiente, per l’utilizzo della tecnologia nucleare per scopi pacifici e per la riduzione della minaccia di una guerra nucleare.
Fonte: The huffingtonpost
mercoledì 14 aprile 2010
"Lettera aperta contro il nucleare"
“Siamo un gruppo di docenti e ricercatori ….” Cosi inizia la lettera aperta contro il nucleare ai candidati alle elezioni regionali, appena tenute. Scienziati quindi, dai quali sarebbe normale attendersi ragionamenti logici, qualche numero, qualche comparazione e soprattutto il rispetto di alcuni criteri logici.
Tutte cose di cui non vi è traccia alcuna in questa lettera piena invece di affermazioni generiche, ideologiche, addirittura difficilmente confutabili, tanto sono prive di sostanza.
E’sufficiente leggere la seconda parte del documento, quella in cui dovrebbe stare la sostanza e le prove delle ragioni antinucleari. Il capolavoro sta nel paragrafo su Obama, la cui posizione è così riassunta:
1.Obama è per le rinnovabili.
2.Obama ha concesso prestiti alle nuove centrali
3.Obama lo ha fatto perché è prigioniero delle lobby.
Evidentemente nessuno ha letto le dichiarazioni di Obama che ha mandato a quel paese, accusandoli di infantilismo, gli ambientalisti americani che continuano a protestare contro la sua scelta. E poi scusate: perché uno è sempre prigioniero delle lobby nucleari e mai delle lobby delle rinnovabili. Chi costruisce rinnovabili è per caso un filantropo che investe per fare beneficenza?
Altrettanto esilarante l’argomento sui costi. Il nucleare costa troppo. Rispetto a che cosa? Rispetto ai combustibili fossili, di cui si preannuncia la prossima fine? Rispetto a quale prezzo del petrolio, del gas e del carbone? Ma non si rendono conto che fare questa affermazione significa accettare a dittatura dei combustibili fossili?
Infatti, quando poi si afferma che l’energia nucleare ha perso quote di mercato si evita accuratamente di dire che le ha perse a favore del carbone e del gas … Nel mondo 10 anni fa i fossili contribuivano per il 63% alla produzione di energia elettrica. Nel 2007 erano arrivati al 68%. Anche l’idroelettrico, nonostante la crescita dovuta ai grandi progetti asiatici, ha perso quote percentuali. Le altre rinnovabili sono talmente trascurabili da non potere essere prese in considerazione.
C’è poi l’argomento sulla dipendenza energetica italiana che aumenterebbe a causa delle importazioni di uranio. Evidentemente nessuno di loro ha mai visto una matrice di rischio, fatto un calcolo delle probabilità, capito la differenza fra la Libia e il Canada.
Altre chicche riguardano ad esempio il fatto che la produzione di energia nucleare non sarebbe priva di emissioni perché occorre considerare la C02 emessa nella fase di costruzione. Ma qualcuno ha fatto lo stesso conto per il solare, l’eolico, l’idro? Ma di che cosa stiamo parlando?
Lasciamo perdere la poesia sul sole. L’ultimo argomento è forse il più comico. L’energia nucleare non va bene anche perché “ è evidente che, a causa del suo altissimo contenuto tecnologico, l’energia nucleare aumenta la disuguaglianza fra le nazioni. Risolvere il problema energetico su scala globale mediante l’espansione del nucleare porterebbe inevitabilmente ad una nuova forma di colonizzazione: quella dei paesi tecnologicamente più avanzati su quelli meno sviluppati.”.
Questo è vero, anzi verissimo. Infatti, fra qualche anno, l’Italia sarà colonizzata da Cina, India, Corea del Sud, Russia che stanno costruendo un bel numero di centrali nucleari.
Dal blog di Chicco Testa
Tutte cose di cui non vi è traccia alcuna in questa lettera piena invece di affermazioni generiche, ideologiche, addirittura difficilmente confutabili, tanto sono prive di sostanza.
E’sufficiente leggere la seconda parte del documento, quella in cui dovrebbe stare la sostanza e le prove delle ragioni antinucleari. Il capolavoro sta nel paragrafo su Obama, la cui posizione è così riassunta:
1.Obama è per le rinnovabili.
2.Obama ha concesso prestiti alle nuove centrali
3.Obama lo ha fatto perché è prigioniero delle lobby.
Evidentemente nessuno ha letto le dichiarazioni di Obama che ha mandato a quel paese, accusandoli di infantilismo, gli ambientalisti americani che continuano a protestare contro la sua scelta. E poi scusate: perché uno è sempre prigioniero delle lobby nucleari e mai delle lobby delle rinnovabili. Chi costruisce rinnovabili è per caso un filantropo che investe per fare beneficenza?
Altrettanto esilarante l’argomento sui costi. Il nucleare costa troppo. Rispetto a che cosa? Rispetto ai combustibili fossili, di cui si preannuncia la prossima fine? Rispetto a quale prezzo del petrolio, del gas e del carbone? Ma non si rendono conto che fare questa affermazione significa accettare a dittatura dei combustibili fossili?
Infatti, quando poi si afferma che l’energia nucleare ha perso quote di mercato si evita accuratamente di dire che le ha perse a favore del carbone e del gas … Nel mondo 10 anni fa i fossili contribuivano per il 63% alla produzione di energia elettrica. Nel 2007 erano arrivati al 68%. Anche l’idroelettrico, nonostante la crescita dovuta ai grandi progetti asiatici, ha perso quote percentuali. Le altre rinnovabili sono talmente trascurabili da non potere essere prese in considerazione.
C’è poi l’argomento sulla dipendenza energetica italiana che aumenterebbe a causa delle importazioni di uranio. Evidentemente nessuno di loro ha mai visto una matrice di rischio, fatto un calcolo delle probabilità, capito la differenza fra la Libia e il Canada.
Altre chicche riguardano ad esempio il fatto che la produzione di energia nucleare non sarebbe priva di emissioni perché occorre considerare la C02 emessa nella fase di costruzione. Ma qualcuno ha fatto lo stesso conto per il solare, l’eolico, l’idro? Ma di che cosa stiamo parlando?
Lasciamo perdere la poesia sul sole. L’ultimo argomento è forse il più comico. L’energia nucleare non va bene anche perché “ è evidente che, a causa del suo altissimo contenuto tecnologico, l’energia nucleare aumenta la disuguaglianza fra le nazioni. Risolvere il problema energetico su scala globale mediante l’espansione del nucleare porterebbe inevitabilmente ad una nuova forma di colonizzazione: quella dei paesi tecnologicamente più avanzati su quelli meno sviluppati.”.
Questo è vero, anzi verissimo. Infatti, fra qualche anno, l’Italia sarà colonizzata da Cina, India, Corea del Sud, Russia che stanno costruendo un bel numero di centrali nucleari.
Dal blog di Chicco Testa
giovedì 25 marzo 2010
Nuovo record degli americani filo-nucleari: ora sono il 62%
Gli americani sostengono con sempre più convinzione l’energia nucleare. La percentuale di cittadini favorevoli ha segnato un nuovo record, toccando il 62%. Fra questi, il 28% si sono detti “fortemente a favore”. Solo il 33% sono invece contrari. Sono i risultati di un sondaggio condotto dalla società di statistica Gallup.Per quanto riguarda gli schieramenti politici, nonostante il forte slancio nucleare del presidente Obama, sono i repubblicani che, come da tradizione, si dichiarano più favorevoli: 74% contro il 51% dei democratici.
giovedì 4 marzo 2010
Il nucleare: la maggioranza degli americani è a favore
La maggioranza degli americani è a favore del piano di rilancio del nucleare del presidente Barack Obama: lo afferma un sondaggio del sito Angus Reid Global Monitor secondo cui il 48 per cento degli americani è favorevole alla costruzione di nuove centrali contro il 34 per cento di contrari. Secondo il sondaggio le spinte nucleariste sono più forti dalla parte dei Repubblicani, il 60 per cento dei quali si dichiara favorevole.
Anche secondo gli ultimi dati della Pew Research (centro di ricerca indipendente che sforna periodicamente indagini statistiche) si restringe il margine tra l’opinione pubblica contro e quella a favore della scelta del governo di promuovere un maggior uso dell’energia nucleare. 52% americani sostengono la linea del governo mentre il 41% è contrario.
Anche secondo gli ultimi dati della Pew Research (centro di ricerca indipendente che sforna periodicamente indagini statistiche) si restringe il margine tra l’opinione pubblica contro e quella a favore della scelta del governo di promuovere un maggior uso dell’energia nucleare. 52% americani sostengono la linea del governo mentre il 41% è contrario.
Etichette:
america,
Barack Obama,
energia,
nucleare
mercoledì 24 febbraio 2010
Obama, la scelta nucleare USA ed il silenzio verde in Italia
A fronte della scelta coraggiosa di Obama riguardo l'atomo, sorgono spontanee alcune domande da rivolgere agli oppositori “organici” nostrani al nucleare che pochi giorni fa avevano invaso i media per sparare a zero contro il provvedimento del Governo che dettava norme precise e chiare per l’individuazione dei siti nazionali delle centrali.
Per esempio, vorremmo chiedere alla Presidente uscente del Piemonte come si pone di fronte all’uscita USA visto che lei aveva sostenuto che “il nucleare è una scelta non economica, pericolosa e non più adottata all’estero”. Analogamente, come si giustifica oggi la posizione vetero-ecologista dell’Italia dei Valori contraria al nucleare quando un presidente democrata compie un passo in avanti di tale portata?
Obama ha spiazzato tutti coloro che sin dalla sua elezione lo avevano innalzato ad icona mistica della purezza ambientale basata sul risparmio e l’uso delle fonti rinnovabili: un sogno che non tiene conto del fatto che un paese ha bisogno di energia 24 ore su 24, in maniera continua e regolare, e che questo non si può ottenere dalle fonti rinnovabili, utili ma aggiuntive alle sorgenti primarie. Finché non si troverà qualcosa di nuovo, volenti o nolenti, gli idrocarburi, il carbone ed il nucleare sono scelte dalle quali non si può prescindere. Il nucleare, peraltro, è la sola scelta che permette una reale diminuzione dei gas serra come dimostra il caso della Francia che, con le sue 56 centrali nucleari, è l’unico paese che è riuscito a rispettare i vincoli del Protocollo di Kyoto.
La scelta di Obama, inserita in un piano globale, ha sparigliato i giochi degli oppositori nostrani proprio nel momento in cui il nostro Governo sta rilanciando il nucleare. Sarà interessante vedere le reazioni dei prossimi giorni: aspettiamoci sottili distinguo, frasi furbescamente bizantine del tipo “ negli USA si che la scelta si può fare, ma da noi, con il nostro territorio..”. Per ora tutto tace grazie al rimestio nel fango di questi giorni e che durerà sino alle prossime elezioni amministrative. Da un punto di vista prettamente tecnico lascia estremamente perplessi il titolo con cui Il Sole 24 Ore riportava la notizia e che, non è chiaro su quali basi scientifiche, parla di “Nucleare Verde”! Forse qualcuno gli ha soffiato in anteprima quale sarà il colore delle mura esterne degli impianti che saranno realizzati in Georgia.
Da: L'Occidentale
Per esempio, vorremmo chiedere alla Presidente uscente del Piemonte come si pone di fronte all’uscita USA visto che lei aveva sostenuto che “il nucleare è una scelta non economica, pericolosa e non più adottata all’estero”. Analogamente, come si giustifica oggi la posizione vetero-ecologista dell’Italia dei Valori contraria al nucleare quando un presidente democrata compie un passo in avanti di tale portata?
Obama ha spiazzato tutti coloro che sin dalla sua elezione lo avevano innalzato ad icona mistica della purezza ambientale basata sul risparmio e l’uso delle fonti rinnovabili: un sogno che non tiene conto del fatto che un paese ha bisogno di energia 24 ore su 24, in maniera continua e regolare, e che questo non si può ottenere dalle fonti rinnovabili, utili ma aggiuntive alle sorgenti primarie. Finché non si troverà qualcosa di nuovo, volenti o nolenti, gli idrocarburi, il carbone ed il nucleare sono scelte dalle quali non si può prescindere. Il nucleare, peraltro, è la sola scelta che permette una reale diminuzione dei gas serra come dimostra il caso della Francia che, con le sue 56 centrali nucleari, è l’unico paese che è riuscito a rispettare i vincoli del Protocollo di Kyoto.
La scelta di Obama, inserita in un piano globale, ha sparigliato i giochi degli oppositori nostrani proprio nel momento in cui il nostro Governo sta rilanciando il nucleare. Sarà interessante vedere le reazioni dei prossimi giorni: aspettiamoci sottili distinguo, frasi furbescamente bizantine del tipo “ negli USA si che la scelta si può fare, ma da noi, con il nostro territorio..”. Per ora tutto tace grazie al rimestio nel fango di questi giorni e che durerà sino alle prossime elezioni amministrative. Da un punto di vista prettamente tecnico lascia estremamente perplessi il titolo con cui Il Sole 24 Ore riportava la notizia e che, non è chiaro su quali basi scientifiche, parla di “Nucleare Verde”! Forse qualcuno gli ha soffiato in anteprima quale sarà il colore delle mura esterne degli impianti che saranno realizzati in Georgia.
Da: L'Occidentale
Etichette:
ambientalista,
ambiente,
Barack Obama,
costi,
economia,
nucleare,
verde
lunedì 22 febbraio 2010
Da Obama la lezione nucleare
Dopo aver deluso i pacifisti e chi sognava la sanità pubblica, Obama rompe anche il grande tabù dei Verdi annunciando un piano nucleare da 8 miliardi di dollari. Il governo offrirà questa “garanzia” alle imprese che hanno vinto l’appalto per due nuove centrali atomiche in Georgia. “I nuovi impianti – ha detto il Presidente dalla sede del sindacato degli elettrici – ridurranno le emissioni di CO2 di 16 milioni di tonnellate ogni anno, il che equivale a togliere dalle strade tre milioni e mezzo di automobili”.
Con questa mossa, il Presidente ha ottenuto tre risultati contemporaneamente. Il primo è aver trasformato il nucleare in una parola d’ordine ambientalista, ripensando da sinistra a forme di energia non inquinanti. Il secondo è aver spazzato via la vulgata per cui nel mondo non si costruirebbero più centrali atomiche. Non è così perché siamo in piena new wave dell’atomo: Germania, Olanda, Scandinavia, tutte nazioni che hanno governi e opinioni pubbliche particolarmente attente e consapevoli dal punto di vista ambientalista, nei prossimi anni costruiranno nuove centrali o proseguiranno nei loro programmi precedenti. Lo Stato pioniere, la Francia, che ha fatto dell’atomo la sua principale fonte di energia, progetta 5 impianti e la Gran Bretagna e gli Usa (l’America di Bush e quella di Obama) fanno altrettanto.
C’è poi un terzo risultato che mostra l’abilità politica del Presidente: aver spiazzato i radicali del Partito Democratico è servito ad aumentare il suo consenso in pezzi non trascurabili dell’elettorato indipendente e repubblicano. Come ha fatto Obama a raggiungere questo risultato bipartisan? Esponendosi in prima persona senza farsi condizionare troppo dalle possibili reazioni dell’elettorato alla parola “nucleare”. Grazie a una visione chiara e una progettualità condivisa, visto che l’atomo può essere un ottimo oggetto di scambio con i governatori degli Stati americani e i politici delle comunità locali che ospiteranno le centrali, compresi i suoi avversari (commesse, compensazioni, pochi ma qualificati posti di lavoro, eccetera).
Noi che il nucleare ancora non l’abbiamo dovremmo prendere esempio da quello che è accaduto in America. Non è un discorso che riguarda i Verdi e gli ambientalisti di casa nostra, che se si parla di nucleare paiono francamente irrecuperabili a qualsivoglia forma di dialogo con il governo. Ci rivolgiamo invece a quella parte della classe politica che ha deciso di (ri)lanciare questo progetto. Nel nostro Paese continuiamo a vivere con lo spettro di Chernobyl e a pensare che il mondo possa fare a meno del nucleare. Così anche la nostra classe politica, quella favorevole alle nuove politiche del governo, teme che l’elettorato possa reagire malamente alle centrali – come dimostra la campagna elettorale per le regionali, con Vendola e la Bonino che ripropongono le loro nostalgiche ma ancora propizie battaglie giovanili, senza trovarsi di fronte avversari pronti a sventolare con la stessa chiarezza la bandiera del nucleare, bensì dicendo “sì ma non a casa mia”.
Proceda, allora, il ministro Scajola, nell’accelerazione dei tempi per la costituzione della Agenzia per la sicurezza nucleare – tassello fondamentale – confrontandosi apertamente con la società italiana, che non è detto sia pregiudizialmente contraria alla ripresa dell’atomo.
Fonte L'Occidentale
Con questa mossa, il Presidente ha ottenuto tre risultati contemporaneamente. Il primo è aver trasformato il nucleare in una parola d’ordine ambientalista, ripensando da sinistra a forme di energia non inquinanti. Il secondo è aver spazzato via la vulgata per cui nel mondo non si costruirebbero più centrali atomiche. Non è così perché siamo in piena new wave dell’atomo: Germania, Olanda, Scandinavia, tutte nazioni che hanno governi e opinioni pubbliche particolarmente attente e consapevoli dal punto di vista ambientalista, nei prossimi anni costruiranno nuove centrali o proseguiranno nei loro programmi precedenti. Lo Stato pioniere, la Francia, che ha fatto dell’atomo la sua principale fonte di energia, progetta 5 impianti e la Gran Bretagna e gli Usa (l’America di Bush e quella di Obama) fanno altrettanto.
C’è poi un terzo risultato che mostra l’abilità politica del Presidente: aver spiazzato i radicali del Partito Democratico è servito ad aumentare il suo consenso in pezzi non trascurabili dell’elettorato indipendente e repubblicano. Come ha fatto Obama a raggiungere questo risultato bipartisan? Esponendosi in prima persona senza farsi condizionare troppo dalle possibili reazioni dell’elettorato alla parola “nucleare”. Grazie a una visione chiara e una progettualità condivisa, visto che l’atomo può essere un ottimo oggetto di scambio con i governatori degli Stati americani e i politici delle comunità locali che ospiteranno le centrali, compresi i suoi avversari (commesse, compensazioni, pochi ma qualificati posti di lavoro, eccetera).
Noi che il nucleare ancora non l’abbiamo dovremmo prendere esempio da quello che è accaduto in America. Non è un discorso che riguarda i Verdi e gli ambientalisti di casa nostra, che se si parla di nucleare paiono francamente irrecuperabili a qualsivoglia forma di dialogo con il governo. Ci rivolgiamo invece a quella parte della classe politica che ha deciso di (ri)lanciare questo progetto. Nel nostro Paese continuiamo a vivere con lo spettro di Chernobyl e a pensare che il mondo possa fare a meno del nucleare. Così anche la nostra classe politica, quella favorevole alle nuove politiche del governo, teme che l’elettorato possa reagire malamente alle centrali – come dimostra la campagna elettorale per le regionali, con Vendola e la Bonino che ripropongono le loro nostalgiche ma ancora propizie battaglie giovanili, senza trovarsi di fronte avversari pronti a sventolare con la stessa chiarezza la bandiera del nucleare, bensì dicendo “sì ma non a casa mia”.
Proceda, allora, il ministro Scajola, nell’accelerazione dei tempi per la costituzione della Agenzia per la sicurezza nucleare – tassello fondamentale – confrontandosi apertamente con la società italiana, che non è detto sia pregiudizialmente contraria alla ripresa dell’atomo.
Fonte L'Occidentale
mercoledì 17 febbraio 2010
La rinascita del nucleare
Sulla rubrica di Beppe Severgnini ho letto una lettera "Nucleare: perché in Italia guardiamo sempre al passato?", a firma di Diego M. Stendardo, che racchiude molte delle solite critiche che si oppongono allo sviluppo del nucleare.Al sig.Stendardo è evidentemente sfuggita la notizia dell'appoggio pubblico accordato dal Presidente degli Stati Uniti, giusto ieri, alla costruzione di 2 nuove unità nucleari a Burke, in Georgia. Un atto non estemporaneo, ma assolutamente coerente con la strategia enunciata da Obama nel recente Discorso sullo stato dell'Unione : "… we need more production, more efficiency, more incentives, and that means building a new generation of safe, clean nuclear power plants in this country."
Una chiara presa di posizione, in un contesto - quello americano - nel quale il nucleare non solo è vivo (104 reattori in funzione) ma ha già ripreso slancio (altro che "moribondo") da tempo: sono già state presentate richieste di costruzione per 28 nuovi impianti! Forse non è il caso di soffermarsi sulle analisi del 1985… chi è che guarda al passato?
Anche sui dati relativi alle emissioni di CO2 converrebbe informarsi meglio: anche considerando - come è giusto fare! - l'intero ciclo di vita dell'impianto e non solo l'emissione netta durante il funzionamento, a una centrale nucleare si possono associare 10-15 grammi di anidride carbonica per ogni kWh prodotto, contro i 360 g/kWh del più efficiente ciclo combinato a gas!! Ogni tanto alle parole tipo "poco" o "moltissimo" bisognerebbe affiancare le cifre e confrontarle tra loro…
I problemi di siccità nel 2003 ci sono stati, vero, ma non mi pare che la Francia la Spagna o la Germania abbiano rinunciato ad usare i loro (nell'insieme) 84 (!!) reattori … la Francia produce il 76% della sua energia elettrica col nucleare, la "verde" Germania il 28% (e un altro 40% abbondante col carbone, per la cronaca).
Lo stoccaggio è un tema rilevante, ma le soluzioni ci sono e Paesi come sono la Finlandia – che ha già iniziato i lavori – la Svezia, la Svizzera le stanno mettendo in pratica.
In ultimo un commento sulle paure legate al terrorismo. Nel mondo sono già in funzione 436 reattori, e chissà quante centinaia di siti contenenti materiale fissile militare e non: i malintenzionati non hanno certo bisogno di aspettare altri 10 anni per procurarsi materiale radioattivo nelle future centrali italiane ...
Etichette:
america,
Barack Obama,
costi,
francia,
nucleare,
severgnini,
stoccaggio
martedì 16 febbraio 2010
Obama finanzia nuove centrali nucleari dopo trent'anni
Barack Obama rilancia il nucleare. Per difendere l'ambiente, combattere il cambiamento climatico e ridurre anche la dipendenza dal petrolio straniero, il presidente degli Stati Uniti, dopo più di trent'anni di stop, commissiona nuove centrali atomiche. Martedì 16 febbraio sarà annunciato lo stanziamento di oltre 8 miliardi di dollari, circa 6 miliardi di euro, per costruire due nuovi impianti termonucleari in Georgia, i primi sul suolo americano dal 1979, quando i progetti di sviluppo di centrali furono bloccati a seguito dell'incidente a Three Mile Island.I soldi andranno alla Southern Company, una delle quattro compagnie elettriche che si divideranno il budget di 18 miliardi di dollari, circa 13 miliardi di euro, stabilito l'anno scorso per il settore nucleare. Gli impianti saranno ultimati tra il 2016 e il 2017. Già nel suo primo Discorso alla Nazione, lo scorso 27 gennaio, Obama parlò di una «nuova generazione di centrali nucleari sicure e pulite». Il ricorso all'atomo civile, nella strategia del presidente, si inserisce in una nuova politica energetica il cui pilastro è comunque la ricerca sulle fonti alternative.
I due reattori georgiani dovrebbero essere in grado di produrre energia sufficiente a soddisfare i bisogni di circa 1,4 milioni di persone. I cantieri dovrebbero creare circa 3mila nuovi posti di lavoro e, una volta costruito, l'impianto dovrebbe occupare stabilmente circa 850 persone.
Al momento negli Usa sono attivi 104 reattori sparsi in 31 stati che producono circa il 20% dell'energia elettrica utilizzata dal paese. Inoltre rappresentano il 70% delle fonti energetiche che non provocano emissioni atmosferiche inquinanti, assieme all'eolico, il solare e l'idroelettrico.
Fonte
venerdì 29 gennaio 2010
Barack Obama guarda al futuro
È piaciuto al 83% degli americani il discorso di Obama, a circa un anno dalla sua elezione. Ha parlato della crisi occupazionale e di come risolverla e ha menzionato la parola “posti di lavoro” per ben 29 volte. Altri temi caldi: le banche, la finanza, la riforma del sistema sanitario, energia pulita e centrali nucleari."US President Barack Obama placed nuclear power among the favoured sources of clean energy he said would keep America at the head of the global economy."
Obama ha poi spiegato che l’America deve riuscire a raddoppiare le sue esportazioni perché questo significa incrementare i posti di lavoro. Inoltre, si dovrebbe aggredire il mercato per ritagliarsi spazi nuovi nell’economia globale e per farlo c’è bisogno di una sola cosa: educazione. Una frase a effetto riuscita: “The best anti poverty program around is a world class education”
USA: Clean energy
Etichette:
america,
Barack Obama,
crisi,
energia,
lavoro,
nuclear power,
nucleare
Iscriviti a:
Post (Atom)