Leggevo ieri un articolo pubblicato su Europa dal titolo significativo: “Perché è sbagliato dire no al nucleare”. Effettivamente si tratta di una sintesi, devo dire fatta molto bene, delle principali questioni legate al nucleare e di come non sia giusto chiudere le porte all’atomo, in virtù dei suoi tanti vantaggi.Secondo l’autore, l’ostilità del centro-sinistra (tra l’altro area di appartenenza del giornale) nei confronti del nucleare è sbagliata per tutta una serie di ragioni. Che vengono chiaramente spiegate.
A partire dal discorso costi: spesso si dice che le centrali hanno costi di costruzione troppo alti. Il prezzo di costruzione di una centrale di più di 1000 Mw è fissato dalla letteratura internazionale tra i 3000 e i 3500 euro a kwh per i reattori più innovativi. Tuttavia, “il costo di una centrale nucleare è per oltre il 70% costituito da impianti e costi fissi (capital cost). Cioè di fattori che non risentono nel tempo di alcuna volatilità. Nelle fonti fossili, al contrario, il 70% del costo è dovuto al prezzo del combustibile (tra il 5 e il 10% nel nucleare) che è volatile e imprevedibile.E nelle fonti rinnovabili (ma nessuno lo dice) il capital cost raggiunge il 90%: superiore, quindi, a quello del nucleare. Inoltre una centrale nucleare oggi ha un ciclo di vita di 60 anni (la media delle fonti fossili e rinnovabili è 30 anni)”.
Ai costi di costruzione vanno, poi, sommati altri fattori (esercizio, combustibile) che insieme determinano il costo di generazione del kwh, che determina la competitività delle fonti energetiche. Anche in questo caso il nucleare risulta più conveniente, alla luce di alcuni aspetti, come la lunga vita dei reattori (il doppio delle altre fonti); l’alto fattore di capacità (la resa energetica per unità di combustibile), il numero elevato di ore di funzionamento (oltre 8000 ore anno); il basso livello di “costi esterni” (emissioni, incidenti, rifiuti prodotti) comparato con le fonti fossili”. Risultato: il costo medio del kwh nucleare è quantificabile oggi tra i 40 e 65 euro a Mwh, quello del Mwh a ciclo combinato a gas è del 37% più alto del nucleare e quello delle centrali ad olio è il 53% in più. Per le rinnovabili si parla, invece, di 80 euro per il Mwh eolico e 140 per il fotovoltaico.
I punti di forza del nucleare non sono, però, legati solo ai costi, ma anche alla sua capacità di attirare investimenti nazionali ed esteri e di creare occupazione. Sul primo aspetto l'energia atomica “incoraggia investimenti esteri perché i possessori delle tecnologie nucleari chiave sono grandi gruppi multinazionali; richiede, però, una filiera di offerta nazionale che dovrà consorziarsi e aumentare le sue dimensioni di impresa”.
Sui risvolti occupazionali basta dire che, limitandosi solo alla fase della costruzione (7-9 anni), una centrale nucleare di nuova generazione porta circa 9000 posti di lavoro per cinque anni nella fase costruttiva e 1300, tra diretti e indiretti, in quella di esercizio. Cifre che vanno ovviamente moltiplicate per 8, quanti sono gli impianti che si prevede di realizzare in Italia.
Facendo qualche conto, chi ne guadagnerebbe se non tutto il nostro Paese?
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giovedì 28 ottobre 2010
martedì 26 ottobre 2010
Le aziende che dicono sì al nucleare
Si è svolto ieri a Bologna il Supply Chain Meeting, evento organizzato da Enel, Unindustria Bologna e Confindustria Emilia-Romagna per illustrare alle aziende del centro – nord (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) il processo di coinvolgimento e qualificazione dell’industria nei progetti con tecnologia EPR. Sono 68 le imprese delle regioni interessate intervenute all’incontro, di cui ben 37 solo dell’Emilia-Romagna. Si tratta del quinto appuntamento dopo i quattro già realizzati nel corso dell’anno a Torino, Venezia, Brescia e Milano.Il lavoro di mappatura delle competenze italiane in materia costituisce il primo passaggio di un percorso che porterà alla successiva fase di qualificazione delle aziende (in base a determinati requisiti tecnici, qualitativi, economico-finanziari e legali), per arrivare infine all'invito alle gare di appalto. Attualmente le imprese dell’Italia centrale e settentrionale registrate rappresentano circa il 13% del totale delle aziende italiane, a testimonianza del grande interessamento nei confronti del piano nucleare.
Nel corso dell’incontro sono state evidenziate le criticità dell'Italia sotto il profilo energetico, in primis la dipendenza dall’estero, sottolineando proprio la necessità di un ritorno all’atomo: “Nel nostro Paese - ha spiegato il presidente di Unindustria Maurizio Marchesini - viviamo un estremo paradosso. Non abbiamo centrali nucleari, ma siamo il maggior importatore di questa fonte di energia che recuperiamo da Paesi anche molto vicini ai nostri confini. Nei prossimi vent'anni il fabbisogno energetico aumenterà in maniera esponenziale e c'è l'urgenza di una sinergia tra i diversi canali di approvvigionamento. E' controproducente imbastire un'antitesi fra energie rinnovabili e atomo”.
Per questo è fondamentale investire, sia sotto il profilo economico, ma anche sotto quello della formazione, come ha sottolineato il presidente di Enel Piero Gnudi. E, a quanto pare, le nostre aziende sembrano pronte per la sfida. Il fatto che ci sia stata una grande partecipazione indica proprio la conoscenza dei vantaggi che il nucleare può portare sia in termini di profitto che occupazionali. A riguardo, si prevede che la realizzazione di ciascuno dei 4 reattori EPR determini l’impiego di 2.500 persone nella fase di cantiere (circa 5 anni), mentre, una volta in esercizio, si stima che ogni impianto darà occupazione stabile, diretta e indiretta, a circa 500 persone per i 60 anni di vita utile. Inoltre, dal ritorno al nucleare, si attendono almeno 2.000 nuovi posti di lavoro qualificati per i tecnici nucleari italiani entro il 2013.
È importante, ora, che questa consapevolezza già presente nella nostra classe imprenditoriale si inizi a diffondere anche tra chi, invece, è ancora scettico sulle potenzialità del nucleare.
giovedì 15 aprile 2010
Più posti di lavoro che scorie. Il nucleare sostiene il paese
La rivoluzione nucleare è già iniziata e L'Enea ha acceso i motori. Del cambiamento si fa interprete Giovanni Lelli, che mostra ottimismo dinnanzi al problema dello smaltimento delle scorie ad alta attività, quelle che presentano livelli di radiazioni incompatibili con l'ambiente per migliaia o decine di migliaia di anni. "Il problema esiste, ma il traguardo dell'abbattimento dei livelli di CO2 - spiega il commissario dell'Enea - è il fil rouge che unisce gli interventi per l'efficienza energetica e l'atomo".
Calcolatricie e dati Ocse alla mano, il commisario dell'Enea afferma che nell'arco del suo ciclo vitale (60 anni), una centrale arriva a produrre una quantità di scorie a lunga vita e alta attività che copre la metà di un campo da tennis per un altezza di sette metri. Ciò non significa ridimensionare il problema, ma confrontarlo con i danni prodotti dalla CO2, senza contare che su questo fronte la comunità internazinale si stia mobilitando per creare alcuni depositi geologici da localizzare in diverse aree del pianeta.
In particolare, afferma Lelli, al di là delle grandi aziende che gestiranno la costruzione degli impianti, ci sono centinaia di imprese manifatturiere che saranno coinvolte nella costruzione delle centrali. Il nucleare è un importante occasione per portare lavoro alle nostre imprese in un settore ad alta teconologia. Ma occorre fare un confronto con lo sviluppo delle fonti alternative. Con gli incentivi il nostro Paese si è messo in posizione di avanguardia nella realizzazione di impianti alimentati da energie rinnovabili, ma i posti di lavoro creati sono stati molto inferiori alle aspettative, perchè le pale eoliche parlano danese e il silicio del fotovoltaico è importato dalla Cina. Il che significa che una discreta parte del denaro messo a disposizione attraverso gli incentivi è finita all'estero. Le centerali nucleari richiedono invece un Know how italiano sia un lavoro di componentistica. Un impianto eolico è fatto da un motore e una pala, la centrale nucleare è un insieme di sistemi di controllo e protezione, di tubazioni, pompe e valvole che verranno prodotti dalle imprese italiane. Stimiamo che saranno centinaia le aziende italiane coinvolte nella costruzione della prima centrale e con loro migliaia di lavoratori, senza contare che il processo di qualificazione nucleare apre nuove strade alle nostre imprese sui mercati esteri che si stanno aprendo all'energia atomica per uso civile.
Calcolatricie e dati Ocse alla mano, il commisario dell'Enea afferma che nell'arco del suo ciclo vitale (60 anni), una centrale arriva a produrre una quantità di scorie a lunga vita e alta attività che copre la metà di un campo da tennis per un altezza di sette metri. Ciò non significa ridimensionare il problema, ma confrontarlo con i danni prodotti dalla CO2, senza contare che su questo fronte la comunità internazinale si stia mobilitando per creare alcuni depositi geologici da localizzare in diverse aree del pianeta.
In particolare, afferma Lelli, al di là delle grandi aziende che gestiranno la costruzione degli impianti, ci sono centinaia di imprese manifatturiere che saranno coinvolte nella costruzione delle centrali. Il nucleare è un importante occasione per portare lavoro alle nostre imprese in un settore ad alta teconologia. Ma occorre fare un confronto con lo sviluppo delle fonti alternative. Con gli incentivi il nostro Paese si è messo in posizione di avanguardia nella realizzazione di impianti alimentati da energie rinnovabili, ma i posti di lavoro creati sono stati molto inferiori alle aspettative, perchè le pale eoliche parlano danese e il silicio del fotovoltaico è importato dalla Cina. Il che significa che una discreta parte del denaro messo a disposizione attraverso gli incentivi è finita all'estero. Le centerali nucleari richiedono invece un Know how italiano sia un lavoro di componentistica. Un impianto eolico è fatto da un motore e una pala, la centrale nucleare è un insieme di sistemi di controllo e protezione, di tubazioni, pompe e valvole che verranno prodotti dalle imprese italiane. Stimiamo che saranno centinaia le aziende italiane coinvolte nella costruzione della prima centrale e con loro migliaia di lavoratori, senza contare che il processo di qualificazione nucleare apre nuove strade alle nostre imprese sui mercati esteri che si stanno aprendo all'energia atomica per uso civile.
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