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venerdì 11 febbraio 2011

Nucleare e rinnovabili: il finto dilemma

Quando si parla di scelte energetiche, sembra impossibile superare il dualismo nucleare vs rinnovabile. Ma siamo davvero convinti che il nucleare e le rinnovabili siano due soluzioni antitetiche e non integrabili? Non sembrerebbe pensarla così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che il 25 gennaio scorso a Washington si è pronunciato in difesa delle fonti pulite, cioè quelle a basse emissioni di gas serra. Tra le energie pulite egli menziona ovviamente le fonti rinnovabili ma, a sorpresa, anche il nucleare.

Più del 50% dell'energia che consumiamo proviene da paesi extra-UE e il tasso di dipendenza è in aumento. Una gran parte dell'energia arriva dalla Russia, le cui dispute con i paesi di transito hanno provocato negli ultimi anni ripetute interruzioni delle forniture.
Tra i paesi del G8 solo l'Italia non ha adottato il nucleare e oggi l'energia elettrica è prodotta in gran parte dall'utilizzo di fonti altamente inquinanti e costose (olio combustibile, gas e carbone) mentre solo il 13% deriva da fonti rinnovabili come l'energia eolica o solare.
Poiché le fonti rinnovabili non bastano e non sono in grado di garantire il soddisfacimento dei crescenti bisogni energetici, l'Italia si trova a dover dipendere sul piano energetico da altri Paesi che con più concretezza e meno pregiudizi ideologici hanno affrontato il problema della scelta energetica.

Il dibattito sul nucleare e sulla necessità di una sua integrazione in un mix energetico ottimale si è riaperto negli ultimi anni ed è destinato ad aumentare in vista del referendum che chiamerà di nuovo gli italiani ad esprimersi su questo importante tema. Il nuovo spot firmato dal Forum Nucleare Italiano si chiude con questa domanda: "Tu sei a favore o contro l'energia nucleare o non hai ancora una posizione? ". Se in Italia ci si pone la domanda, a livello europeo, una posizione esiste, ed è rappresentata dal documento "Energia 2020" nel quale l'UE definisce le priorità nel settore dell'energia per i prossimi dieci anni.

Fonte: Il Tacco d'Italia

giovedì 9 dicembre 2010

Testa: “Nucleare e rinnovabili non sono soluzioni opposte”

“Non c’è una soluzione, ma tante soluzioni possibili”. Questo il parere di Chicco Testa, ex presidente di Legambiente e attuale presidente del Forum nucleare italiano, sulla questione energetica italiana. Qualche giorno fa Testa è intervenuto nella trasmissione di Rai tre “E se domani”, insieme al docente di chimica Vincenzo Balzani. Al centro del dibattito il confronto nucleare - rinnovabili, intese come fonti-chiave per il futuro del nostro Paese.

Secondo Testa “il dibattito sull’energia è considerato uno scontro tra tifoserie opposte, mentre bisognerebbe considerare nucleare e rinnovabili come due opzioni entrambe possibili”. Le energie “alternative” sono per molti un affare, perché accompagnate da grossi incentivi, ma i mezzi per utilizzarle sono ancora scarsi. Così una fonte come il solare, per esempio, contribuisce solo per lo 0,2% al nostro fabbisogno energetico.

Bisogna allora percorrere anche altre strade, come quella del nucleare: innanzitutto si tratta di una tecnologia in continua espansione (i reattori a fusione nucleare, in via di sperimentazione, permetterebbero di produrre altra energia pulita e senza limiti) . L’energia atomica risolverebbe, poi, i nostri problemi di dipendenza dall’estero: “Siamo l’unico Paese del G8 a non avere il nucleare – continua Testa. Siamo sicuri di avere sempre ragione? E se domani ci fosse una crisi, come faremo a risolvere il problema dell’approvvigionamento energetico?”

Sarebbe il caso di rispondere a questi interrogativi. La soluzione è nel mix energetico “pulito” di nucleare e rinnovabili. Speriamo che se ne convincano finalmente tutti.

Qui il link al video della puntata E se domani.

martedì 19 ottobre 2010

Che fine ha fatto il protocollo di Kyoto?

Brutte notizie per il nostro Paese sul fronte ambiente. Secondo un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), l’Italia non riuscirà a raggiungere al 2008/2012 il taglio del 6,5% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, obiettivo stabilito a Kyoto. Nello specifico, secondo il documento, che analizza i valori relativi al periodo 2008/09, in questo biennio nonostante la crisi economica le emissioni italiane sono state superiori dello 0,3% in rapporto a quelle del ‘90. Il dato, già negativo di per sé, appare ancora più rilevante se confrontato alla situazione dell’Unione Europea: un rapporto della Commissione ha allargato lo sguardo rispetto al documento Aea, arrivando a fare previsioni per tutto il quadriennio 2008/2012. Dall’analisi emergono dei dati significativi: prendendo come riferimento la Ue a 15, nel solo 2009 le emissioni sono state inferiori del 12,9% rispetto al 1990, in rapporto a un obiettivo del -8% per il tutto il periodo. Continuando su questa strada, la riduzione per il 2008/2012 arriverebbe al 14,2 %, quasi il doppio rispetto alla cifra prevista.

Non è necessario essere dei matematici per notare la netta differenza tra il nostro Paese e il resto dell’Europa: l’Italia è molto indietro ed è difficile che riuscirà a recuperare nel giro di due anni. A questo punto è doveroso fare un serie di considerazioni sulle ragioni di questo gap: una di queste va inevitabilmente a toccare la questione delle fonti di energia. Il nostro Paese è ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili, come petrolio e carbone, che costituiscono la parte più consistente del nostro mix energetico. Qual è il legame tra queste risorse energetiche e le emissioni di CO2? È molto semplice: sono le più inquinanti e dannose per l’ambiente. Il fatto, poi, che emerga una netta sproporzione con il resto dei paesi Ue è sicuramente ricollegabile a questo dato: nella maggior parte dei paesi europei si fa ricorso in misura consistente ad altre fonti, come le rinnovabili, ma soprattutto il nucleare. Con il risultato che il valore delle emissioni di anidride carbonica si è ridotto notevolmente.

Bisognerebbe chiedersi allora perché anche in Italia non si adotta una strategia simile. Nel nostro Paese, infatti, le rinnovabili sono già presenti, con forti incentivi da parte dello Stato, che ha puntato sulle energie “pulite” proprio per il loro effetto positivo sull’ambiente. Ma evidentemente non basta. Con buona pace di tutti gli ambientalisti che continuano a combattere le loro battaglie a favore delle energie “alternative” e contro le restanti fonti energetiche. Le rinnovabili possono sicuramente contribuire, ma è chiaro che il loro impatto non è decisivo per le sorti del nostro effetto serra. E'evidente che aprire al nucleare potrebbe essere una valida soluzione: una fonte di energia quasi a zero emissioni di CO2 e soprattutto realizzabile su larga scala, cosa che con le rinnovabili è molto difficile da fare. Anche L’Italia ha deciso finalmente di percorrere questa strada, puntando su un nuovo mix energetico.

venerdì 15 gennaio 2010

I siti italiani per le centrali nucleari

Oggi ho letto due articoli che offrono spunti molto interessanti. Il primo è pubblicato su Newclear, di seguito riporto un estratto ma vale la pena di leggerlo tutto. Il secondo proviene da Chicago Blog circa la presunta lista (che non c'è ancora) dei siti italiani che dovrebbero ospitare le centrali nucleari.

Siamo a fine novembre e riesplode il dibattito sulle centrali nucleari. I Verdi diffondono la presunta lista dei siti individuati dall’Enel, sganciando una bomba sulle prossime elezioni regionali. Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che i posti prescelti vedranno in azione gli oppositori del nucleare prima ancora di ingegneri e tecnici. Colpa dell’effetto Nimby (Not In My Back Yard) delle comunità locali, ma anche dell’effetto Banana (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anybody) delle forze politiche e sociali che si oppongono all’atomo sempre e ovunque.

La scelta dei siti non spetta al governo. Prima di tutto, dovrà insediarsi l’Agenzia di sicurezza nucleare (i cui componenti non sono ancora stati nominati). Poi, l’agenzia dovrà definire i criteri per la localizzazione, che saranno criteri “ad excludendum”, cioè – come per tutti gli insediamenti industriali - spiegheranno quali condizioni (densità abitativa, esposizione al rischio sismico o idrogeologico, disponibilità idrica, ecc.) impediranno la realizzazione di un impianto. Quando i criteri saranno recepiti dal governo, il pallino passerà nelle mani delle imprese (o cordate) interessate. Quindi, sono due i motivi per cui Vito non potrà dare soddisfazione a Realacci (e Realacci non potrà usare la risposta in campagna elettorale, se non facendone un uso strumentale):
Il governo non sa – anche perché non ne ha le competenze tecniche – in che modo la costituenda Agenzia integrerà le norme internazionali, e quindi non è in grado di conoscere a priori le aree in cui le centrali potranno essere teoricamente installate;

Anche quando lo saprà, questa informazione non sarà sufficiente a dire dove (e quante) centrali saranno aperte (meglio: per quante centrali verrà avviato l’iter autorizzativo), poiché questa scelta spetta alle aziende che, giustamente, hanno tracciato un robusto perimetro difensivo attorno alle proprie strategie (anche nella misura in cui hanno cominciato a pensare ai siti, facendosi delle idee di massima).
In sostanza, non solo il governo, ma nessuno al momento può sapere – al di là di qualche vaga idea – dove verranno proposti gli impianti nucleari. Questo il ministro risponderà, perché solo questo può rispondere. Se poi vorrà dilungarsi su altri aspetti, evidenzierà almeno due punti. Primo: il nucleare non può, per legge, entrare in conflitto con le fonti verdi, in quanto (a) queste ultime non si prestano a coprire il carico di base, che è quello per cui una fonte rigida e capital-intensive come l’atomo è perfetta; e (b) comunque per le rinnovabili il nostro paese deve raggiungere gli obiettivi fissati dal pacchetto clima dell’Ue, i quali sono del tutto indipendenti dalle scelte strategiche, economiche e finanziarie compiute in relazione alla restante quota di consumo energetico. Quanto all’economicità del nucleare, forse Vito ribadirà la convinzione (ragionevole) del nucleare che esso possa aiutare a riequilibrare il nostro mix: ma, soprattutto, dovrebbe dire a Realacci che non è un problema suo (di Realacci) né suo (di Vito e del governo, se non in quanto azionista dell’Enel), ma semmai delle aziende interessate a investire su questa tecnologia. Se siete nuclearisti, compratene le azioni. Se non lo siete, vendetele.