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giovedì 2 dicembre 2010

Nella cittadina di Arturo nasce un centro studi sul nucleare


Dal prossimo anno Caorso, nel piacentino, diventerà sede di una scuola di “formazione, radioprotezione e sicurezza” sul nucleare voluta da Sogin, società di gestione degli impianti atomici. In realtà, si tratta del potenziamento di una struttura nata nel 2008 e dipendente da Roma. Ora, però, si compie un significativo passo in avanti: per la prima volta la società dà vita a una delocalizzazione, realizzando un polo di ricerca autonomo, che punta ad affermarsi a livello internazionale. Operazione che richiederà una crescita dell’organico, con la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore energetico.

Il fatto che sia stata scelta proprio la cittadina emiliana è significativo: per chi lo ricorda, Caorso ha ospitato la più grande centrale nucleare del nostro Paese, meglio nota come Arturo, attualmente in via di smantellamento. L’impianto è tuttora al centro di polemiche: gli antinuclearisti sono ovviamente contrari a una nuova centrale in zona. La cittadella di studi potrebbe servire a suscitare interesse e a sensibilizzare sul tema dell’energia atomica. Senza dimenticare il ritorno di immagine per tutta la cittadina.

Negli ultimi tempi, infatti, il nucleare è tornato in voga nelle università e nei centri di ricerca italiani, basti pensare all’aumento delle specializzazioni in ingegneria energetica nei nostri atenei, o al successo di strutture già affermate, come il centro Enea di Casaccia . Di recente, anche il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà ha lanciato una proposta per far nascere sul territorio una cittadella di ricerca sul nucleare .

Del resto, l’Italia è stata per anni fiore all’occhiello per gli studi sull’atomo. È arrivato il momento di riprendere questa gloriosa tradizione.

giovedì 30 settembre 2010

Qualcuno salvi il nucleare dalla cattiva informazione

La scorsa settimana la Sogin, società di gestione degli impianti nucleari controllata dal ministero dell'Economia, avrebbe dovuto pubblicare l'elenco dei siti per il deposito nazionale di stoccaggio dei rifiuti nucleari. Il lavoro è stato svolto in modo accurato ed entro i tempi previsti. Tuttavia il ministro ad interim dello Sviluppo Economico ha preferito procrastinarne la pubblicazione in mancanza del definitivo varo dell'Agenzia Nazionale della Sicurezza. Il rinvio, tuttavia, rischia di trasmettere un senso di insicurezza nella popolazione, di cui subito hanno approfittato i "professionisti della disinformazione".
È bastato che trapelassero i nomi della cinquantina di siti potenziali per far scatenare le prese di posizione da parte di amministratori locali allarmati, ambientalisti oltranzisti e oppositori in servizio permanente effettivo. È evidente allora che l'inizio del nuovo programma nucleare italiano non può prescindere da un'adeguata campagna d'informazione rivolta al grande pubblico e volta a dare una convincente risposta alle sacrosante preoccupazioni dei cittadini. Operazione da svolgere parallelamente al lavoro tecnico di individuazione delle aree potenziali di stoccaggio dei rifiuti nucleari.
In caso contrario, si rischia di lasciare il campo libero a un'informazione ideologica e artatamente falsata. Il cui unico obiettivo finale sembra essere soltanto mantenere viva la fiamma del terrorismo psicologico che ha già portato più di venti anni fa a uscire inopinatamente dal mondo dell'energia atomica. Con le conseguenze sulla bolletta energetica ancora oggi tangibili.
Il pregiudizio è ormai talmente radicato da non risparmiare anche gli opinion maker solitamente più accorti, come nel caso del vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini. Che in un suo recente editoriale a sostegno delle ragioni degli antinuclearisti è riuscito a infilare una serie non invidiabile di errori marchiani. O come nel caso del rigoroso Riccardo Iacona, che nel suo Presa Diretta ha spinto eccessivamente sul tono minore della presentazione, dipingendo a tinte troppo fosche i risultati di uno studio epidemiologico sulla popolazione attorno alle centrali nucleari in Germania.
Si dirà, è solo l'inizio di un appassionato dibattito. Può darsi, ma in realtà i due fronti contrapposti sembra che non riescano a trovare neanche un linguaggio comune. Basta pensare a tutti gli studi che dimostrerebbero il crossover di costi tra fotovoltaico e nucleare, in realtà finanziati da lobby ambientaliste e basati su una contabilità piuttosto stravagante, che include anche gli incentivi offerti dallo Stato. Davvero difficile replicare se non c'è un minimo di disponibilità da parte dell'interlocutore. Peggio:se c'è il pregiudizio ideologico, che fa saltare a piè pari ogni minima regola di serietà professionale. Segno di quanto sia necessario partire al più presto con una campagna informativa seria. Sfruttando tutte le potenzialità aggregative offerte dalla rete. Si può discutere a lungo e approfonditamente. E poi, però, finalmente, prendere una serena decisione.

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