Per costruire una centrale nucleare il governo dovrà sentire il parere della Regione interessata. Parere che sarà obbligatorio richiedere prima di qualsiasi decisione, ma che poi non sarà vincolante.
La Consulta, chiamata a esprimersi su una serie di ricorsi presentati dalle regioni Puglia, Toscana ed Emilia Romagna sul provvedimento che disciplina la realizzazione e il funzionamento delle centrali nucleari, li ha dichiarati inammissibili o infondati per la gran parte, ma ha invece dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 del decreto legislativo del 15 febbraio 2010, numero 31”.
“La Corte Costituzionale – spiega il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo – ha confermato e ampliato l’opzione della piena condivisione con il territorio delle scelte per la localizzazione delle centrali. La decisione non mette in discussione la responsabilità finale del governo, ma aggiunge di fatto un parere delle Regioni anche in sede di autorizzazione unica. Nessuno ha mai pensato di fare le centrali contro il parere delle comunità. Adesso occorre soltanto andare avanti speditamente mettendo in moto l’Agenzia per la sicurezza nucleare”.
“Si apre la strada per una positiva competizione fra le diverse regioni – commenta Chicco Testa, presidente del Forum Nucleare Italiano – fra chi saprà e vorrà assumersi la responsabilità di ammodernare il proprio sistema energetico e produttivo, riducendo l’inquinamento e la dipendenza dai combustibili fossili, e chi continuerà a seguire le vecchie strade. Meglio un consenso esplicito che una lunga e sfiancante guerriglia nei Tar di tutta Italia”.
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giovedì 3 febbraio 2011
mercoledì 27 ottobre 2010
Emilia-Romagna: la regione boccia il nucleare, le aziende lo difendono
Il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna fa muro contro il nucleare. Nella giornata di ieri è stata approvata una risoluzione del Pd che impegna la Regione a dichiarare indisponibile il territorio alla realizzazione di impianti nucleari. Il provvedimento chiede anche la conclusione dello smantellamento della centrale di Caorso, meglio nota come “Arturo”, la struttura più grande e recente realizzata in Italia. La risoluzione punta, inoltre, all’adozione di un sistema che valorizzi il fotovoltaico e le altre rinnovabili.
La decisione arriva dopo le voci che parlano dell’individuazione di siti per le nuove centrali proprio a Caorso e a Viadana, nel mantovano, ma a pochi chilometri dal confine con l’Emilia.
Bisogna constatare come ancora una volta, pur non essendo stata data nessuna comunicazione “ufficiale”, siano già partite le polemiche, alimentate, come spesso accade, dallo scontro politico. E come di nuovo si rinnovi l’opposizione nucleare - rinnovabili, concepite come alternativa più sicura e “pulita” all’atomo. In questa circostanza la cosa che sorprende di più è, però, un’altra: solo lunedì ben 37 imprese della Regione hanno manifestato il proprio interesse per l’energia atomica nel corso del Supply Chain Meeting, organizzato da Enel, Unindustria Bologna e Confindustria Emilia - Romagna per organizzare la riqualificazione industriale in vista del ritorno al nucleare.
Durante l’incontro, più di una volta si è parlato dell’importanza dell’atomo sotto il profilo economico e occupazionale. Ieri, invece, la Regione ha detto “no” all’ipotesi centrali. Da un lato, quindi, la fiducia in un’opportunità di crescita e di progresso, dall’altra un deciso stop al nucleare. È giusto che ognuno abbia una propria opinione sull’argomento, ma sarebbe anche opportuno che si riflettesse un po’ di più prima di chiudere le porte a una possibilità di sviluppo per la Regione e per tutto il Paese.
La decisione arriva dopo le voci che parlano dell’individuazione di siti per le nuove centrali proprio a Caorso e a Viadana, nel mantovano, ma a pochi chilometri dal confine con l’Emilia.
Bisogna constatare come ancora una volta, pur non essendo stata data nessuna comunicazione “ufficiale”, siano già partite le polemiche, alimentate, come spesso accade, dallo scontro politico. E come di nuovo si rinnovi l’opposizione nucleare - rinnovabili, concepite come alternativa più sicura e “pulita” all’atomo. In questa circostanza la cosa che sorprende di più è, però, un’altra: solo lunedì ben 37 imprese della Regione hanno manifestato il proprio interesse per l’energia atomica nel corso del Supply Chain Meeting, organizzato da Enel, Unindustria Bologna e Confindustria Emilia - Romagna per organizzare la riqualificazione industriale in vista del ritorno al nucleare.
Durante l’incontro, più di una volta si è parlato dell’importanza dell’atomo sotto il profilo economico e occupazionale. Ieri, invece, la Regione ha detto “no” all’ipotesi centrali. Da un lato, quindi, la fiducia in un’opportunità di crescita e di progresso, dall’altra un deciso stop al nucleare. È giusto che ognuno abbia una propria opinione sull’argomento, ma sarebbe anche opportuno che si riflettesse un po’ di più prima di chiudere le porte a una possibilità di sviluppo per la Regione e per tutto il Paese.
martedì 24 agosto 2010
Entro ottobre il piano del governo sul nucleare
Entro ottobre il governo presenterà il piano sul nucleare. L'annuncio è arrivato, da Rimini, al meeting di Comunione e Liberazione, dal sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, che ha spiegato che si tratterà «di un provvedimento sulla strategia energetica nel Belpaese e sarà realizzato d'intesa dai ministeri dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dell'Ambiente, per essere sottoposto al varo del consiglio dei ministri».
Con il decreto, ha aggiunto Saglia, ci sarà «un quadro definitivo delle regole: gli operatori potranno fare domanda per chiedere l'autorizzazione per le nuove centrali da gennaio 2011. A quel punto le aziende avranno fatto domanda, individuando dei siti, quindi si conosceranno i primi a essere interessati»
Il decreto prevederà anche garanzie nel caso in cui il programma del Governo non dovesse completarsi o un Governo successivo dovesse contraddire la decisione già presa. «Sarà una sorta di indennizzo», ha detto Saglia: «valuteremo i modi, per impedire che i costi non riconducibili a inadempienze delle imprese si scarichino sulle stesse imprese». Saglia ha ricordato anche come l'accordo con le Regioni interessate sarà un passaggio fondamentale per la definizione dei siti dove saranno insediate le centrali nucleari. «Se la regione dovesse dichiararsi contraria solo con l'articolo 120 della Costituzione potremmo avvalerci dei poteri sostitutivi: ma è un'evenienza che vorremmo scongiurare perchè vorremmo trovare intese con le regioni interessate dalla localizzazione. Il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca».
Con il decreto, ha aggiunto Saglia, ci sarà «un quadro definitivo delle regole: gli operatori potranno fare domanda per chiedere l'autorizzazione per le nuove centrali da gennaio 2011. A quel punto le aziende avranno fatto domanda, individuando dei siti, quindi si conosceranno i primi a essere interessati»
Il decreto prevederà anche garanzie nel caso in cui il programma del Governo non dovesse completarsi o un Governo successivo dovesse contraddire la decisione già presa. «Sarà una sorta di indennizzo», ha detto Saglia: «valuteremo i modi, per impedire che i costi non riconducibili a inadempienze delle imprese si scarichino sulle stesse imprese». Saglia ha ricordato anche come l'accordo con le Regioni interessate sarà un passaggio fondamentale per la definizione dei siti dove saranno insediate le centrali nucleari. «Se la regione dovesse dichiararsi contraria solo con l'articolo 120 della Costituzione potremmo avvalerci dei poteri sostitutivi: ma è un'evenienza che vorremmo scongiurare perchè vorremmo trovare intese con le regioni interessate dalla localizzazione. Il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca».
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