Un programma nucleare, per la sua stessa natura tecnologica, non può essere portato avanti in un Paese senza tenere conto delle esperienze all'estero. E questo vale anche a livello normativo: si sentiva quindi la mancanza di uno strumento che contestualizzasse la regolamentazione italiana nel panorama internazionale.
Questa lacuna è stata colmata dal Codice dell'energia nucleare, curato da Pietro Maria Putti, subcommissario Enea, e presentato il 23 novembre a Roma, al Ministero dello sviluppo economico.
Il volume contiene tutta la normativa, sia italiana sia straniera, in materia di energia nucleare, dalle prime fasi autorizzative fino allo smaltimento delle scorie e allo smantellamento degli impianti.
«Questo Codice dimostra che non ci dobbiamo inventare nulla, ma dobbiamo immaginare il ritorno al nucleare italiano come un tassello del nucleare mondiale», ha commentato Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, intervenendo alla presentazione. Secondo Saglia, il Codice dovrebbe diventare un manuale sia per l'Agenzia italiana per la sicurezza sia per le Regioni e gli enti locali.
«La cosa che mi ha colpito di più di questo manuale è vedere che le norme internazionali sono molte di più di quelle nazionali. Quindi ritornare al nucleare italiano vuol dire recepire tutte queste direttive. Questo per noi è una garanzia», ha affermato poi Francesco Giorgianni, responsabile per gli affari istituzionali di Enel.
Secondo Giorgianni, bisogna accelerare per l'integrazione europea anche per quanto riguarda l'energia nucleare: «Dovremo arrivare ad un'unica Autorità europea per il nucleare, così come è ora per l'Autorità per l'energia elettrica e il gas». «Il sogno di tutti i nuclearisti è che si arrivi a norme di sicurezza uniche» europee, ha aggiunto Bruno D'Onghia, presidente di Edf Italia.
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giovedì 25 novembre 2010
martedì 24 agosto 2010
Entro ottobre il piano del governo sul nucleare
Entro ottobre il governo presenterà il piano sul nucleare. L'annuncio è arrivato, da Rimini, al meeting di Comunione e Liberazione, dal sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, che ha spiegato che si tratterà «di un provvedimento sulla strategia energetica nel Belpaese e sarà realizzato d'intesa dai ministeri dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dell'Ambiente, per essere sottoposto al varo del consiglio dei ministri».
Con il decreto, ha aggiunto Saglia, ci sarà «un quadro definitivo delle regole: gli operatori potranno fare domanda per chiedere l'autorizzazione per le nuove centrali da gennaio 2011. A quel punto le aziende avranno fatto domanda, individuando dei siti, quindi si conosceranno i primi a essere interessati»
Il decreto prevederà anche garanzie nel caso in cui il programma del Governo non dovesse completarsi o un Governo successivo dovesse contraddire la decisione già presa. «Sarà una sorta di indennizzo», ha detto Saglia: «valuteremo i modi, per impedire che i costi non riconducibili a inadempienze delle imprese si scarichino sulle stesse imprese». Saglia ha ricordato anche come l'accordo con le Regioni interessate sarà un passaggio fondamentale per la definizione dei siti dove saranno insediate le centrali nucleari. «Se la regione dovesse dichiararsi contraria solo con l'articolo 120 della Costituzione potremmo avvalerci dei poteri sostitutivi: ma è un'evenienza che vorremmo scongiurare perchè vorremmo trovare intese con le regioni interessate dalla localizzazione. Il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca».
Con il decreto, ha aggiunto Saglia, ci sarà «un quadro definitivo delle regole: gli operatori potranno fare domanda per chiedere l'autorizzazione per le nuove centrali da gennaio 2011. A quel punto le aziende avranno fatto domanda, individuando dei siti, quindi si conosceranno i primi a essere interessati»
Il decreto prevederà anche garanzie nel caso in cui il programma del Governo non dovesse completarsi o un Governo successivo dovesse contraddire la decisione già presa. «Sarà una sorta di indennizzo», ha detto Saglia: «valuteremo i modi, per impedire che i costi non riconducibili a inadempienze delle imprese si scarichino sulle stesse imprese». Saglia ha ricordato anche come l'accordo con le Regioni interessate sarà un passaggio fondamentale per la definizione dei siti dove saranno insediate le centrali nucleari. «Se la regione dovesse dichiararsi contraria solo con l'articolo 120 della Costituzione potremmo avvalerci dei poteri sostitutivi: ma è un'evenienza che vorremmo scongiurare perchè vorremmo trovare intese con le regioni interessate dalla localizzazione. Il percorso con i territori deve essere di condivisione e non di impostazione militaresca».
mercoledì 21 luglio 2010
Nucleare in Italia: otto reattori entro il 2019
L'Italia potrebbe avere otto reattori nucleari di nuova generazione in esercizio per il 2019, e non è escluso che comprendano anche il modello americano AP1000. Lo ha detto a Washington il sottosegretario al Lavoro, Stefano Saglia, a margine del forum internazionale organizzato dall'amministrazione Obama sull'Energia Pulita.
«Stiamo consolidando - ha detto Saglia - il nostro interesse verso tecnologie complementari. L'Italia è orientata ad avere quattro centrali da 1.600 megawatt, e accordi in tal senso sono avviati tra Enel e la francese Edf per centrali Epr. Ma non chiudiamo ad altre opzioni».
Come appunto quella dell'AP1000, tecnologia americana prodotta all Westinghouse Electric Company di Pittsburgh, che la delegazione italiana visiterà oggi. Visiteranno il reattore di Pittsburgh sia il sottosegertario Saglia, sia la delegazione del ministero dell'Ambiente guidata dal ministro Stefania Prestigiacomo. «Diciamo che si consolida l'interesse italiano verso tecnologie più piccole e complementari a quelle francesi» ha detto Saglia.
Alla luce di questa impostazione, secondo il sottosegretario l'Italia potrebbe «essere nucleare» per il 2019. «Entro il 2013 completeremo le fasi autorizzative - ha precisato - e le nuove otto centrali potrebbero essere in esercizio nel 2019. Le prime difficoltà politiche sono state superate. Le centrali saranno fatte d'intesa con le Regioni. Ovviamente ci sarà da costruire un consenso, ma la via imboccata è chiara.
Sicuramente - ha concluso - chi ospiterà le centrali avrà vantaggi economici e forniture di energia gratuite. Diciamo che la prima lampadina è stata accesa».
L'Italia potrebbe «posare la prima pietra» di un suo sistema nucleare «entro due-tre anni» ha detto l ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a margine della conferenza stampa tenuta con il segretario americano dell'Energia, Steven Chu, nell'ambito del forum al quale hanno partecipato 24 ministri dell'Ambiente.
L'energia pulita è il tema del futuro - ha spiegato Prestigiacomo - e per affrontarlo bisogna prendere in considerazione anche l'ipotesi nucleare. Da questo punto di vista, l'Italia è negli Stati Uniti «per conoscere e capire», nell'ottica di definire una via italiana al nucleare.
«Stiamo procedendo - ha detto il ministro Prestigiacomo -. Abbiamo impiegato due anni per far partire l'Agenzia per la Sicurezza, ma direi che adesso siamo lì. Entro due, massimo tre anni potremo posare la prima pietra di una nuova centrale». I problemi non mancano, primo fra tutti la scelta dei siti, ma il ministro ha precisato che «non è competenza del Governo scegliere i siti. Il Governo sceglie i criteri di fondo a cui una centrale deve attenersi, ma saranno poi i privati a fare proposte. Purtroppo in Italia c'è molta confusione sul nucleare».
«Stiamo consolidando - ha detto Saglia - il nostro interesse verso tecnologie complementari. L'Italia è orientata ad avere quattro centrali da 1.600 megawatt, e accordi in tal senso sono avviati tra Enel e la francese Edf per centrali Epr. Ma non chiudiamo ad altre opzioni».
Come appunto quella dell'AP1000, tecnologia americana prodotta all Westinghouse Electric Company di Pittsburgh, che la delegazione italiana visiterà oggi. Visiteranno il reattore di Pittsburgh sia il sottosegertario Saglia, sia la delegazione del ministero dell'Ambiente guidata dal ministro Stefania Prestigiacomo. «Diciamo che si consolida l'interesse italiano verso tecnologie più piccole e complementari a quelle francesi» ha detto Saglia.
Alla luce di questa impostazione, secondo il sottosegretario l'Italia potrebbe «essere nucleare» per il 2019. «Entro il 2013 completeremo le fasi autorizzative - ha precisato - e le nuove otto centrali potrebbero essere in esercizio nel 2019. Le prime difficoltà politiche sono state superate. Le centrali saranno fatte d'intesa con le Regioni. Ovviamente ci sarà da costruire un consenso, ma la via imboccata è chiara.
Sicuramente - ha concluso - chi ospiterà le centrali avrà vantaggi economici e forniture di energia gratuite. Diciamo che la prima lampadina è stata accesa».
L'Italia potrebbe «posare la prima pietra» di un suo sistema nucleare «entro due-tre anni» ha detto l ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a margine della conferenza stampa tenuta con il segretario americano dell'Energia, Steven Chu, nell'ambito del forum al quale hanno partecipato 24 ministri dell'Ambiente.
L'energia pulita è il tema del futuro - ha spiegato Prestigiacomo - e per affrontarlo bisogna prendere in considerazione anche l'ipotesi nucleare. Da questo punto di vista, l'Italia è negli Stati Uniti «per conoscere e capire», nell'ottica di definire una via italiana al nucleare.
«Stiamo procedendo - ha detto il ministro Prestigiacomo -. Abbiamo impiegato due anni per far partire l'Agenzia per la Sicurezza, ma direi che adesso siamo lì. Entro due, massimo tre anni potremo posare la prima pietra di una nuova centrale». I problemi non mancano, primo fra tutti la scelta dei siti, ma il ministro ha precisato che «non è competenza del Governo scegliere i siti. Il Governo sceglie i criteri di fondo a cui una centrale deve attenersi, ma saranno poi i privati a fare proposte. Purtroppo in Italia c'è molta confusione sul nucleare».
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