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venerdì 15 ottobre 2010

Veronesi alla guida dell'agenzia per il nucleare

Umberto Veronesi ha detto si' all'incarico di responsabile dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. A rivelarlo è stato lo stesso ex ministro della Salute nel corso di un intervento a Mattina 5. "Sono stato richiesto della mia disponibilita'. Ho accettato volentieri", ha detto il senatore del Pd. Veronesi ha anche rassicurato sulla sicurezza del nucleare escludendo che possa verificarsi una nuova Chernobyl. "Chi ha studiato", ha osservato, "sa benissimo che il disastro di Chernobyl è stato provocato dalla follia di un direttore che ha voluto fare un esperimento. E per farlo ha tolto almeno 12 livelli di sicurezza. E' stata una follia umana che non si ripeterà. Sono sicuro che non c'è alcun rischio". Inoltre, ha concluso, "i nuovi reattori sono bellissimi, potenti e non c'è alcun dubbio sulla loro sicurezza".

martedì 5 ottobre 2010

Piero Angela e le questioni energetiche

Stamattina ho letto sull’Unione Sarda un'intervista a Piero Angela riguardo il tema dell’energia in generale e dell'atomo. E lo fa da giornalista e uomo di scienza: con imparzialità ed oggettività, elementi con cui innegabilmente ha sempre svolto il proprio lavoro; al punto da farne un marchio di fabbrica.

D’altronde, il suo è uno stile conosciuto e riconosciuto un po’ da tutti, anche per la dote dell’equilibrio. E con il medesimo equilibrio si esprime sulla possibilità che l’Italia torni all’energia nucleare. Partendo dalla premessa che esiste un’ineludibile necessità di energia, che poteva essere affrontata (almeno parzialmente) già prima e meglio: coibentando le case, adottando il risparmio energetico e migliorando l’efficienza, dalle linee di trasmissione fino agli stessi elettrodomestici. Tutti propositi che si possono realizzare, ma che non sono in grado di risolvere il problema generale: serve più energia. Molta di più. Perché non si tratta solo di far avere corrente a tutti e non rischiare dei black out, ma di avere abbastanza energia da non rallentare lo sviluppo industriale e manifatturiero, e di averne abbastanza da abbassare i costi per tutti, privati e imprese. Perché i primi si impoveriscono e le seconde non reggono la competizione internazionale e magari devono de-localizzare. E questo ha evidenti ripercussioni occupazionali, non occorre la scienza per capirlo.. è un circolo vizioso.

E secondo Piero Angela il nucleare è una scelta migliore di altre perché ha il vantaggio di non essere inquinante: niente CO2. E poi ci affrancherebbe da materie prime volatili e di cui non disponiamo. Piero Angela dice tutto questo, pur non esprimendo preferenze ideologiche. Semplicemente fa notare che attorno all’atomo esistono pregiudizi ancora legati al terrore post Chernobyl; giustificati, ma da superare. Esempio illuminante è il suo racconto, riferito ad un viaggio fatto a Chernobyl per girare una puntata speciale di Quark.

Non è tutto: Angela si esprime anche a favore di altre fonti, come l’eolico, senza nascondere che sarebbe solo parte della soluzione. Poi una provocazione: impianti di media e piccola taglia. Ma questi risolvono problemi locali, di media e piccola taglia.. il problema generale, e industriale, rimane. E per risolverlo occorrono grandi centrali che producano molto e che inquinino poco o pochissimo. Ben vengano quindi, anche secondo Piero Angela, tutte le soluzioni possibili.

venerdì 17 settembre 2010

L’Austria, il nucleare e Greenpeace

“Stop alla follia nucleare di Berlusconi”: con questo slogan circa una quarantina di attivisti di Greenpeace Italia e Austria hanno occupato i giorni scorsi l’ambasciata italiana a Vienna, in segno di protesta contro il programma nucleare del nostro Governo. Per l’associazione ambientalista, l’Austria sarebbe seriamente minacciata da ipotetici rischi legati alla presenza di centrali nel nord Italia. La richiesta è che l’Italia chiarisca il prima possibile i propri progetti e renda nota la localizzazione dei futuri impianti nucleari.

Durante la protesta si sono diffuse voci allarmanti, subito rimbalzate su molti siti ambientalisti: in caso di incidente nucleare nel nord Italia ci sarebbe addirittura il rischio di una nuova Chernobyl, con immediate ripercussioni anche in Austria. Il riferimento è principalmente alla città di Chioggia, indicata da molti come uno tra i possibili siti nucleari dell’Italia settentrionale, che si trova a soli 160 km dal confine austriaco. L’allarme lanciato dall’associazione ambientalista, da sempre in prima linea contro il nucleare, appare eccessivo e soprattutto non si fonda su solidi presupposti, per tutta una serie di motivi.

Innanzitutto l’Austria confina con altri Stati che hanno impianti nucleari funzionanti. Forse non vuole trovarsi nella situazioni in cui è l'Italia (sempre che già non ci sia..): infatti, a meno di 200 KM dai confini italiani ci sono 13 centrali nucleari. In caso di incidenti, dettati da errori umani come fu appunto quello di Chernobyl, noi subiremmo amare conseguenze. Senza però aver mai beneficiato dell’energia prodotta da questi impianti nucleari (eccetto averla comprata). Quindi sotto questo punto di vista non siamo mai usciti dal nucleare, ma ci siamo messi nelle condizioni di quelli che rifiutano i benefici ma subiscono in caso i danni!

Ma torniamo a Greenpeace e alle accuse di tenere nascosti i siti delle future centrali. Al momento non è stata ancora diffusa una “mappa” ufficiale delle future centrali nucleari, la cui definizione è stata affidata dal Governo all’Agenzia per la sicurezza nucleare, istituita dalla legge 99 del 23 luglio 2009 (cosiddetta “legge sviluppo”). Un ente che, di fatto, non esiste ancora e, di conseguenza, non può adottare nessuna deliberazione in merito, a dispetto delle accuse del portavoce della campagna per Greenpeace Italia Alessandro Gianni, che parla di “siti già determinati a porte chiuse”. Alla luce di tutto questo è chiaro che si tratta di una polemica ancora più priva di fondamento.

Allargando lo sguardo, anche il paragone con il disastro di Chernobyl sembra quantomeno azzardato: innanzitutto perché è ormai consolidata la tesi che attribuisce l’episodio a un errore umano, il che rende già di per sé questo incidente imparagonabile ad altri incidenti, passati o futuri. Poi perché gli impianti che nasceranno in Italia avranno standard di sicurezza ancora più elevati rispetto a quelli esistenti in altre nazioni, grazie alla tecnologia EPR, già adottata in Francia. Si tratta di una tecnologia con 4 sistemi di sicurezza ridondanti: i sistemi di salvaguardia, sono, cioè, replicati 4 volte per massimizzare la sicurezza.
Per evitare valutazioni affrettate sulla questione nucleare, quindi, la soluzione migliore sarebbe farsi un’idea sulla base di informazioni certe piuttosto che ragionare su semplici supposizioni.

mercoledì 8 settembre 2010

Enel e il nucleare in Slovacchia

Prove generali per il nucleare italiano in Slovacchia. L'Enel, che con Edf ha in programma di avviare la realizzazione di quattro centrali nel nostro Paese, a Mochovce (con la controllata locale Slovenske Elektrarne) va avanti con i lavori per il completamento dell'impianto e, quindi, con la ricostruzione delle competenze necessarie per il ritorno dell'atomo in Italia dopo il referendum post-Chernobyl del 1987. Un passaggio fondamentale dei lavori è stata l'installazione del vessel, vale a dire l'involucro all'interno del quale avviene la fissione nucleare, in sostanza il 'cuore' della centrale. L'enorme struttura in acciaio, realizzata dalla ceca Skoda Js, è stata posizionata nell'unità 3 e mostrata ieri a membri del governo slovacco, del Parlamento, dell'Autorità di controllo e alla stampa. Il terzo reattore sarà pronto nel dicembre 2012, mentre otto mesi dopo, e con un investimento complessivo che arriverà a 2,8 miliardi di euro, saranno ultimati i lavori nell'unità 4. Con la 1 e la 2, già in funzione dalla fine degli anni '90, Mochovce sarà in grado di soddisfare il 45% dei bisogni energetici della Slovacchia. Ma, quel che è forse ancora più importante per l'Enel, è la possibilità di rientrare concretamente nel nucleare con la costruzione di una centrale partendo sostanzialmente da zero, cioè quello che occorrerà fare in Italia, dove le vecchie centrali sono state ormai dismesse. Nei lavori sono stati impiegati circa 500 italiani (e circa una trentina di aziende del made in Italy), chiamati a 'farsi le ossa' per affrontare la difficile sfida di casa nostra. «Le cose - ha spiegato il country manager dell'Enel per la Slovacchia, Paolo Ruzzini - sono complementari per competenze e tempistica».

mercoledì 14 luglio 2010

A proposito del "benedetto nucleare"...

Ho deciso di riportare in questo blog una lettera che, inviata all'Unità, non è mai stata pubblicata dal giornale. In questo modo spero di condividere con chi mi legge quello che la redazione della testata giornalistica ha deciso di tacere.


Caro Direttore,
ho letto con curiosità l'articolo "Benedetto nucleare" pubblicato il 6 luglio dal vostro giornale. E ho avuto la piacevole sorpresa di constatare che il Vaticano, su questo tema, si dimostra più laico e "illuminista" di tanta sedicente sinistra.

Ricorda infatti il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, cardinale Renato Raffaele Martino, citando l'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, che la Santa Sede "è favorevole e sostiene l'uso pacifico dell'energia nucleare, mentre ne avversa l'utilizzo militare".

Esattamente quello che sostiene il presidente democratico degli Stati Uniti Barack Obama che mentre prepara il rilancio del nucleare (e delle fonti rinnovabili) nel suo paese promuove lo smantellamento degli arsenali atomici mondiali. Trasformare tutto questo in una banale manovra pubblicitaria mi pare quantomeno riduttivo.

Mi sono procurato e ho letto con attenzione il semplice opuscolo di cui parla l'articolo.

Non vi ho trovato nulla di diverso da quanto sostengono personalità sicuramente democratiche come il Nobel ministro per l'Energia degli Stati Uniti Stephen Chu, l'ex premier laburista britannico Gordon Brown, ambientalisti storici come John Lovelock. E, per venire a casa nostra, personalità della scienza come il grande fisico Carlo Bernardini, l'oncologo e sentaore Pd Umberto Veronesi, l'astrofisica Margherita Hack: se vogliamo davvero combattere il cambiamento climatico e ridurre la nostra dipendenza dagli idrocarburi (vedi marea nera nel Golfo del Messico e i ricatti della Russia nelle forniture di gas ai paesi dell'ex Unione Sovietica e all'Europa) non possiamo fare a meno del nucleare. Eolico e solare da soli non bastano.

Stupisce invece, spiacevolmente, vedere l'Unità e una parte dell'opinione pubblica di sinistra, sposare senza riserva una posizione che demonizza i progressi della scienza (le centrali di terza generazione non hanno nulla a che fare con quelle di Chernobyl) e dipingere chi esprime posizioni diverse dalle proprie come corrotto e in malafede.

Cordiali saluti.

martedì 27 aprile 2010

Scelgo il Nucleare perchè...

Io scelgo il nucleare pensando alle future generazioni, pensando al pianeta e valutando che è l'unica strada percorribile insieme alle rinnovabili perchè...

1) I combustibili fossili sono la prima causa dell’effetto serra, il maggior rischio ecologico dell’umanità e sono destinati ad esaurirsi.
2) Non esistono energie "totalmente verdi": per fare i pannelli solari è necessaria molta energia elettrica e servono molti anni per produrre l’energia necessaria per costruirli.
3) Non si deve decidere tra SOLE o ATOMO. Occorrono entrambe, assieme al vento ed al risparmio energetico. Basterebbe fare un po’ di conti.
4) L’Italia già usa energia nucleare: la importa dai paesi confinanti (oltre il 10% del fabbisogno). Usare l’energia nucleare e dichiarare di non volerla è ipocrisia e serve solo ad arriccchire la Francia.
5) Approposito di sindrome nimby: in Italia, tra le opere bloccate da organizzazioni ambientaliste (e non) locali ci sono rigassificatori, centrali eoliche e anche due centrali solari! Non si può dire sempre di NO.
6)Molti presunti ambientalisti che dicono no a tutto ingnorano gli argomenti di cui parlano e si fanno portavoci.
7) Negli anni sono state fatte passare per verdi tecnologie come i biocarburanti, ottenuti disboscando la foresta pluviale (vedi Brasile). Una vera follia.
8) Il fatto che Obama sostenga che l’energia nucleare è verde, è tecnicamente corretto, piaccia o meno.

Ancora due parole su Chernobyl . Ormai da più di 20 anni enti ambientalisti gridano al mondo un numero di vittime sempre maggiore per creare panico ogni qual volta si parla di nucleare, ma in realtà diversi report recenti della stessa ONU e hanno ridimensionano significativamente il numero di decessi legati direttamente e indirettamente all’esplosione del reattore. Proprio riguardo al numero di decessi collegati a Chernobyl, i contrari al nucleare rimandano sempre al primo report dell'ONU, quello del 2000, "dimenticando inavvertitamente" di tener presente quelli successivi del 2005, 2006, 2008... che ridimensionano significativamente il numero di decessi. Quello di Cernobyl era un reattore di tecnologia militare superata ormai da tempo che non ha nulla a che vedere con quelli di seconda e ancor più di terza generazione. Del resto incidenti ben più gravi, penso a Bophal o al Vajont, li hanno sibuti sia l'industria chimica che persino l'idroelettrico, ma nessuno ha mai pensato di chiudere tutte le fabbriche di prodotti chimici e tutte le dighe esistenti.

mercoledì 10 marzo 2010

Zichichi: “Ritorno al nucleare passo fondamentale per l’Italia”

Centrali nucleari per liberarsi dalla schiavitù energetica. E’ l’appello del professor Antonino Zichichi, oggi a Savona per un incontro presso la sala convegni dell’Unione Industriali. In quattro anni si potrebbero costruire centrali e ne basterebbero una decina per soddisfare il fabbisogno nazionale, a patto di una “politica forte”.
Realizzare le centrali nucleari in Italia, ha detto Zichichi, significa “liberarsi dalla schiavitù in cui l’Italia è piombata quando ha rinunciato alla grande invenzione di Fermi. Anche perché se scoppiasse una crisi energetica mondiale, saremmo costretti a tornare all’età della pietra”.

Per evitare disastri come quello avvenuto a Chernobyl, secondo lo scienziato è necessario assegnare la gestione a persone competenti, spezzando il sistema della raccomandazione politica (“il direttore della centrale di Chernobyl era un raccomandato politico ma incompetente”) ed ha sottolineato come l’energia nucleare dei nostri posteri non sarà a fissione, ma a fusione.

“Quando finiranno le fonti di approvigionamento energetico tradizionale legate al carbone e al petrolio l’Italia che farà? Tornerà all’età della pietra?” si chiede Zichichi. Il problema per il noto professore è solo di carattere culturale: “Noi conosciamo il nucleare solo per Hiroshima, Nagasaki e l’incidente di Cernobyl. Quest’ultimo provocato da un errore umano da parte di raccomandati politici che lavoravano nella centrale sovietica”.

“Quindi il nucleare sì, perché è energia pulita e a basso costo. A patto però che la sua gestione venga affidata a scienziati veri e a personale capace”.

mercoledì 3 marzo 2010

Nucleare sostenibile?

Giovedì 4 marzo Enel promuove a Roma un incontro con il Presidente e consulente scientifico di Greenspirit Strategies, Patrick Moore, sul tema: “Perché il nucleare è una scelta che rispetta l'ambiente e quali sono le atre politiche energetiche sostenibili?”. Partecipa Elena Comelli (CorriereEconomia).

Da rilevare che Patrik Moore è uno dei fondatori storici di Greenpeace. Uno dei tanti ambientalisti antinucleari convertitosi che, sulla base di analisi oneste dei dati e dei fatti, è divenuto un convinto nuclearista in contrapposizione ai suoi vecchi compagni di militanza. In un intervento supplicato su Repubblica dello scorso 26 novembre 2009, Moore scriveva quanto segue:
« Consideriamo attentamente gli argomenti contro il nucleare.

1. L’energia nucleare è costosa. In realtà: è una delle fonti di energia meno care. Uno studio comparativo pubblicato nel gennaio 2008 dal Brattle Group per lo stato del Connecticut stimava che l’energia nucleare (a $4.038 per kW) può avere il più alto costo di capitale, ma produce l’elettricità meno costosa.

2. Le centrali non sono sicure. In realtà: Chernobyl è stato l’unico caso di reattore nucleare civile che abbia provocato vittime tra gli abitanti. E fu un incidente annunciato. Quel vecchio modello di reattore non aveva vasi di contenimento, era mal progettato. Il forum su Chemobyl delle Nazioni Unite segnalò nel 2006 che solo 56 morti potevano essere attribuite direttamente all’incidente, nulla a confronto con i più di 5.000 morti l’anno nel mondo per incidenti nelle miniere di carbone.

3. Le scorie saranno pericolose per migliaia di anni. In realtà: tra 40 anni, il combustibile usato avrà meno di un millesimo della radioattività che aveva quando fu rimosso da un reattore. E non è corretto definirle scorie, perché il 95 % dell’energia potenziale è ancora contenuto nel combustibile usato dopo il primo ciclo. Ora è possibile usare quell’energia e ridurre la quantità di scorie da smaltire.

4. I reattori sono vulnerabili agli attacchi terroristici. In realtà: il vaso di contenimento di cemento armato spesso due metri protegge il contenuto. E anche se un jumbo-jet dovesse infrangersi contro un reattore, questo non esploderebbe. Ci sono molte strutture più vulnerabili, tra cui gli impianti di gas naturale liquefatto.

5. II combustibile nucleare può essere deviato per costruire armi nucleari. In realtà questo non è un argomento che ne giustifichi la messa al bando. Una combinazione di energia nucleare, idroelettrica, biomassa e geotermica è un modo sicuro e amico dell’ambiente per soddisfare i bisogni di energia del mondo».

lunedì 22 febbraio 2010

Da Obama la lezione nucleare

Dopo aver deluso i pacifisti e chi sognava la sanità pubblica, Obama rompe anche il grande tabù dei Verdi annunciando un piano nucleare da 8 miliardi di dollari. Il governo offrirà questa “garanzia” alle imprese che hanno vinto l’appalto per due nuove centrali atomiche in Georgia. “I nuovi impianti – ha detto il Presidente dalla sede del sindacato degli elettrici – ridurranno le emissioni di CO2 di 16 milioni di tonnellate ogni anno, il che equivale a togliere dalle strade tre milioni e mezzo di automobili”.

Con questa mossa, il Presidente ha ottenuto tre risultati contemporaneamente. Il primo è aver trasformato il nucleare in una parola d’ordine ambientalista, ripensando da sinistra a forme di energia non inquinanti. Il secondo è aver spazzato via la vulgata per cui nel mondo non si costruirebbero più centrali atomiche. Non è così perché siamo in piena new wave dell’atomo: Germania, Olanda, Scandinavia, tutte nazioni che hanno governi e opinioni pubbliche particolarmente attente e consapevoli dal punto di vista ambientalista, nei prossimi anni costruiranno nuove centrali o proseguiranno nei loro programmi precedenti. Lo Stato pioniere, la Francia, che ha fatto dell’atomo la sua principale fonte di energia, progetta 5 impianti e la Gran Bretagna e gli Usa (l’America di Bush e quella di Obama) fanno altrettanto.

C’è poi un terzo risultato che mostra l’abilità politica del Presidente: aver spiazzato i radicali del Partito Democratico è servito ad aumentare il suo consenso in pezzi non trascurabili dell’elettorato indipendente e repubblicano. Come ha fatto Obama a raggiungere questo risultato bipartisan? Esponendosi in prima persona senza farsi condizionare troppo dalle possibili reazioni dell’elettorato alla parola “nucleare”. Grazie a una visione chiara e una progettualità condivisa, visto che l’atomo può essere un ottimo oggetto di scambio con i governatori degli Stati americani e i politici delle comunità locali che ospiteranno le centrali, compresi i suoi avversari (commesse, compensazioni, pochi ma qualificati posti di lavoro, eccetera).

Noi che il nucleare ancora non l’abbiamo dovremmo prendere esempio da quello che è accaduto in America. Non è un discorso che riguarda i Verdi e gli ambientalisti di casa nostra, che se si parla di nucleare paiono francamente irrecuperabili a qualsivoglia forma di dialogo con il governo. Ci rivolgiamo invece a quella parte della classe politica che ha deciso di (ri)lanciare questo progetto. Nel nostro Paese continuiamo a vivere con lo spettro di Chernobyl e a pensare che il mondo possa fare a meno del nucleare. Così anche la nostra classe politica, quella favorevole alle nuove politiche del governo, teme che l’elettorato possa reagire malamente alle centrali – come dimostra la campagna elettorale per le regionali, con Vendola e la Bonino che ripropongono le loro nostalgiche ma ancora propizie battaglie giovanili, senza trovarsi di fronte avversari pronti a sventolare con la stessa chiarezza la bandiera del nucleare, bensì dicendo “sì ma non a casa mia”.

Proceda, allora, il ministro Scajola, nell’accelerazione dei tempi per la costituzione della Agenzia per la sicurezza nucleare – tassello fondamentale – confrontandosi apertamente con la società italiana, che non è detto sia pregiudizialmente contraria alla ripresa dell’atomo.

Fonte L'Occidentale

giovedì 14 gennaio 2010

Viviamo immersi in un bagno di radioattività...

Qualche osservazione sull'articolo a firma di Bottaccioli pubblicato su Repubblica qualche giorno fa. A seguito dello studio del BsF, al quale si riferisce l'analisi del giornalista, il Ministero dell’Ambiente tedesco ha commissionato uno studio di verifica alla Commissione nazionale di Protezione Radiologica, la quale è stata categorica nell'affermare che non esiste alcuna evidenza su quanto affermato nello studio BfS. Tant'è che il Governo tedesco si è guardato bene dallo sgombrare bambini d'intorno alle centrali. Ha invece fatto quello che tutti gli chiedevano di fare. Cioè niente, a parte confermare la fiducia nella sicurezza delle centrali, di cui ha recentemente allungato di altri 20 la vita. Così come lo spagnolo Zapatero che ha preso una misura identica, od Obama e Gordon Brown che addirittura stanno promuovendo nuovi impianti.

In Italia non ci sono centrali nucleari, eppure è noto che il tasso di tumori e leucemie infantili sia da noi superiore a quello di tutti gli altri Paesi industrializzati. Una percentuale molto superiore alla media di Francia, Germania, Gran Bretagna, Svezia e Spagna, che il nucleare ce l'hanno in casa. Come mai la vita media dei francesi e dei giapponesi è allineata a quella di tutti i paesi OCSE? E come mai gli operai(e) delle centrali nucleari francesi e giapponesi hanno una vita media pari a quella di tutti i francesi e giapponesi?

Lo studio tedesco citato da Bottaccioli

Lo studio che lo smentisce

E sempre sulla radioattività ...
Viviamo immersi in un bagno di radioattività, anche se a dosi basse che variano a luogo a luogo. In India o in Brasile, la radioattività di base è dieci volte superiore a quella media italiana. In Italia la dose di radioattività naturale a cui è sottoposto annualmente ciascun individuo è pari all’incirca alla dose associata a una radiografia del torace moltiplicata per venti. Anche se non tutti se la passano allo stesso modo: Roma ha una radioattività doppia rispetto a Milano. Viterbo è tra le zone a più alta radioattività naturale.

La situazione poi volge al paradossale quando si legge della curiosa vicenda riportata da Piero Angela nel suo libro “La sfida del secolo” e accaduto in occasione delle riprese di una puntata speciale di Super Quark su Chernobyl.
“Per sicurezza tutta la troupe è stata dotata di un dosimetro, cioè un apparecchio in grado di misurare le radiazioni assorbite. Poiché per le riprese dello Speciale dovevamo entrare nella zona interdetta, cioè entro i 30 chilometri dalla centrale, ci è sembrata una precauzione necessaria . infatti, non solo abbiamo visitato e girato, la cittadina fantasma di Pripjat, la più vicina alla centrale, ma ci siamo anche avvicinati a meno di 100 metri dal “sarcofago”, dove sono rinchiuse le rovine radioattive del disastro nucleare. Ebbene, prima di partire, il direttore della fotografia, oltre al dosimetro da portare addosso , se ne era fatto consegnare un altro che aveva lasciato nella sua abitazione a Roma. Sorpresa. Quando al ritorno siamo andati a leggere i dosimetri, quello rimasto a Roma aveva registrato una dose di radiazioni maggiore di quelli che avevamo indossato per tutto il viaggio nella zona interdetta e nella visita alla centrale di Chernobyl. Almeno nella nostra esperienza, vivere a Roma comporta una dose di radiazioni più alta di quella assorbita nella zona intorno a Chernobyl.”

sabato 5 dicembre 2009

Antonio Catricalà e il nucleare

Riporto una notizia, uscita online ieri su un intervista rilasciata al presidente dell'Antitrust Antonio
Catricalà, che viene interrogato sul nucleare e il suo possibile sviluppo in Italia. Ebbene Catricalà, si augura che l'Italia possa riprendere la sua corsa verso il nucleare. Parlando nel corso della sua lectio
magistralis presso l'Universitas mercatorum di Unioncamere Catricalà ha sottolineato: "Solo noi siamo stati capaci nell''86 dopo Chernobyl di smobilitare le centrali nucleari a disposizione e di perdere la possibilità di vendere quelle tecnologie che gli altri vendono ai paesi emergenti come la Cina".
 

"Speriamo - ha aggiunto Catricalà - che questa corsa possa riprendere anche per l'Italia certo con affanno". Catricalà ha poi invitato ad una iniziativa legislativa con cui centralizzare il sistema decisionale "totalmente polverizzato tra autorità e territorio con dei vincoli forti". "Qualsiasi decisione - ha detto - si scontra con i localismi. E' necessario un intervento che centralizzi - ha aggiunto - le decisioni delle autorità e le responsabilità, per stabilire chi decide e provvede alle
eventuali compensazioni".


Fonte

lunedì 30 novembre 2009

Il nucleare non passerà, i luoghi comuni di Beppe Grillo

Ritorno sull'argomento per "rilanciare" quanto scritto da Chicco Testa sul proprio blog, che trovo molto interessante e pienamente condividibile. Di seguito un estratto:
Con un titolo vagamente minaccioso “Il nucleare non passerà” il blog di Beppe Grillo si occupa di nucleare civile. L’essere contro è una costante del dibattito energetico: siamo anti- petrolio, anti- atomo, anti-biofuels, anti- vento, anti-dighe, ecc. Ma non possiamo permetterci di essere contro tutto e soprattutto non possiamo esserlo a prescindere, senza conoscere numeri e situazione.
Premesso che io non credo che il nucleare sia privo di problemi ma ritengo che ne abbia meno dei combustibili fossili e chiarito che non sono contro le rinnovabili ma penso che siano complementari, non posso che sobbalzare quando leggo alcune delle affermazioni del blog di Grillo.

Da canto suo Grillo muove una serie di accuse ad ampio raggio. Afferma:
Non esistono centrali nucleari sicure. Non esiste una sola assicurazione al mondo che abbia accettato di assicurare una centrale nucleare. I dati ci dicono che dal 1987, all’indomani di Chernobyl, fino ad oggi tutti i reattori nucleari in esercizio nel mondo hanno lavorato per 10mila anni/reattore oppure 8o milioni di ore senza che si verificasse alcun incidente. Mentre secondo i dati OMS, ogni anno si registrano un milione di morti per inquinamento da fonti fossili.

Non è stato trovato un sistema sicuro per smaltire le scorie radioattive. Le scorie radioattive sono trattate da svariati decenni in Francia, Gran Bretagna, Usa, tra gli altri. La tecnologia Epr, che verrà adottata da Enel ed EDF per le centrali da costruire in Italia, consente di ridurre al minimo la produzione di scorie. Anche in questo caso sono le cifre a confortarci: in un impianto Epr da 1650 MW le scorie cosiddette di alta radioattività, che hanno cioè tempi più lunghi per lo smaltimento, sono pari a nove metri cubi all’anno, ovvero ne viene riempito l’equivalente di un container in 7 anni, mentre le scorie relative a radioattività media e breve sono poco più di un container l’anno. Inoltre, la ricerca avanza velocemente per ridurre dei volumi e la vita media delle scorie radioattive facendola scendere da molte migliaia di anni a qualche centinaio. Con l’avvento della IV generazione si produrrà energia bruciando le scorie, e oggi nei reattori ad acqua leggera si impiega il MOX, combustibile generato dal riprocessamento dal combustibile bruciato in altri reattori. A fine trattamento, lo scarto da stoccare, a questo punto è veramente rifiuto inutilizzabile ma anche estremamente ridotto: rappresenta il 6% (di cui 0,001% ad alta reattività) del volume iniziale del ciclo di vita del combustibile.

Il nucleare è antieconomico. La questione dei costi finisce per essere una querelle più politica che economica. Esistono diversi studi sulla valutazione dei costi del nucleare, qualcuno anche in questo sito, e la forchetta del costo per kWh va da 4 ai 9 cents di euro. Decisamente più conveniente dell’attuale FV ma non necessariamente competitivo con le fonti fossili e soprattutto del carbone e del gas, ora a quotazioni decisamente basse. Affermare che il nucleare è costoso è approssimativo, dobbiamo chiederci rispetto a che cosa e accordarci su quale valore attribuire a questo delta. Perché se la variabile costo è determinante allora tanto vale affidarci completamente ai combustibili fossili. Ma anche se non c’importa un accidente del surriscaldamento del pianeta, rimane comunque il vincolo del petrolio che, secondo lo stesso Onufrio, sta per esaurirsi, allora dobbiamo riflettere su come vogliamo sostituirlo. Prima di trovare la risposta dobbiamo però avere chiarito altri quesiti quali se le fonti rinnovabili sono sufficienti a coprire i nostri consumi di energia? Quale sarà il nostro consumo di energia una volta adottate tutte le possibili misure di efficienza? Se tecnologie molto pubblicizzate come l’idrogeno o per esempio la scelta di convertirsi al trasporto elettrico sia effettivamente un vantaggio o peggiora i termini del problema energetico. Insomma è riduttivo oltreché fuorviante determinare la scelta di una tecnologia energetica rispetto a un’altra unicamente sulla base del costo per kWh.

Il nucleare è pagato sempre dai cittadini come extra costo sulla bolletta o con le tasse. Parliamo allora di quanto pesa sulla bolletta degli italiani l’incentivazione alle rinnovabili. Attualmente siamo nell’ordine di 3 miliardi di euro all’anno (inclusi gli oneri connessi al cip6, doc Ortis). Tra 5 anni si passerà a 5 miliardi di euro all’anno. Tra 10 anni questo costo ammonterà a 7 miliardi per raggiungere 104TWh di elettricità da rinnovabili equivalenti in quella data a circa il 25% del totale della domanda di energia elettrica (380-400 ). Se facciamo un consuntivo previsionale dal 1998 al 2020 si sarà speso oltre 50 miliardi di euro, pur prevedendo una riduzione del 50% degli incentivi. Si tratta di una somma superiore all’investimento per 8 centrali nucleari da 1600MW che fornirebbero la medesima quantità di elettricità.

Il nucleare si fa con l’uranio, una risorsa a tempo che finirà entro 50 anni. L’uranio è presente in 4/5 Stati nel mondo, l’Italia non è uno di questi. Le riserve di uranio accertate sono superiori a quelle di petrolio e gas e assicurano disponibilità sufficienti a coprire più di un secolo di produzione di energia elettrica con le tecnologie e i tassi di produzione attuali. Inoltre a causa della diversificazione geografica delle miniere (essenzialmente nel mondo occidentale) l’uranio è molto meno esposto al “rischio paese”. Infine un particolare curioso: circa il 50% del combustibile utilizzato nelle centrali nucleari proviene dallo smantellamento degli arsenali militari nucleari. E’ quasi paradossale ma le centrali nucleari contribuiscono allo smantellamento delle armi atomiche.

Gli USA non costruiscono più centrali nucleari e investono nel solare e nell’eolico. Nel programma di Obama per combattere il cambiamento climatico c’è largo spazio anche per il rilancio del nucleare tant’è che a oggi sono già state presentate richieste per 27 nuove centrali.

L’Italia ha votato contro il nucleare, non è possibile andare contro la volontà popolare. Se si vogliono fare nuove centrali è necessario un nuovo referendum. Il Belgio, la Germania, la Svezia anche loro con il retaggio di un passato referendum si stanno preparando (o si sono già attivate) per una ripresa del nucleare senza il ricorso allo strumento referendario.

Per leggere l'articolo completo, vai al blog.