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lunedì 14 febbraio 2011

Nucleare: siglato un accordo tra Forum e AIN

Il Forum Nucleare Italiano e l’Associazione Italiana Nucleare (AIN) hanno siglato un accordo di collaborazione con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della produzione di energia elettrica nucleare col massimo consenso, nel pieno rispetto delle norme e della sicurezza dei cittadini e dell’ambiente. In particolare, l’intesa vuole rafforzare la cooperazione tecnico-scientifica per la promozione di iniziative congiunte sulle caratteristiche dell’energia atomica e sul programma nucleare italiano.

L’accordo rappresenta il punto di partenza per il necessario coordinamento delle attività dei due soggetti, che opereranno in tandem su numerosi progetti volti a favorire l’informazione e il consenso in tema di nucleare: oltre ad un costante interscambio di documentazione ed expertise e alla creazione di gruppi di lavoro ad hoc, il Forum Nucleare Italiano si avvarrà della validazione scientifica di AIN sul materiale informativo prodotto, così da garantire la correttezza dei messaggi trasmessi.

“Questo accordo rappresenta la volontà di agire sinergicamente per contribuire ad alimentare il dibattito sul ritorno all’atomo in Italia – commenta Enzo Gatta, presidente di AIN – la nostra Associazione si impegna a supportare, anche attraverso il nostro autorevole Consiglio scientifico, il FNI nelle sue iniziative, allo scopo di contribuire a un’informazione scientificamente corretta in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, delle Istituzioni e di tutti i soggetti che operano nel settore energetico. Uno stimolo ad un confronto realista e non pregiudiziale ancor più importante alla luce dell’imminente appuntamento referendario”.

“Grazie all’impegno sottoscritto con AIN, il dibattito sul nucleare si arricchisce di un contributo scientifico importante. Mai come in questo momento – sostiene il presidente del Forum Nucleare, Chicco Testa – occorre unire le forze per garantire al maggior numero di persone possibile informazioni corrette basate su criteri oggettivi. Non è possibile che il dibattito venga monopolizzato, così com’è stato negli ultimi decenni, sempre dalle stesse voci basate su argomentazioni che non hanno più niente a che vedere con la realtà sociale, economica e ambientale in cui viviamo”.

lunedì 11 gennaio 2010

Più integrata la sicurezza nucleare in Europa

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), in collaborazione con la Commissione Europea, ha raggiunto un accordo per una maggiore integrazione della sicurezza nucleare a livello europeo.

Questa intesa riguarda tutti i Paesi europei con attività nucleari, esclusi Regno Unito e Francia (che hanno uno status particolare in base al Trattato di non proliferazione): Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia.

«Questo passo importante è il risultato di un impegno comune da parte di tutti i soggetti coinvolti», ha dichiarato Andris Piebalgs, commissario all’energia della Commissione Europea.
«In questo modo la IAEA potrà applicare a ogni Paese misure meno restrittive e più tagliate sui singoli casi particolari. Si potranno così ridurre le ispezioni e i relativi costi», ha commentato Olli Heinonen, vicedirettore generale dell’IAEA e capo del Dipartimento della Protezione.

Il commissario Piebalgs si era già espresso sul tema del nucleare, affermando che “...l'opzione nucleare deve rimanere “aperta” per tutti quegli Stati che vogliono produrre o consumare questo tipo di energia. Ci sono tredici Stati membri che producono energia nucleare e sono ancora di più quelli che la utilizzano”, ha osservato. Secondo alcune stime citate dallo stesso Commissario Ue, il nucleare soddisfa oggi il 32% della domanda di elettricità nel territorio europeo. Inoltre, questa fonte di energia, non produce gas nocivi e - come spiega il Libro Verde - è al momento la forma più diffusa di energia pulita (carbon free) presente in Europa."

giovedì 23 aprile 2009

Intervista a Pierre Gadonneix, capo di Edf


Trovo molto interessanti le parole di Pierre Gadonneix, un punto di vista francese sull'Italia e la questione del nucleare

Presidente, come sta procedendo il ritorno al nucleare dell'Italia?
"L'Italia, che è stato il primo paese europeo a sviluppare il nucleare, ha dovuto rinunciarvi per l'incidente di Chernobyl e il successivo referendum. In questi anni il Paese ha costruito la sua forza sul gas e sul carbone, ma come tutti i paesi del mondo in questo periodo sta prendendo coscienza di due grandi problemi: la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime e la necessità di ridurre le emissioni di CO2. Entrambi conducono alla riconsiderazione del nucleare".

Che cosa prevedono gli accordi di Edf con il governo italiano?
"I negoziati sono iniziati 4-5 anni fa. Il governo ci propose un partenariato con l'Enel per preparare un eventuale ritorno del nucleare in Italia. Nel 2007 l'accordo è stato confermato da Prodi e un mese fa è stato ulteriormente rilanciato in un summit franco-italiano che ha definito le condizioni di questa collaborazione".

Quali sono queste condizioni?
"Enel detiene il 12,5 per cento della centrale di Flamanville, in costruzione nel Nord della Francia. E l'accordo prevede che possa mantenere questa quota non per questa sola centrale, ma per cinque. Per le prossime, Enel potrà avere accesso alla governance, se lo vorrà, e ha già opzionato la centrale di Penly, sulla Manica. È previsto che per la sua partecipazione Enel possa disporre di una quantità di energia pari al 12,5 per cento della produzione della centrale, che dovrebbe entrare in funzione nel 2017. Ma intanto stiamo anticipando alla società la fornitura elettrica, per permetterle di costituirsi un portafoglio di clienti in Francia. In cambio Enel dovrà consentire a noi di entrare in progetti europei o italiani di pari livello. Che vuol dire progetti nucleari, ma non solo. Anche perché sappiamo che il rilancio del nucleare in Italia non sarà veloce".
Ma secondo lei ci sarà?
"Diciamo che sarebbe logico che ci fosse, e che noi ce lo auguriamo. Ma è una decisione esclusivamente politica nella quale non possiamo entrare".

E se alla fine il nucleare in Italia non si dovesse fare? Che fine farà l'accordo con Enel?
"Attualmente il nucleare in Italia non c'è, ma la nostra partnership procede in modo molto soddisfacente. Enel ha inviato 50 ingegneri a lavorare a Flamanville, tutti di altissimo livello. Siamo estremamente soddisfatti. Per noi l'Italia è un mercato potenziale estremamente interessante, nel quale operiamo del resto già da tre anni attraverso la nostra partecipazione in Edison. Se non si aprirà, potremo comunque collaborare con Enel in altri paesi".

In ogni caso, gli ingegneri dell'Enel intanto fanno esperienza.
"Direi che si formano, è più preciso. Non necessariamente e non solo per lavorare in Italia. Il vostro Paese aveva un enorme patrimonio di competenze sul nucleare, ma l'ha parzialmente perso e ora è costretto a imparare di nuovo da chi invece è andato avanti".

Che altro prevede l'accordo per l'Italia?
"Abbiamo costituito una joint venture con Enel al 50 per cento, con la missione di studiare i progetti per la costruzione di quattro centrali nelle quali noi avremmo una partecipazione e anzi saremmo insieme ad Enel i due principali partner dell'operazione, che sarebbe comunque aperta anche ad altri investitori".

Anche allo Stato?
"Non ho sentito parlare dell'ipotesi che lo Stato italiano sia partner economico della costruzione delle centrali".

Chi le costruirà?
"Nella prima centrale, sarà Edf il leader delle operazioni di costruzione. Per le seguenti, trasferiremo tutta la competenza a Enel. Il nostro partenariato prevede che noi apporteremo le competenze per la costruzione, ma Enel ne apporterà altre, per esempio quella per la scelta dei siti".

In Italia abbiamo diverse centrali nucleari chiuse, da Trino a Caorso, fino a Montalto di Castro. Le nuove centrali si faranno dove già esistono quelle vecchie?
"Probabilmente. Il sito nucleare deve avere solo due caratteristiche: essere vicino a una fonte d'acqua, che può essere un fiume o anche il mare (ne abbiamo fatte diverse sul mare ultimamente) ed essere allacciato alle linee di alta tensione. Quindi è perfettamente possibile che una nuova centrale sia costruita a fianco di altre esistenti, anche termiche. Ma meglio ancora e più veloce sarebbe mettere le nuove centrali a fianco di quelle vecchie, per le quali i siti erano già stati scelti con cura molti anni fa".
Come per esempio Montalto di Castro?
"L'Enel non ha ancora scelto i siti, ma ha al vaglio un elenco e stiamo visitando alcuni tra quelli ritenuti più interessanti".

Siete stati anche a Montalto?
"Sì. Mi ha molto colpito vedere una centrale pronta per essere accesa, e mai messa in funzione".
Si potrebbe rimetterla in funzione?
"No, andrà completamente smantellata, e ci vorrà del tempo. Il nucleare è comunque sempre una scelta di lungo periodo. Dovranno trascorrere ancora dei mesi per capire che piega prenderà il tutto e quali saranno le scelte definitive del governo, perché prima si dovranno creare un sistema legislativo e una regolamentazione in proposito".
Alcuni dicono che non servirà una legge ad hoc.
"In ogni caso ci sarà bisogno di un quadro di regolamentazione che istituisca un'Autorità di sicurezza, indipendente e capace di definire le condizioni per l'approvazione dei diversi progetti".

Sembra una pratica lunga.
"Il governo ha detto che per guadagnare tempo l'Italia si potrebbe ispirare al modello francese. Da noi l'Autorità per la sicurezza del nucleare funziona da anni, si potrebbe semplicemente copiarne la struttura legislativa e regolamentare. È solo un'idea, perché questa chiaramente è una competenza del governo, in cui noi non possiamo entrare. Certo, alcune cose andrebbero modificate in funzione della legislazione nazionale, ma la parte principale della regolamentazione potrebbe rimanere quella, perché l'Autorità italiana sarebbe chiamata a valutare la sicurezza del reattore Epr, che è lo stesso che l'Autorità francese ha già autorizzato in Francia. Questo farebbe risparmiare tempo. Ma anche questa è una scelta politica, in cui noi non possiamo entrare. Da voi il nucleare è un argomento molto sensibile e il governo ne è ben consapevole. Sarà necessario in prima istanza ottenere il parere favorevole dell'opinione pubblica, poi avviare il dialogo con le collettività locali quando si tratterà della scelta dei siti. Ma nucleare vuol dire energia elettrica più a buon mercato, e questo è un buon argomento".

INTERVISTA DI Alessandra Viola - fonte Espresso