Quando si parla di scelte energetiche, sembra impossibile superare il dualismo nucleare vs rinnovabile. Ma siamo davvero convinti che il nucleare e le rinnovabili siano due soluzioni antitetiche e non integrabili? Non sembrerebbe pensarla così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che il 25 gennaio scorso a Washington si è pronunciato in difesa delle fonti pulite, cioè quelle a basse emissioni di gas serra. Tra le energie pulite egli menziona ovviamente le fonti rinnovabili ma, a sorpresa, anche il nucleare.
Più del 50% dell'energia che consumiamo proviene da paesi extra-UE e il tasso di dipendenza è in aumento. Una gran parte dell'energia arriva dalla Russia, le cui dispute con i paesi di transito hanno provocato negli ultimi anni ripetute interruzioni delle forniture.
Tra i paesi del G8 solo l'Italia non ha adottato il nucleare e oggi l'energia elettrica è prodotta in gran parte dall'utilizzo di fonti altamente inquinanti e costose (olio combustibile, gas e carbone) mentre solo il 13% deriva da fonti rinnovabili come l'energia eolica o solare.
Poiché le fonti rinnovabili non bastano e non sono in grado di garantire il soddisfacimento dei crescenti bisogni energetici, l'Italia si trova a dover dipendere sul piano energetico da altri Paesi che con più concretezza e meno pregiudizi ideologici hanno affrontato il problema della scelta energetica.
Il dibattito sul nucleare e sulla necessità di una sua integrazione in un mix energetico ottimale si è riaperto negli ultimi anni ed è destinato ad aumentare in vista del referendum che chiamerà di nuovo gli italiani ad esprimersi su questo importante tema. Il nuovo spot firmato dal Forum Nucleare Italiano si chiude con questa domanda: "Tu sei a favore o contro l'energia nucleare o non hai ancora una posizione? ". Se in Italia ci si pone la domanda, a livello europeo, una posizione esiste, ed è rappresentata dal documento "Energia 2020" nel quale l'UE definisce le priorità nel settore dell'energia per i prossimi dieci anni.
Fonte: Il Tacco d'Italia
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venerdì 11 febbraio 2011
giovedì 4 novembre 2010
L’Unione europea detta le regole per la gestione dei rifiuti radioattivi
La Commissione Europea ha diffuso ieri la proposta di direttiva sulla gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali nucleari e nell’ambito della medicina e della ricerca. Il provvedimento prevede che entro il 2015 gli Stati membri dell’Ue comunichino i programmi relativi alla costruzione dei siti per lo stoccaggio dei residui nucleari alla Commissione, che può anche modificarli se lo ritiene opportuno. Le licenze per la costruzione dei depositi dovranno essere concesse da autorità indipendenti con il compito di verificare il rispetto delle norme di sicurezza fissate dall’Aiea (Agenzia internazionale dell’energia atomica), che diventeranno giuridicamente vincolanti.Sulla realizzazione dei siti ci sono delle indicazioni ben precise:
innanzitutto i rifiuti dovranno essere stoccati all’interno del territorio comunitario, per cui non sarà più concesso l’export verso paesi terzi, a basso costo ma con standard di sicurezza non ottimali.
I depositi non potranno trovarsi a meno di 300 metri di profondità, variabili secondo le condizioni geologiche locali, e potranno essere utilizzati anche da più Stati di comune accordo.
La scelta dell’Unione Europea sembra premiare la sicurezza, come dimostra la decisione di localizzare le scorie in profondità: i siti attualmente esistenti sono tutti provvisori e presentano delle caratteristiche che non li rendono particolarmente affidabili. Questo genere di depositi, infatti, è fondamentale per ridurre la temperatura degli elementi combustibili e diminuire l’intensità delle radiazioni, ma, oltre ad avere bisogno di manutenzione e sorveglianza continue, è esposto al rischio di incidenti, disastri aerei e terremoti. Va detto, poi, che a più di 50 anni dall’entrata in funzione del primo reattore nucleare, attualmente non ci sono ancora in Europa depositi definitivi. La realizzazione dei siti sarà preceduta da una campagna di informazione destinata ai cittadini, per coinvolgere l’opinione pubblica in tutto il processo decisionale relativo alla gestione dei residui nucleari.
Risolvere la questione “scorie” è, quindi, indispensabile, non solo perché oggi nell’Unione Europea ci sono 143 centrali nucleari, che producono 50mila metri cubi di rifiuti radioattivi, tutti in depositi provvisori, ma anche perché il problema continua ad essere particolarmente sentito, come insegna il tanto diffuso effetto Nimby. Adesso bisognerà attendere i piani dei governi europei.
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